India: falliti dialoghi governo-agricoltori, grandi aziende fanno pressione

Pubblicato il 5 gennaio 2021 alle 9:00 in Asia India

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A conclusione del settimo round di negoziati tra il governo di Nuova Delhi e i rappresentanti degli agricoltori, il 4 gennaio, le parti sono rimaste ferme ognuna sulle proprie posizioni e hanno programmato un nuovo incontro per il prossimo 8 gennaio, intanto, però, le grandi aziende indiane hanno chiesto aiuto al governo di Nuova Delhi per limitare i danni subiti dalle manifestazioni.

Il 4 gennaio, una delegazione del governo indiano, guidato dal premier Narendra Modi, e quaranta rappresentanti delle organizzazioni sindacali degli agricoltori si sono incontrati per la settima volta per discutere delle nuove leggi sull’agricoltura approvate dal governo indiano, lo scorso 27 settembre. Da un lato, gli agricoltori ne richiedono la revoca totale, dall’altra il governo, pur avendo avanzato la proposta di apportare modifiche, il 4 gennaio, ha ribadito di non aver intenzione di tornare sui propri passi. Il ministro per l’Agricoltura dell’India, Narendra Singh Tomar, ha affermato di sperare in una risoluzione ma ha anche sottolineato che per raggiungere tale obiettivo sia necessaria la cooperazione di entrambe le parti.

Di fronte al rifiuto dell’esecutivo di Nuova Delhi, gli agricoltori hanno minacciato di incrementare le proteste che hanno coinvolto la capitale indiana dallo scorso 27 novembre e che sono tutt’ora in corso. Gli agricoltori indiani sono accampati e stanno manifestando fuori dalla capitale indiana Nuova Delhi, della quale hanno bloccato più vie d’accesso, affermando di non avere intenzione di andarsene fin quando il governo non avrà revocato le nuove leggi sull’agricoltura, definite dai manifestanti “le leggi nere”.

Intanto, la più grande compagnia privata indiana, e Reliance Industries, ha chiesto alle autorità indiane di contribuire ad impedire che vengano perpetrati ulteriori danni ai propri mezzi da parte degli agricoltori che, nello Stato del Punjab, stanno distruggendo ripetitori per le telecomunicazioni dell’azienda, sostenendo che la compagnia sarebbe tra coloro che beneficerebbero delle nuove leggi sull’agricoltura.

Gli agricoltori hanno chiesto la cancellazione di tre leggi di liberalizzazione in materia di agricoltura adottate lo scorso 27 settembre dal governo di Modi, che consentirebbero agli agricoltori di vendere i propri prodotti ovunque e a chiunque, non limitandoli agli ingrossi regolati dal governo. In base ai nuovi provvedimenti, secondo i manifestanti, il governo smetterebbe di comprare prodotti agricoli a prezzi minimi garantiti e consentirebbe il loro sfruttamento da parte di grandi aziende private che potrebbero così comprare i loro raccolti a prezzi bassi. Secondo il governo, invece, le nuove leggi sarebbero necessarie per riformare il sistema agricolo e consentire agli agricoltori la libertà di commerciare i propri prodotti liberamente e potenziare la produzione agricola in generale, grazie ad investimenti privati. Inoltre, il governo indiano ha anche rassicurato gli agricoltori che il cosiddetto “prezzo di sostegno minimo”, garantito dal governo, non verrà abolito e che gli agricoltori potranno scegliere i propri acquirenti.

Le ultime leggi sull’agricoltura sono andate a sommarsi ad un diffuso sentimento di malcontento tra gli agricoltori indiani che si sono spesso lamentati essere ignorati dal governo per quanto riguarda le loro richieste di prezzi migliori per i raccolti, prestiti facilitati e sistemi di irrigazione che garantiscano il loro lavoro anche in tempi di siccità. In India, l’agricoltura è un settore centrale del quale vive oltre la metà della popolazione, che conta oltre 1,3 miliardi di persone, e genera 1/3 del PIL nazionale, ovvero il 15% dei circa 2,9 trilioni di dollari totali. Oltre l’85% degli agricoltori indiani avrebbero meno di due ettari di terreno a testa e meno di uno ogni cento avrebbe invece oltre 10 ettari. Secondo dati del Ministero delle Finanze indiano, citato da Al-Jazeera English, il Paese investirebbe circa 32 miliardi di dollari ogni anno in sussidi per gli agricoltori, ciò nonostante le loro entrate sono rimasse quasi sempre invariate e il settore avrebbe bisogno di investimenti e di ammodernamenti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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