Mali: attacchi aerei su un matrimonio, più di 20 civili uccisi

Pubblicato il 5 gennaio 2021 alle 20:51 in Africa Mali

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Più di 20 persone, compresi alcuni bambini, sono rimaste uccise in una serie di attacchi aerei che hanno colpito, domenica 3 gennaio, una cerimonia di matrimonio in una remota area desertica del Mali centrale. Lo ha riferito, martedì 5 gennaio, un operatore sanitario a conoscenza dell’attentato. Non è stato ancora accertato chi abbia effettuato gli attacchi.

Una fonte dell’esercito francese ha fatto sapere all’agenzia di stampa Reuters che le forze francesi attive in Mali avevano effettuato un attacco aereo nell’area, domenica 3 gennaio, uccidendo “decine di combattenti islamisti”. Lo stesso operatore sanitario, che ha preferito rimanere anonimo, ha confermato che gli attacchi avrebbero preso di mira uomini in motocicletta, ritenuti combattenti armati, nei villaggi di Bounty e Kikara. Tuttavia, secondo la fonte, i partecipanti al matrimonio sarebbero rimasti coinvolti nell’offensiva. Alcuni dei feriti sono stati portati in ospedale e hanno dovuto ricevere amputazioni. Funzionari dell’esercito francese hanno dichiarato che l’identità degli obiettivi da colpire sarebbe stata accertata da un drone prima dell’attacco e successivamente confermata da soldati di terra.

La Francia possiede più di 5.100 militari in Mali e nei Paesi vicini per contrastare i militanti islamisti. Il 2 dicembre, 2 soldati francesi, il sergente Yvonne Huynh e il brigadiere Loic Risser, sono rimasti uccisi dopo che il veicolo sul quale viaggiavano è stato colpito da un ordigno esplosivo improvvisato, nell’area di Menaka, nel Mali orientale. I jihadisti dell’organizzazione affiliata ad Al-Qaeda nota come Gruppo per il sostegno dell’Islam e dei musulmani (GSIM) hanno rivendicato l’attacco nella stessa giornata. “Sono il nemico più pericoloso per il Mali e le forze internazionali”, ha detto il comandante generale a capo delle operazioni francesi in Mali, Marc Conruyt, parlando dei miliziani del GSIM.

Con queste ultime 2 vittime, dall’intervento del 2013 ad oggi il numero totale delle perdite subite dall’esercito francese in Mali è salito ad oltre 50 persone. Nella regione dell’Africa occidentale, Parigi combatte contro i jihadisti legati ad Al-Qaeda e allo Stato Islamico, nell’ambito della cosiddetta missione Barkhane. Quest’ultima è attiva soprattutto nella zona di confine tra Mali, Burkina Faso e Niger. Nel mese di febbraio 2020, a seguito di un crescente numero di attacchi, Parigi aveva deciso di rafforzare la missione inviando 600 soldati a sostegno del contingente di 4.500 uomini già presenti in loco ma, successivamente, il presidente Emmanuel Macron aveva annunciato che la Francia avrebbe ristrutturato la missione e, secondo fonti militari, potrebbero essere ordinati più ritiri.

Nel 2012, il Mali ha dovuto affrontare una rivolta armata scoppiata nel Nord e, successivamente, nel 2013, la situazione è peggiorata quando le forze francesi hanno respinto i ribelli islamisti e Tuareg dai territori del Nord, occupati nel corso dell’anno precedente. Da allora, si verificano periodicamente attacchi e scontri, con la conseguente morte di militari e civili. Inizialmente le azioni terroristiche erano concentrate nel deserto del Nord ma, nel corso del tempo, si sono estese anche nel centro e nel Sud del Paese. 

In tale quadro, il Mali è considerato uno dei Paesi più insicuri della regione del Sahel, l’area posta a Sud del Sahara. Eserciti e forze di polizia non hanno più il controllo dell’area e ciò pone ulteriori pressioni sui governi locali e i loro partner internazionali, che hanno lottato a lungo per contenere la diffusione della minaccia terroristica in tutta l’Africa occidentale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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