Yemen: Griffiths prova a mettere pace, Aden riprende vita

Pubblicato il 4 gennaio 2021 alle 12:18 in Medio Oriente Yemen

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Alcune fonti hanno rivelato che l’inviato speciale dell’Onu in Yemen, Martin Griffiths, nei prossimi giorni si recherà ad Aden, la capitale provvisoria, per tenere colloqui con le parti belligeranti coinvolte nel conflitto yemenita. Nel frattempo, l’aeroporto della città ha ripreso a funzionare.

In particolare, secondo le fonti del quotidiano Asharq al-Awsat, Griffiths intende, ancora una volta, aprire canali di dialogo con il governo legittimo legato al presidente Rabbo Mansour Hadi e le milizie di ribelli sciiti Houthi. Questo perché la formazione del nuovo governo unitario, il cui annuncio risale al 18 dicembre 2020, e il suo ritorno nella capitale provvisoria ha creato un’atmosfera positiva, determinando l’attuazione di uno degli accordi più rilevanti che hanno caratterizzato la crisi yemenita negli ultimi anni, l’accordo di Riad. Quest’ultimo è stato siglato il 5 novembre 2019 dal governo yemenita e dai gruppi separatisti rappresentati dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC), i quali hanno stabilito di formare una nuova squadra governativa equamente suddivisa tra Nord e Sud dello Yemen. Sebbene tale intesa non riguardi il gruppo sciita, è stata considerata un punto di svolta per avviare un processo di pace nell’intero Paese.

L’obiettivo di Griffiths è convincere le due parti, governo yemenita e ribelli Houthi, a firmare la cosiddetta “dichiarazione congiunta”, un’intesa che prevede il cessate il fuoco presso i fronti di combattimento yemeniti, oltre a misure volte a risanare il quadro umanitario ed economico del Paese, al fine ultimo di avviare un processo di pace che porti alla soluzione politica, globale e definitiva, della crisi yemenita. Stando a quanto riferito dalle fonti, nel corso degli ultimi mesi vi sono già state consultazioni informali indirette, le quali hanno avuto un certo successo. Ora, però, è necessario che le due parti belligeranti si incontrino faccia a faccia per superare le divergenze su quelle parti della bozza dell’accordo su cui non è stato ancora trovato pieno consenso. Stando a quanto riportato dalle fonti, la parte che necessita ancora di discussioni è la seconda, relativa alle misure economiche e umanitarie, tra cui la gestione di Hodeidah.

Il governo unitario è stato descritto da Griffiths un “barlume di speranza”, che indica come una riconciliazione in Yemen sia possibile. Tuttavia, il panorama yemenita è tuttora testimone di tensioni. Uno degli ultimi episodi più significativi ha riguardato proprio l’aeroporto di Aden, colpito, il 30 dicembre, da un attentato, verificatosi mentre la nuova squadra governativa atterrava nella capitale provvisoria yemenita. L’attacco, che ha provocato circa 26 morti e almeno 100 feriti, non è stato rivendicato, ma le milizie ribelli hanno negato un proprio coinvolgimento.

Le attività presso l’aeroporto sono riprese il 3 gennaio, con il primo volo proveniente da Khartoum, dopo che i danni sono stati riparati “in tempi record”, grazie anche al sostegno del Programma saudita per lo sviluppo e la ricostruzione dello Yemen. “La ripresa dei voli conferma la determinazione del governo a superare tutti gli ostacoli e ad affrontare le difficoltà”, ha affermato il ministro dell’Interno, Ibrahim Haydan, il quale ha riferito che, dopo la ripresa del traffico aereo, la capitale provvisoria sarà testimone di attività a più livelli, dalla politica alla sicurezza.

La crisi yemenita è scoppiata a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014. Da gennaio 2020, le tensioni si sono particolarmente acuite presso i fronti settentrionali e Nord-occidentali, dove il gruppo sciita ha lanciato una violenta offensiva volta a prendere il controllo di quei governatorati funzionali a completare i propri progetti espansionistici, tra cui Ma’rib. Ad affiancare l’esercito yemenita vi è una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, scesa in campo il 26 marzo 2015, in cui partecipano Emirati Arabi Uniti, Sudan, Bahrain, Kuwait, Egitto e Giordania.

Circa l’accordo di Riad, si tratta di un’intesa raggiunta il 5 novembre 2019, sotto l’egida di Riad, il cui obiettivo era porre fine alle tensioni che avevano interessato, dal 7 agosto 2019, i governatorati meridionali yemeniti e che avevano visto affrontarsi, da un lato, l’esercito del governo legittimo, e, dall’altro lato, il Consiglio di Transizione Meridionale (STC), sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti. In tale data, violenti scontri avevano avuto inizio proprio nella città di Aden, per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali.  Ciò aveva rischiato di creare un conflitto nel conflitto, e una spaccatura anche all’interno della coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, dove Riad e Abu Dhabi, accanto agli altri Paesi, contrastano congiuntamente le milizie sciite.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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