Maduro: “L’Occidente non vuole farci comprare i vaccini”

Pubblicato il 5 gennaio 2021 alle 6:11 in America Latina Venezuela

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Il presidente venezuelano ha chiarito che lo sblocco degli asset sarebbe stato di fondamentale importanza per l’acquisto delle dosi di vaccino anti-Covid necessarie per la popolazione venezuelana.

Pesanti le dichiarazioni di Nicolás Maduro negli ultimi giorni, il quale ha accusato i Paesi occidentali di aver rifiutato la richiesta di scongelamento dei fondi che avrebbero consentito al Venezuela l’acquisto del vaccino contro il Covid-19.

Stando a quanto riferito da Maduro, a dare parere negativo sulla richiesta sarebbero stati i governi di Portogallo, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti:

“I governi di Portogallo, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti e le loro istituzioni finanziarie hanno congelato e bloccato i nostri fondi per accedere al vaccino. Abbiamo fatto richiesta, attraverso l’Organizzazione Mondiale del Commercio, di poter aver accesso a tali fondi, ma è stata rifiutata”, ha riferito Maduro.

 A tal proposito, il presidente ha quindi precisato che la vicepresidente Delcy Rodriguez ha tenuto dei colloqui con i quattro ministri degli Esteri dei Paesi in questione, ricevendo ancora una volta parere negativo.

Il congelamento degli asset venezuelani all’estero è stato imposto dagli Stati Uniti e da altri Paesi occidentali nell’ambito delle sanzioni nei confronti del Paese latinoamericano.

Nel frattempo il governo di Caracas cerca una nuova apertura agli investitori stranieri, attraverso la cosiddetta legge anti-blocco, uno strumento giuridico volto ad aggirare le sanzioni internazionali, che faciliti gli investimenti aziendali, per cui amplia i poteri del Presidente e dell’Esecutivo.

L’uso quotidiano del dollaro in Venezuela aumenta a prescindere delle pessime relazioni tra Washington e Caracas. La penetrazione della moneta statunitense in tutti gli strati della società significa che non si può tornare indietro nel suo utilizzo, che non è nuovo, ha ora ricevuto anche la benedizione di Nicolás Maduro. Il governo cerca ora una nuova apertura agli investitori stranieri, attraverso la cosiddetta legge anti-blocco, uno strumento giuridico volto ad aggirare le sanzioni internazionali, che faciliti gli investimenti aziendali, per cui amplia i poteri del Presidente e dell’Esecutivo. La regola, criticata da uomini d’affari e oppositori, contribuisce a un’estrema deregulation nell’economia venezuelana.

“Abbiamo la legge anti-blocco, la nuova Assemblea nazionale svilupperà una serie di leggi per rendere più flessibili gli investimenti nell’attività economica venezuelana, il Venezuela è aperto al mondo per gli investimenti”, ha sottolineato Maduro in un’intervista trasmessa in televisione. “Grazie alla legge anti-blocco, sono già stati compiuti progressi spettacolari in nuove alleanze in vari campi di investimento nell’economia… Non posso dire molto, è la caratteristica della legge anti-blocco, fare da sé, e dire quando è già stato fatto”.

In un paese con un’economia decimata dall’iperinflazione e dalla svalutazione del bolivar, valuta locale, e da una crisi economica permanente, la circolazione dei dollari funge da ammortizzatore sociale, ma si tratta di un paradosso perché da anni le transazioni avvengono nel campo dell’informalità, nel limbo legale. Ed è una contraddizione perché i biglietti verdi arrivano senza alcun tipo di regolamentazione o accordo con Washington, il principale avversario del regime chavista.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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