Palestina: il governo approva la riconciliazione di Hamas e Fatah

Pubblicato il 5 gennaio 2021 alle 12:19 in Medio Oriente Palestina

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Il governo palestinese, il 4 gennaio, ha accolto con favore le intese raggiunte dai movimenti Hamas e Fatah, i quali si sono detti disposti a organizzare nuove elezioni, le prime dal 2006.

Secondo quanto riferito da alcune fonti al quotidiano al-Arab, negli ultimi giorni Fatah e Hamas si sono scambiati diversi messaggi positivi, in cui sembrano essersi aperti all’idea di formalizzare la loro convivenza in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza attraverso un processo elettorale. Si tratta di una mossa che, in realtà, mirerebbe a far fronte ai recenti sviluppi regionali, i quali rischiano di minare gli interessi del popolo palestinese, tra cui gli accordi di normalizzazione tra Israele e diversi Paesi del mondo arabo.

Il riavvicinamento tra i due movimenti un tempo rivali è stato annunciato pubblicamente e ribadito in una lettera scritta dal capo dell’ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh, indirizzata al presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, in cui il gruppo palestinese si è impegnato a tenere elezioni successive, e non simultanee, nel corso dei prossimi sei mesi. Queste riguardano, in particolare, il Consiglio legislativo, la presidenza dell’Autorità Palestinese e, infine, il Consiglio Nazionale. Il presidente Abbas, da parte sua, ha accolto con favore l’impegno di Hamas a porre fine alle divisioni tra i gruppi palestinesi e a raggiungere l’unità nazionale attraverso elezioni democratiche, basate su una piena rappresentanza proporzionale.

Per Haniyeh, raggiungere la riconciliazione e porre fine alle divisioni “è un nobile obiettivo che tutti cercano”. Motivo per cui, anche il suo movimento è in attesa dell’annuncio della realizzazione di un accordo nazionale palestinese che inaugurerà “una nuova pagina e una nuova storica tappa nel cammino del popolo palestinese”. Di fronte a tale scenario, il primo ministro palestinese, Mohammad Shtayyeh, all’apertura di un incontro governativo a Ramallah del 4 gennaio, ha dichiarato che il Consiglio “accoglie con favore gli sviluppi positivi in termini di elezioni e riconciliazione palestinese” e che è pronto a profondere sforzi per promuovere il processo elettorale e far sì che questo porti a una giusta risoluzione del conflitto israeliano-palestinese.

Notizie non ufficiali hanno lasciato intendere che la recente svolta è stata favorita dalle garanzie fornite da forze esterne e, in particolare, da Egitto, Qatar, Turchia e Russia, i quali, incoraggiati dallo stesso Abbas, avrebbero assicurato ai gruppi palestinesi che le nuove elezioni non porteranno allo scioglimento del Consiglio legislativo, in cui Hamas detiene la maggioranza dei seggi, e che avrebbero loro stessi monitorato il processo elettorale, così da garantirne l’integrità. In tal modo, Il Cairo, Doha, Ankara e Mosca, sebbene con posizioni diverse in merito alla questione palestinese, hanno tutte mostrato di voler favorire un riavvicinamento tra Hamas e Fatah, provando a dissipare i timori del primo, il quale si è detto precedentemente contrario all’organizzazione di elezioni presidenziali per prime, nel solo interesse di Abbas.

Hamas e Fatah sono ai ferri corti dal 2007, quando il primo ha estromesso dal potere le forze di sicurezza guidate da Fatah a Gaza, dopo mesi di tensioni. In particolare, Hamas aveva vinto la maggioranza parlamentare nelle ultime elezioni svoltesi nel 2006, secondo il sistema delle liste e dei distretti, ma ciò aveva provocato scontri che hanno causato la scissione dei due gruppi, il 14 giugno 2007. Nel corso degli anni, le due parti hanno raggiunto alcuni accordi, ma nessuno è stato mai realmente attuato.

La nuova decisione di Hamas giunge dopo circa un mese dal fallimento del dialogo del Cairo, iniziato il 16 novembre 2020, e dopo gli incontri dei due movimenti che hanno fatto seguito agli accordi di normalizzazione tra Israele e i Paesi del Golfo, caratterizzati dal tentativo di trovare un denominatore comune. A parte il loro rifiuto verso le misure degli USA e di Israele, i due gruppi, accanto agli altri movimenti palestinesi, hanno convenuto che la resistenza popolare non violenta è la strategia migliore per resistere all’occupazione militare israeliana. Motivo per cui, il 3 settembre, era stato deciso di mettere in atto una “strategia palestinese” in grado di contrastare i piani di annessione della Cisgiordania, il cosiddetto “accordo del secolo”, annunciato dal capo uscente della Casa Bianca, Donald Trump, il 28 gennaio, e i recenti progetti di normalizzazione.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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