Siria: l’ISIS ritorna a colpire

Pubblicato il 4 gennaio 2021 alle 16:40 in Medio Oriente Siria

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Circa 15 persone, tra cui un bambino, sono morte a seguito di un attentato dell’ISIS perpetrato contro un bus e diverse auto che viaggiavano nell’area di Wadi Al-Ozayb, sulla strada che collega la città settentrionale di Raqqa e la capitale Damasco.

A riferirlo, il 3 gennaio, l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), e, nello specifico, il suo direttore, Rami Abdel Rahman, il quale ha specificato che un primo bilancio delle vittime comprendeva 2 civili e 7 membri dell’esercito affiliato al presidente siriano, Bashar al-Assad. L’agenzia di stampa siriana SANA, invece, ha parlato di 9 vittime tutte civili, oltre a 4 feriti, e ha riportato che ad essere stati colpiti, alle 21:30 del 3 gennaio, sono stati bus turistici e autocisterne. I passeggeri che sono riusciti a salvarsi, ha dichiarato un portavoce dell’agenzia, sono stati portati in una “zona sicura”, mentre i feriti sono stati trasferiti nell’ospedale di Salamiya.

Il giorno successivo, il 4 gennaio, il medesimo Osservatorio ha riferito che il bilancio delle vittime è aumentato, includendo ora 3 civili, tra cui un bambino, e almeno 12 soldati, mentre sono 15 gli individui rimasti feriti, alcuni dei quali versano in gravi condizioni. Secondo notizie non ancora confermate, gli attentatori sarebbero altresì riusciti a catturare diversi membri dell’esercito, oltre a sequestrare un veicolo militare. Nel frattempo, le forze di Assad sono impegnate in una campagna di perlustrazione nell’area oggetto dell’imboscata, al fine di scovare le cellule dello Stato Islamico, supportati dagli aerei russi che colpiscono l’area desertica di Badia.

Quanto accaduto il 3 gennaio ha rappresentato il secondo episodio di tal tipo in una settimana. Anche il 30 dicembre, circa 39 persone hanno perso la vita e almeno altre 13 sono rimaste ferite a seguito di un attacco perpetrato, presumibilmente, dallo Stato Islamico contro un autobus che viaggiava sulla strada che collega le città siriane di Palmira e Deir Ezzor, situate rispettivamente nel centro e nell’Est della Siria. Tra le vittime, vi sono state altresì circa 8 ufficiali dell’esercito, i quali stavano ritornando nelle proprie abitazioni per festeggiare il Capodanno. Stando a quanto riferito dal SOHR, l’attacco del 30 dicembre ha provocato il più alto numero di vittime per le forze del regime, tra gli attentati attribuiti allo Stato Islamico nel 2020.

Nonostante il 23 marzo 2019 le Syrian Democratic Forces (SDF) abbiano annunciato ufficialmente la conquista dell’ultima enclave posta sotto il controllo dell’ISIS, Baghouz, nell’Est della Siria, lo Stato Islamico non è stato mai del tutto sconfitto, il che ha portato l’esercito affiliato ad Assad, il 22 dicembre 2020, a intraprendere una “campagna di sicurezza” volta a contrastare le cellule terroristiche ancora attive nel Paese. Nel corso del 2020, attacchi, bombardamenti e imboscate hanno riguardato soprattutto l’area dell’Eufrate occidentale, della valle di Deir Ezzor, oltre a Raqqa, Homs e As-Suwayda, e tra i principali obiettivi vi sono state le Syrian Democratic Forces, le stesse che hanno annunciato la fine del califfato jihadista autoproclamatosi il 29 giugno 2014. Queste, sin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, hanno svolto un ruolo fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, grazie anche al sostegno degli Stati Uniti, che forniscono armi e copertura aerea. 

Dal 24 marzo 2019, il SOHR ha documentato l’uccisione di almeno 1.214 soldati e membri di gruppi affiliati al governo di Damasco, di nazionalità siriana e non, tra cui almeno due russi e 145 combattenti sostenuti dall’Iran, tutti uccisi in attacchi, bombardamenti e imboscate dello Stato Islamico. Il bilancio delle vittime provocate nel 2020 include, poi, 4 civili che lavoravano in giacimenti di gas, 11 pastori e altre 4 persone, morte a seguito di attacchi condotti dalla fine di marzo 2019 a dicembre 2020. Al contempo, ammonta a 601 il numero di membri dell’ISIS morti nello stesso lasso di tempo a seguito di attentati e imboscate, perpetrati soprattutto dalle forze di Assad.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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