Algeria: 3 anni di reclusione per un giovane che aveva pubblicato “meme” del presidente

Pubblicato il 5 gennaio 2021 alle 14:12 in Africa Algeria

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Un giovane algerino, Walid Kechida, membro del movimento di mobilitazione popolare noto con il nome di Hirak, è stato condannato a tre anni di reclusione, dopo aver pubblicato post satirici sul presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, e la religione islamica.

La notizia è stata diffusa il 4 gennaio e, fin da subito, è stata criticata dalle organizzazioni per la difesa dei diritti umani, che hanno messo in luce come il governo di Algeri continui a reprimere la libertà di espressione della popolazione. Walid, un giovane di 25 anni proveniente dalla citta Nord-orientale di Sétif, era stato arrestato, in custodia cautelare, il 27 aprile 2020, dopo essere stato accusato di aver insultato un organismo dello Stato e il presidente della Repubblica e di aver offeso i precetti religiosi dell’Islam. Tali accuse derivano dalla pubblicazione di contenuti satirici, tra cui i cosiddetti “meme”, in post pubblicati su Facebook, dove Waild era l’amministratore di una pagina intitolata “Hirak Memes”, in cui si parlava, con ironia, della situazione politica algerina.

A riferire della sentenza è stato Kaci Tansaout, il coordinatore del Comitato Nazionale per la Liberazione del Detenuti (CNLD), un’organizzazione a sostegno dei cosiddetti prigionieri di coscienza e politici, il quale ha affermato che, invece di un’ulteriore condanna, ci si aspettava una liberazione, o perlomeno un allentamento della pena. L’esito della sentenza del 4 gennaio deriva dal processo del 21 dicembre 2020, durante il quale l’accusa aveva richiesto 5 anni di reclusione e una multa da 500 000 dinari. “Ora dobbiamo mobilitarci tutti insieme al processo d’appello”, ha aggiunto Kaci Tansaout, dopo aver ricevuto la conferma della da uno degli avvocati coinvolti, Me Moumen Chadi.

Nella stessa giornata del 4 gennaio, è stato arrestato anche Toufik Hassani, un ex poliziotto che aveva partecipato ai movimenti di protesta del 2019. Come specificato dal CNLD, l’uomo è stato condannato a sei mesi di reclusione per aver “minato l’integrità del territorio nazionale attraverso contenuti pubblicati sui social network”. Hassani, in realtà, ha già trascorso due anni in prigione, accusato di aver “minacciato agenti di polizia” e aver divulgato “segreti professionali” su Facebook, dopo aver denunciato la repressione perpetrata dalle forze dell’ordine algerine nel corso di una manifestazione studentesca nel mese di ottobre 2019.

Il movimento pro-democrazia “Hirak”, che ha portato alla caduta del regime dell’ex presidente Abdelaziz Bouteflika, ha avuto inizio il 22 febbraio 2019, quando la popolazione algerina ha cominciato a chiedere, con mezzi pacifici, l’avvio di riforme politiche strutturali. La situazione ha assunto toni più accesi dopo che Bouteflika ha annunciato che avrebbe cercato di concorrere per un quinto mandato presidenziale consecutivo. Le manifestazioni hanno poi portato alla nomina di un nuovo presidente, Abdelmadjid Tebboune, eletto il 12 dicembre 2019, sin da subito impegnato a rispondere alle richieste dei manifestanti e ad introdurre riforme costituzionali, considerando la Costituzione la “pietra miliare” di una nuova Repubblica.

Nonostante le promesse del nuovo capo di Stato algerino di maggiore libertà e democrazia, molti oppositori e attivisti sono stati arrestati, processati e condannati, in un clima di repressione contro attivisti, giornalisti, media indipendenti e blogger. Secondo il CNLD, gli arresti di “attivisti anti-regime” sono all’ordine del giorno, nonostante l’interruzione delle manifestazioni settimanali dalla metà di marzo 2020, a causa della pandemia di Covid-19. Le organizzazioni per i diritti umani affermano che la sorveglianza statale sui social media è aumentata e le azioni legali contro gli utenti di Internet sono in aumento. Stando a quanto riportato dal CNLD, più di 90 persone sono attualmente detenute, a seguito di accuse basate, per la gran parte, su pubblicazioni sui social, Facebook in primis, in cui vengono criticate le autorità algerine.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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