Rep. Centrafricana: i ribelli conquistano la città di Bangassou

Pubblicato il 4 gennaio 2021 alle 18:02 in Africa Repubblica Centrafricana

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Nella Repubblica Centrafricana, un gruppo di combattenti ribelli ha attaccato e parzialmente occupato la città mineraria di Bangassou, nel Sud del Paese. La notizia è stata riportata dalla missione di pace delle Nazioni Unite a Bangui, MINUSCA, la quale, in una nota rilasciata domenica 3 gennaio, ha specificato che almeno 5 ribelli sono stati uccisi e 2 soldati sono rimasti feriti negli scontri. 

I ribelli, che il governo della Repubblica Centrafricana e il personale delle Nazioni Unite ritengono siano sostenuti dall’ex presidente, Francois Bozize, hanno lanciato un’offensiva contro il potere centrale a metà dicembre, dopo che la Corte costituzionale del Paese ha respinto la candidatura di quest’ultimo alle elezioni presidenziali di domenica 27 dicembre contro l’attuale capo di Stato, Faustin-Archange Touadera. Il partito di Bozize nega ufficialmente che i suoi membri stiano collaborando con gli insorti, ma alcuni di loro hanno ammesso che ci sono stati contatti con le formazioni ribelli. 

Dopo ore di scontri, domenica 3 gennaio, i combattenti della Coalition of Patriots for Change (CPC), l’alleanza tra candidati dell’opposizione e combattenti di gruppi armati accusati di crimini di guerra dalle organizzazioni umanitarie, sono entrati a Bangassou, nel tardo pomeriggio. Fonti intervistate dall’agenzia di stampa Reuters hanno riferito che alcuni soldati dell’esercito si sono dovuti rifugiare nella base locale della missione MINUSCA. Un portavoce delle truppe ha dichiarato di non avere informazioni sulla situazione attuale a Bangassou. Secondo le Nazioni Unite, i ribelli hanno attaccato la città intorno alle 5:30 del mattino e le forze di pace della missione sarebbero intervenute a sostegno dell’esercito poco dopo. “Gli insorti controllano la città”, ha rivelato Rosevel Pierre Louis, capo dell’ufficio regionale della MINUSCA. “Sono ovunque”, ha aggiunto, specificando: “Le truppe governative hanno abbandonato la loro posizione e sono ora nella nostra base”.

L’offensiva dei gruppi ribelli è iniziata nella Repubblica Centrafricana il 19 dicembre, con l’obiettivo di interrompere le elezioni e marciare sulla capitale. Finora, gli insorti sono stati tenuti lontani da Bangui grazie all’intervento dei soldati federali, delle forze di pace delle Nazioni Unite e dei rinforzi inviati dalla Russia e dal Ruanda. L’analista Nathalia Dukhan, intervistata dal quotidiano al-Jazeera, ha dichiarato che i ribelli starebbero adottando “una strategia a lungo termine assicurandosi le risorse necessarie a soffocare Bangui”. Bangassou è una della maggiori città minerarie del Paese, ricca di diamanti. Già nel 2017, i gruppi ribelli “anti-balaka”, provenienti principalmente dalle comunità cristiane, avevano attaccato la città, massacrando decine di civili musulmani e 12 caschi blu delle Nazioni Unite.

La presa di Bangassou arriva alla vigilia della pubblicazione dei risultati parziali delle ultime elezioni presidenziali. L’insicurezza dilagante ha fatto sì che in 29 delle 71 sotto-prefetture del Paese non sia stato possibile votare. Le minacce e gli attacchi dei ribelli hanno tenuto chiuso più del 14% dei seggi elettorali il giorno delle elezioni, domenica 27 dicembre. Il partito del presidente Touadera ha rivendicato la vittoria, ma una coalizione di gruppi dell’opposizione ha chiesto l’annullamento dei risultati, denunciando la presenza di brogli elettorali. Il portavoce della MINUSCA, Vladimir Monteiro, ha attaccato l’opposizione accusandola di fare dichiarazioni “false e infondate”. Domenica 3 gennaio, la missione delle Nazioni Unite ha affermato in un comunicato che i principali gruppi armati del Paese, ovvero “l’UPC, l’MPC, le 3R, l’FPRC, gli anti-balaka e l’ex presidente Francois Bozize sono i responsabili di questi attacchi e delle gravi conseguenze per la popolazione civile”.

I risultati definitivi del primo turno elettorale non arriveranno prima del 18 gennaio. Se non ci sarà un vincitore, il 14 febbraio si terrà un ballottaggio.

Dall’indipendenza dalla Francia, nel 1960, la Repubblica Centrafricana ha subito cinque colpi di stato e numerose ribellioni. La situazione è precipitata nel 2013, dopo il golpe con cui le milizie musulmane Seleka hanno deposto il presidente Bozize. La presa della capitale, Bangui, da parte dei Seleka, il 24 marzo 2013, ha scatenato la reazione dei guerriglieri cristiani Anti-balaka, nome che in lingua locale significa “quelli che portano gli amuleti contro i kalashnikov”, avviando così un sanguinoso conflitto civile. Dopo la fuga di Bozize, il leader dei Seleka, Michel Djotodia, si è autoproclamato presidente e il proseguire delle violenze ha provocato, verso la fine del 2013, l’intervento militare della Francia, avallato da un mandato delle Nazioni Unite. A seguito delle elezioni del 2016, Touadera è stato nominato presidente del Paese, dopo aver ricoperto la carica di primo ministro dal 2008 al 2013. Tuttavia, il governo centrale non è più riuscito a recuperare il controllo di alcuni territori, che rimangono ancora in mano alle milizie armate. Nel febbraio 2019, il governo ha fatto il suo ottavo e ultimo tentativo di raggiungere una pace duratura, stipulando un accordo con 14 gruppi ribelli che controllano gran parte del territorio nazionale. Tuttavia, da quel momento, la situazione non è ancora migliorata.

Secondo il Global Terrorism Index Report del 2019, la Repubblica Centrafricana è il 14° Paese al mondo per impatto della minaccia terroristica, con un indice pari a 6,62 su 10. Le fazioni islamiste che si sono formate dallo scioglimento dei Seleka si concentrano nelle regioni centrali del Paese, mentre le milizie Anti-balaka controllano alcuni territori nel Nord-Ovest. I combattimenti hanno costretto circa 4.7 milioni di persone ad abbandonare le proprie case, rendendole bisognose di assistenza umanitaria. La missione delle Nazioni Unite, dispiegata nel 2014, fatica a riportare l’ordine e la sicurezza nel Paese, dove il governo ha scarso controllo del proprio territorio.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.