Regno Unito: bloccata l’estradizione di Assange negli USA

Pubblicato il 4 gennaio 2021 alle 20:02 in UK USA e Canada

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La giudice britannica Vanessa Baraitser, della Central Criminal Court di Londra, ha stabilito, lunedì 4 gennaio, che il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, non potrà essere estradato negli Stati Uniti perché il soggetto è “a rischio suicidio”. La decisione ha assicurato ad Assange una vittoria contro le autorità statunitensi, che lo accusano di aver ottenuto e pubblicato documenti militari e diplomatici segreti relativi alle guerre in Iraq e Afghanistan e intendono processarlo con l’accusa di violazione dell’Espionage Act.

Diversi gruppi per la difesa dei diritti umani e gli avvocati di Assange hanno lodato la sentenza, ma alcuni hanno criticato la logica sottostante, dal momento che la giudice avrebbe fatto leva sui problemi di salute mentale dell’imputato e non sugli attacchi alla libertà di stampa e sulle accuse, ritenute da molti politicamente motivate, dell’establishment americano.

Assange, 49 anni, presente all’udienza di lunedì, è stato incriminato nel 2019 per 17 capi di accusa, incluso il reato di cospirazione per aver hackerato i computer del governo, nel 2010 e nel 2011, per ottenere illegalmente e pubblicare informazioni classificate. Qualora estradato e ritenuto colpevole su tutti i fronti, l’uomo potrebbe affrontare una condanna fino a 175 anni di carcere.

La giudice Baraitser ha affermato, all’inizio della sua arringa, che Assange sarebbe andato oltre i limiti della libertà di espressione nella pubblicazione dei cablogrammi della diplomazia e della Difesa USA, ma ha sottolineato che ci sono prove evidenti di un serio rischio per la salute dell’imputato qualora dovesse affrontare un processo negli Stati Uniti. “Il rischio di suicidio, se dovesse essere emesso un ordine di estradizione, sarebbe sostanziale”, ha dichiarato. Di qui la decisione di non estradarlo. Date le condizioni mentali del signor Assange, la pena prevista negli USA “sarebbe ingiusta e opprimente”, ha aggiunto la giudice Baraitser.

La sentenza di lunedì rappresenta un punto di svolta importante nella lotta legale sul caso, che dura da quasi un decennio. Tuttavia, è probabile che la battaglia vada avanti, dal momento che i pubblici ministeri statunitensi hanno dichiarato che faranno appello. Il tempo per presentare la domanda è di due settimane.

Una folla di sostenitori, fuori dal tribunale, è esplosa in un coro di grida e di applausi non appena è stato emesso il verdetto. “Oggi siamo travolti dalla gioia per il fatto che Julian sarà presto con noi”, ha detto ai giornalisti Craig Murray, ex diplomatico britannico e attivista per i diritti umani che ha seguito l’udienza. Ha detto di essere “felice per aver visto un po ‘di umanità”, ma ha affermato che la sentenza per motivi di salute mentale costituisce, a suo parere, una “scusa per fornire giustizia”. Ancora più critica sulla logica sottostante la decisione Rebecca Vincent, direttrice delle campagne internazionali di Reporter senza frontiere. “Non siamo d’accordo con la valutazione del giudice secondo cui questo caso non sarebbe politicamente motivato e sul fatto che non si tratterebbe di libertà di parola. Continuiamo a credere che il signor Assange sia stato preso di mira per i suoi contributi al giornalismo e fino a quando le questioni sottostanti non saranno affrontate, altri giornalisti, fonti ed editori rimarranno a rischio”, ha detto Vincent.

Stella Moris, la compagna di Assange, ha affermato, dal canto suo, di essere contenta per il fatto che la richiesta di estradizione sia stata respinta, ma ha evidenziato che le accuse non sono ancora state ritirate e ha invitato il presidente Trump a “farlo subito”.

In una sua dichiarazione, il Dipartimento di Giustizia USA ha affermato di essere “estremamente deluso” dalla decisione, ma “gratificato che gli Stati Uniti abbiano prevalso sulle questioni di diritto sollevate”. Il Dipartimento ha poi affermato che avrebbe comunque cercato di estradare Assange.

L’uomo, australiano, è salito alla ribalta nel 2010 dopo aver pubblicato documenti forniti dall’ex analista dell’intelligence dell’esercito americano Chelsea Manning, graziata dall’allora presidente Barack Obama. Prima costretto a rifugiarsi presso l’ambasciata ecuadoriana a Londra per sfuggire all’estradizione in Svezia, dove ha dovuto affrontare un’inchiesta su accuse di stupro, successivamente cadute, Assange ha continuato a gestire WikiLeaks, come un autoproclamato rifugiato politico e ha trascorso sette anni lì, prima del suo arresto da parte della polizia britannica l’11 aprile 2019.

Durante l’udienza sulla richiesta di estradizione, avanzata dagli Stati Uniti e iniziata a febbraio ma rinviata a causa della pandemia di coronavirus, gli avvocati che rappresentano Washington hanno sostenuto che Assange avrebbe ottenuto illegalmente documenti segreti e messo a rischio diverse vite umane rivelando i nomi delle persone che avevano fornito informazioni agli Stati Uniti nelle zone di guerra. “La cronaca o il giornalismo non sono una scusa per attività criminali o una licenza per infrangere le normali leggi penali”, ha affermato l’anno scorso davanti alla corte James Lewis, un avvocato che rappresenta il governo degli Stati Uniti. I difensori di Assange, invece, definiscono l’accusa come un attacco politicamente motivato alla libertà di stampa. “Il rischio più grande per lui negli Stati Uniti è che non affronterà un processo equo”, ha detto Greg Barns, avvocato australiano e consulente del signor Assange. “Potrebbe quindi passare il resto della sua vita in prigione, in isolamento, trattato in modo crudele e arbitrario”, ha aggiunto.

Assange è attualmente detenuto a Belmarsh, una prigione di massima sicurezza di Londra, dal 2019. L’uomo è rimasto in custodia dopo l’annuncio della sentenza di lunedì, ma la sua squadra ha assicurato di avere in programma di avanzare una richiesta di cauzione. La sua salute mentale e fisica sarebbe peggiorata durante il carcere, hanno avvertito gli esperti. Nils Melzer, relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura e i maltrattamenti, ha affermato, nel novembre 2019, che la detenzione di Assange equivale a una “tortura psicologica”.

Molti considerano Assange “un eroe” in tema di trasparenza e libertà, uno che avrebbe contribuito a “smascherare le malefatte degli Stati Uniti in Iraq e Afghanistan”. L’uomo, tuttavia, è anche criticato da una parte dell’opinione pubblica che lo accusa di essere un personaggio in cerca di pubblicità, con una personalità irregolare. In particolare, la sua reputazione sarebbe stata compromessa soprattutto dopo la pubblicazione, da parte di WikiLeaks, di e-mail associate alla campagna presidenziale di Hillary Clinton, che, secondo alcuni funzionari statunitensi, sarebbero state hackerate dall’intelligence russa per danneggiare la sua candidatura.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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