Iran: nuove esercitazioni militari e minacce di una risposta “ampia e globale”

Pubblicato il 5 gennaio 2021 alle 8:34 in Iran Medio Oriente

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L’esercito della Repubblica Islamica dell’Iran ha annunciato che, martedì 5 gennaio, ha inizio un’esercitazione militare congiunta di droni, che vedrà altresì l’impiego di armi antiaeree. La mossa giunge in un clima di tensione, che ha spinto Teheran a minacciare una violenta risposta nel caso in cui venga attaccata.

Come specificato dall’agenzia di stampa iraniana IRNA, si tratta di un’esercitazione congiunta su larga scala che si presume durerà due giorni. Questa vedrà la partecipazione di centinaia di droni appartenenti alle forze di difesa terrestre, aerea e marittima e avrà luogo nella provincia di Semnan e in varie aree situate ai confini iraniani.  Verranno simulate missioni di combattimento, guerra elettronica, sorveglianza e ricognizione, a diversi livelli di altitudine, e sia a breve sia a lunga distanza. Stando a quanto riportato dall’agenzia iraniana, quella del 5 e 6 gennaio sarà la prima esercitazione con droni, ma verranno altresì svelati per la prima volta armamenti e sistemi di difesa prodotti da esperti iraniani, alla presenza di comandanti e alti funzionari militari.

La nuova esercitazione di Teheran giunge poco dopo l’annuncio del Pentagono statunitense, con cui, il 3 gennaio, ha riferito che la portaerei USS Nimitz rimarrà nelle acque del Golfo, sebbene fosse stato inizialmente stabilito che l’imbarcazione avrebbe fatto ritorno sulle coste occidentali statunitensi. Da parte sua, il ministro degli Esteri iraniano aggiunto per gli Affari politici, Abbas Araghchi, ha affermato che le forze armate del suo Paese sono pronte a rispondere a qualsiasi attacco, e, in caso di un’offensiva, la loro risposta sarà “ampia e globale”. Al momento, ha riferito il viceministro, tutte le basi militari statunitensi sono costantemente sorvegliate dalle forze iraniane. Al contempo, riferendosi all’accordo sul nucleare iraniano del 2015, Araghchi ha dichiarato che l’Iran non negozierà una nuova intesa né tantomeno è pronto a negoziare sui propri sistemi missilistici. Circa, invece, le operazioni di arricchimento di uranio avviate il 4 gennaio, è stato specificato che queste non causeranno la fine dell’accordo, in quanto si tratta di operazioni necessarie per il funzionamento del reattore nucleare di Teheran.

É da mesi che le agenzie di intelligence degli Stati Uniti affermano che l’Iran mira a colpire ufficiali militari degli USA, oltre a leader civili, per vendicarsi di quanto accaduto il 3 gennaio 2020. In tale data, il generale della Quds Force, Qassem Soleimani, e il vicecomandante delle Forze di Mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis, sono stati uccisi a seguito di un raid ordinato dal capo della Casa Bianca uscente, Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale di Baghdad. Tale episodio aveva fatto temere un’escalation tra Washington e Teheran, sebbene le tensioni fra i due nemici si fossero acuite già a seguito del ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano, l’8 maggio 2018. In tale quadro, il 30 dicembre, due bombardieri B-52 dell’aeronautica militare statunitense hanno sorvolato la regione del Golfo, in risposta ai segnali inviati dall’Iran, mentre il 21 dicembre la Marina statunitense ha riferito che Washington ha inviato un sottomarino e due navi da guerra nelle acque del Golfo arabo.

Al momento, alcuni temono che, prima di uscire definitivamente di scena il 20 gennaio prossimo, Trump possa dare il via a un’escalation nella regione mediorientale, rivolta soprattutto all’Iran. Diversi esperti considerano questo un tentativo dell’amministrazione Trump di fare pressione sulla prossima amministrazione democratica, la quale verrà guidata dal neopresidente Joe Biden. Questo perchè il candidato democratico ha accennato alla sua intenzione di “cambiare rotta” rispetto al suo predecessore e favorire una de-escalation con Teheran. Ciò potrebbe avvenire anche attraverso l’accordo sul nucleare iraniano, a cui Biden si è detto disposto ad aderire, a condizione che anche l’Iran ritorni ad adempiere ai propri obblighi. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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