Venezuela: Maduro pronto ad autorizzare uso del dollaro

Pubblicato il 4 gennaio 2021 alle 7:57 in America Latina Venezuela

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L’uso quotidiano del dollaro in Venezuela aumenta a prescindere delle pessime relazioni tra Washington e Caracas. La penetrazione della moneta statunitense in tutti gli strati della società significa che non si può tornare indietro nel suo utilizzo, che non è nuovo, ha ora ricevuto anche la benedizione di Nicolás Maduro. Il governo cerca ora una nuova apertura agli investitori stranieri, attraverso la cosiddetta legge anti-blocco, uno strumento giuridico volto ad aggirare le sanzioni internazionali, che faciliti gli investimenti aziendali, per cui amplia i poteri del Presidente e dell’Esecutivo. La regola, criticata da uomini d’affari e oppositori, contribuisce a un’estrema deregulation nell’economia venezuelana.

“Abbiamo la legge anti-blocco, la nuova Assemblea nazionale svilupperà una serie di leggi per rendere più flessibili gli investimenti nell’attività economica venezuelana, il Venezuela è aperto al mondo per gli investimenti”, ha sottolineato Maduro in un’intervista trasmessa in televisione. “Grazie alla legge anti-blocco, sono già stati compiuti progressi spettacolari in nuove alleanze in vari campi di investimento nell’economia… Non posso dire molto, è la caratteristica della legge anti-blocco, fare da sé, e dire quando è già stato fatto”.

In un paese con un’economia decimata dall’iperinflazione e dalla svalutazione del bolivar, valuta locale, e da una crisi economica permanente, la circolazione dei dollari funge da ammortizzatore sociale, ma si tratta di un paradosso perché da anni le transazioni avvengono nel campo dell’informalità, nel limbo legale. Ed è una contraddizione perché i biglietti verdi arrivano senza alcun tipo di regolamentazione o accordo con Washington, il principale avversario del regime chavista.

Gli ultimi tre anni di iperinflazione hanno reso il bolivar senza valore reale e lasciato il posto ai dollari, che sono le banconote che ormai si vedono di più per le strade di un Paese dove da 15 anni è illegale effettuare operazioni di cambio al di fuori del controllo del Governo.

La dollarizzazione informale ha creato due classi sociali in un’economia che oggi vale appena un quarto di quello che valeva meno di un decennio fa. C’è chi può guadagnare in dollari e chi no, e questo per molti, soprattutto nelle grandi città fa la differenza tra riuscire a sopravvivere e sprofondare nella povertà. I mestieri come il muratore o il lavoratore domestico ricevono un reddito in dollari in molti casi e il loro salario è valutato in dollari. Per un giorno di pulizia paghi tra i cinque ei 20 dollari. Il turno settimanale di un lavoratore vale 20 dollari. L’esteso libro paga della pubblica amministrazione, a cui si aggiungono i pensionati – circa cinque milioni di venezuelani – riceve i pagamenti in bolivar e il salario minimo si aggira appena intorno a un dollaro. La società di consulenza Ecoanalítica ricorda che a fine dicembre un chilo di uva importata costava 10 milioni di bolivar, con un aumento annuo di quasi il 4.000%.

La dollarizzazione de facto, che il Governo ha stimolato con la graduale revoca dei controlli sull’economia nella ricerca di entrate di fronte al crollo dell’industria petrolifera e all’assedio delle sanzioni di Washington, ha complicato l’economia quotidiana dei venezuelani. Sebbene la valuta estera abbia preso il sopravvento fino al 60% dell’economia, secondo i calcoli degli analisti, non c’è modo di accedervi se non attraverso questa circolazione informale.

In questo contesto, negli ultimi mesi è emersa una nuova figura nell’economia sotterranea venezuelana. Per una commissione del 2%, ad esempio, una sorta di broker (intermediario) trasferisce $ 30.000 in contanti da uno dei suoi clienti a un conto all’estero. Quindi il denaro ricevuto permette di continuare ad operare nel mercato dei cambi paralleli e di servire altri trader che vogliono fare l’operazione al contrario, operando come una banca senza licenza. Il fenomeno allarga così il divario sociale in un Paese diviso in due che ha un governo che si definisce “rivoluzionario”.

Il presidente venezuelano, Nicolás Maduro, ha riconosciuto questa settimana che “il dollaro ha funzionato come una valvola di sfogo per il reddito, per il commercio e per soddisfare le esigenze di importanti settori della vita economica venezuelana”. Tuttavia, in un’intervista al giornalista Ignacio Ramonet trasmessa il 1° gennaio dalla televisione di stato, il successore di Hugo Chávez sostiene che non si può parlare di dollarizzazione dell’intera economia. “Non possiamo dire che il Venezuela è come Panama o l’Ecuador”, ha affermato. Ha anche negato il paradosso dell’uso della valuta statunitense. “C’è una contraddizione tra la dollarizzazione e la rivoluzione? Per quanto vediamo, no. C’è complementazione”, ha assicurato il leader chavista. Nel frattempo, e di fronte alla concorrenza dell’economia sommersa, anche l’attività bancaria formale in Venezuela ha iniziato a offrire servizi di custodia per dollari e alcune entità con filiali a Panama hanno abilitato strumenti di pagamento in valuta estera per i propri clienti.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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