Libia: Guterres incoraggia il dispiegamento di osservatori internazionali

Pubblicato il 5 gennaio 2021 alle 10:44 in Africa Libia

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Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha sottolineato la necessità di inviare “osservatori internazionali” in Libia, al fine di monitorare il rispetto del cessate il fuoco presso i fronti di combattimento. Nel frattempo, sono continuate le discussioni di natura politica.

Le parole di Guterres sono giunte il 4 gennaio, all’interno di un report destinato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, sebbene si tratti di un’idea espressa anche in precedenza. Il Segretario generale, in particolare, ha rivolto l’attenzione al cessate il fuoco stabilito all’interno di un accordo del 23 ottobre 2020, siglato da delegazioni rappresentanti entrambe le parti belligeranti, il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), e l’Esercito Nazionale Libico (LNA), posto sotto la guida del generale Khalifa Haftar.

Nonostante le tensioni sul campo sembrino essere state fermate, per Guterres è importante costituire una squadra di monitoraggio internazionale, che, sotto l’egida delle Nazioni Unite, dovrà garantire il rispetto del cessate il fuoco da una base che dovrà essere stabilita nella città strategica di Sirte. Quest’ultima, oltre ad essere stata uno dei fronti dove era attesa una escalation prima del 21 agosto 2020, rappresenta una via d’accesso ai principali giacimenti petroliferi libici e ai terminal adibiti alle attività di esportazione. Al contempo, ha affermato il Segretario dell’Onu, è necessario inviare una squadra di esperti nella capitale Tripoli, considerata il primo passo per “fornire le basi per un meccanismo di monitoraggio” da estendersi all’intero Paese.

Il Segretario dell’Onu non ha fornito particolari indicazioni sulla squadra di monitoraggio, ma ha precisato che è stato il Comitato militare congiunto 5+5, composto da membri sia dell’LNA sia del GNA, ad aver richiesto un meccanismo internazionale che preveda individui imparziali “disarmati e non in uniforme”, i quali collaboreranno con le squadre congiunte di Tripoli e delle regioni orientali, in specifiche missioni di sorveglianza e osservazione. Stando a quanto riferito da Guterres, le parti libiche hanno poi espresso il proprio rifiuto per la presenza di forze straniere, di qualsiasi tipo, compreso il personale in divisa delle Nazioni Unite, sebbene sia stata accolta la proposta di un meccanismo di monitoraggio che veda la presenza di rappresentanti di organizzazioni internazionali quali l’Unione Africana, l’Unione Europea e la Lega Araba.

Uno dei primi compiti della squadra di monitoraggio dovrebbe essere l’allontanamento di forze militari e mercenari, soprattutto stranieri, dalla strada costiera, per poi proseguire con il dispiegamento di forze di polizia congiunte e con la rimozione di residui bellici, trappole esplosive e mine. “Non appena le condizioni lo consentiranno, le squadre estenderanno il proprio lavoro di monitoraggio verso il triangolo Abu Qurayn- Bin Jawad- Sawknah, e forse oltre”, ha affermato Guterres. Quest’ultimo ha poi ribadito la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di porre fine alle attività militari da parte di agenti stranieri, i quali ostacolano una corretta attuazione dell’accordo del 23 ottobre.

La Libia è testimone di una perdurante crisi dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Dopo il cessate il fuoco annunciato il 21 agosto dal premier del governo di Tripoli, Fayez al-Sarraj, e dal presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, il 23 ottobre le delegazioni del GNA e dell’LNA si sono ufficialmente impegnate a garantire una tregua permanente nel Paese, sotto l’egida delle Nazioni Unite. Ciò ha dato nuovo slancio ad una mobilitazione politica che ha visto attori libici riunirsi in diverse sessioni di dialogo. Tra queste, il Forum di dialogo politico, il cui primo round si è svolto a Tunisi dal 9 al 15 novembre, e ha portato alla definizione di una tabella di marcia “verso la democrazia”. In particolare, è stata definita la data delle prossime elezioni, il 24 dicembre 2021, le quali porteranno alla formazione dei nuovi organismi esecutivi, in cui, diversamente da ora, la figura del capo del governo verrà separata da quella del capo del Consiglio presidenziale.

Tuttavia, le divergenze interne al Forum hanno portato l’inviata speciale ad interim delle Nazioni Unite, Stephanie Williams, a trovare ulteriori strumenti che garantissero una corretta prosecuzione del percorso politico. Motivo per cui, è stata istituita una commissione consultiva, composta da 15 dei 75 membri totali del Forum di dialogo politico. Il primo incontro del nuovo comitato si è svolto, in videoconferenza, il 4 gennaio, e si prevede che i lavori dureranno per circa due settimane. L’obiettivo è trovare un accordo su questioni che risultano essere tuttora controverse, tra cui i meccanismi di nomina dei membri dell’esecutivo, attraverso specifiche raccomandazioni. “Vi è un chiaro sostegno da parte della comunità internazionale per la pace in Libia, e questa opportunità, che potrebbe non durare a lungo, deve essere sfruttata. Pertanto, dobbiamo coglierla per accelerare l’istituzione di un’autorità esecutiva unificata e lavorare insieme per soddisfare le aspirazioni del popolo libico”, ha affermato Williams nel discorso di apertura del meeting, il 4 gennaio.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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