Iran: sequestro della nave Sud-coreana precede colloqui legati alle sanzioni USA

Pubblicato il 5 gennaio 2021 alle 13:16 in Corea del Sud Iran

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La ministra degli Esteri della Corea del Sud, Kang Kyung-wha, ha affermato, il 5 gennaio, che sono in corso sforzi diplomatici per garantire un pronto rilascio della nave mercantile Sud-coreana sequestrata dall’Iran il giorno prima. Tra Teheran e Seoul sono in corso tensioni relative al blocco di 7 miliardi di dollari di fondi iraniani in Corea del Sud, a causa delle sanzioni statunitensi contro l’Iran e due delegazioni dei rispettivi governi dovrebbero incontrarsi nei prossimi giorni per risolvere la questione.

Kang Kyung-wha ha affermato che il governo di Seoul ha cercato di capire la dinamica dei fatti sia intrattenendo colloqui con l’ambasciata iraniana in Corea del Sud, sia grazie all’operato dei diplomatici Sud-coreani in Iran, per apprendere quali siano state le motivazioni del sequestro dell’imbarcazione Sud-coreana.

Il 4 gennaio, le Guardie della Rivoluzione Islamica di Teheran hanno bloccato la petroliera battente bandiera Sud-coreana Hankuk Chemi, che era partita dall’Arabia Saudita e trasportava 7.200 tonnellate di etanolo, nelle acque del Golfo Persico, adducendo come motivazione le “ripetute violazioni delle leggi ambientali marittime” e sostenendo che i fatti siano avvenuti mentre la nave stava virando in acque territoriali iraniane. A bordo della nave, che al momento si troverebbe al porto iraniano di Bandar Abbas, vi sono 20 persone, di cui 5 Sud-coreane e altre di nazionalità indonesiana, vietnamita e birmana.

Il giorno successivo, però, l’azienda proprietaria della Hankuk Chemi, la DM Shipping, ha affermato che le truppe armate dell’Iran abbiano dapprima affermato di voler condurre un controllo generale sull’imbarcazione e che poi l’abbiano presa d’assalto mentre un elicottero sorvolava il luogo, per poi forzarla a cambiare rotta verso le acque territoriali iraniane. Dopo un primo colloquio con il capitano della nave durante l’inizio dell’ispezione, un funzionario rimasto anonimo della DM Shipping ha dichiarato che l’azienda non è riuscita a mettersi più in contatto con l’uomo. Anche le telecamere di sicurezza sulla nave sarebbero state spente.

Il Dipartimento di Stato degli USA ha rilasciato un appello per la liberazione dell’equipaggio a bordo della nave Sud-coreana. In particolare, Washington ha affermato che: “Il regime continua a minacciare i diritti e le libertà di navigazione nel Golfo Persico nel chiaro tentativo di spingere la comunità internazionale ad alleggerire la pressione derivante dalle sanzioni”.

L’episodio della Hankuk Chemi si è verificato a ridosso di una visita in programma del vice ministro degli Esteri Sud-coreano a Teheran, durante la quale, i funzionari delle parti dovrebbero discutere dei 7 miliardi di dollari dell’Iran bloccati in Corea del Sud a causa delle sanzioni statunitensi. Lo scorso 3 gennaio, i media iraniani hanno riportato una dichiarazione del direttore della Camera di commercio congiunta dell’Iran e della Corea del Sud, Hossein Tanhaei, in cui l’uomo ha affermato che Teheran sarebbe disposta a “barattare” quei 7 miliardi con la fornitura di vari beni, compresi i vaccini per il coronavirus. Il precedente primo gennaio, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, invece, aveva dichiarato che il bando posto da Seul su Teheran per l’utilizzo della sua banca centrale per comprare beni di base fosse inaccettabile e aveva aggiunto di aspettarsi che le autorità di Seoul rivedessero quanto prima tale decisione.

Prima del ripristino delle sanzioni di Washington su Teheran la Corea del Sud esportava beni in Iran per circa 4 miliardi di dollari l’anno, mentre importava prodotti iraniani per 8 miliardi di dollari.

Le tensioni tra Teheran e Washington si sono riaccese da quando, l’8 maggio 2018, Trump aveva ritirato il proprio Paese dal Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), anche noto come accordo sul nucleare iraniano, tornando ad imporre sanzioni contro l’Iran, applicando la cosiddetta “politica di massima pressione”. Il JCPOA, firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Unione Europea, prevede, tra le altre cose, limiti allo sviluppo del programma nucleare iraniano in cambio del progressivo allentamento delle sanzioni internazionali che gravano su Teheran. Secondo l’amministrazione Trump, l’Iran non avrebbe rispettato gli impegni presi in modo soddisfacente tanto da ritirare il proprio Paese dall’intesa. Teheran ha quindi violato più disposizioni del JCPOA e , il 4 gennaio, ha ripreso l’arricchimento di uranio al 20% presso l’impianto nucleare sotterraneo di Fordow.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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