Niger: attacchi simultanei uccidono almeno 100 civili

Pubblicato il 4 gennaio 2021 alle 8:31 in Africa Niger

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Cento persone sono morte a seguito di un attentato terroristico perpetrato in due villaggi nell’Ovest del Niger, il 2 gennaio. Si è trattato di uno degli episodi più letali degli ultimi anni per il Paese africano.

A darne notizia alla televisione di Stato è stato il primo ministro Brigi Rafini, durante una visita sul luogo dell’attentato, a pochi giorni di distanza dalle elezioni presidenziali svoltesi il 27 dicembre. Rafini, però, non ha specificato chi potrebbe essere stato il responsabile. Come riferito anche da un sindaco locale, i villaggi colpiti sono stati Tchoma Bangou e Zaroumadareye, situati nella regione di Tillaberi, a circa 120 km a Nord della capitale nigerina, Niamey, e distanti 7 km l’uno dall’altro. Almou Hassane, il sindaco del comune di Tondikiwindi che gestisce entrambi i villaggi, ha dichiarato che i terroristi sono giunti nell’area colpita a bordo di 100 motociclette, per poi dividersi in due gruppi e condurre attacchi simultanei nei due villaggi. Le vittime decedute a Tchoma Bangou ammontano a circa 70, mentre altri 30 individui sono morti a Zaroumadareye. Il bilancio include poi 75 feriti, trasportati verso Niamey e Ouallam per ricevere le cure necessarie.

Il Niger ha assistito più volte ad attacchi perpetrati da militanti jihadisti, affiliati a organizzazioni quali al-Qaeda e lo Stato Islamico, soprattutto nelle aree situate nei pressi dei confini con il Mali e il Burkina Faso. Gli episodi sono da collocarsi nel quadro di una più ampia crisi in termini di sicurezza che coinvolge l’intera regione del Sahel, in Africa Occidentale, che ha spinto anche attori stranieri, tra cui la Francia, a intervenire inviando truppe e risorse. La stessa regione di Tillaberi, definita instabile, è situata nell’area “tri-border”, dove convergono i confini porosi di Niger, Mali e Burkina Faso e assiste da anni ad attentati jihadisti. A detta delle Nazioni Unite, sono circa 4.000 le persone uccise nelle tre nazioni nel corso del 2019, a causa della violenza jihadista e dello spargimento di sangue etnico provocato dagli islamisti.

Uno degli ultimi episodi risale al 12 dicembre, quando un attentato, successivamente rivendicato da Boko Haram, ha causato la morte di circa 27 persone, mentre altre sono rimaste ferite o risultano essere scomparse. Anche per l’attacco del 2 gennaio, sebbene al momento non sia stato ancora rivendicato, è stato puntato il dito contro combattenti jihadisti. A detta di un ex ministro proveniente dalla regione colpita, Issoufou Issaka, quanto accaduto a Tchoma Bangou e Zaroumadareye potrebbe essere stata una vendetta da parte dei terroristi, dopo che la popolazione locale ha linciato due dei loro membri.

Il Country Report on Terrorism 2019 del Dipartimento di Stato americano riferisce che in Niger sono attive organizzazioni estremiste come Boko Haram, il Movimento per l’Unicità e il Jihad nell’Africa occidentale (MUJAO), l’ISIS del Grande Sahara (ISIS-GS), ISIS dell’Africa occidentale (ISIS-WA), Jama’at al-Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), al-Mourabitoun, Ansar al-Din e l’affiliato Fronte di Liberazione Macina. Lo stesso report evidenzia che il Paese è impegnato nella lotta al terrorismo e collabora con Paesi vicini e partner ed alleanze internazionali, tra cui l’INTERPOL, la coalizione internazionale anti-ISIS, Multi-National Joint Task Force e il G5 Sahel Joint Force. 

Gli attacchi di sabato 2 gennaio sono avvenuti lo stesso giorno in cui la commissione elettorale ha annunciato i risultati del primo turno delle elezioni presidenziali. Queste potrebbero portare nel Paese la prima transizione pacifica del potere sin dalla sua indipendenza dalla Francia, avvenuta nel 1960, provocando la caduta di presidente Mahamadou Issoufou, che ha consegnato le dimissioni dopo due mandati quinquennali alla guida del Paese. Il candidato del partito al potere, Mohamed Bazoum, è arrivato primo, ma, non avendo ottenuto il 50% dei voti più uno, dovrà affrontare l’ex presidente Mahamane Ousmane in un ballottaggio previsto per il 21 febbraio. “Gli attacchi ci ricordano che i gruppi terroristici costituiscono una grave minaccia alla coesione all’interno delle comunità, come nessun’altra”, ha affermato Bazoum in un video pubblicato sui social media. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione