L’Iran sequestra una nave della Corea del Sud

Pubblicato il 4 gennaio 2021 alle 17:26 in Corea del Sud Iran

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Le Guardie della Rivoluzione Islamica di Teheran hanno bloccato la petroliera battente bandiera Sud-coreana Hankuk Chemi, il 4 gennaio, nelle acque del Golfo Persico, a causa di “ripetute violazioni delle leggi ambientali marittime”.

L’annuncio è giunto dal sito internet del corpo militare iraniano che ha specificato di aver sequestrato un’imbarcazione di proprietà della Corea del Sud, la Hankuk Chemi, in transito dal porto di Al Jubail, in Arabia Saudita, e che stava trasportando circa 7.200 tonnellate di prodotti chimici e petroliferi. Il sequestro sarebbe avvenuto su richiesta dell’organizzazione marittima della provincia iraniana di Hormozgan.

Il Ministero degli Esteri della Corea del Sud ha confermato la notizia, specificando che a bordo della Hnkuk Chemi vi sono 20 persone, di cui 5 Sud-coreane, e ha chiesto all’Iran di confermare l’incolumità dell’equipaggio e di rilasciare l’imbarcazione il prima possibile. A bordo della petroliera, oltre ai 5 Sud-coreani, vi sarebbero persone di nazionalità indonesiana, vietnamita e birmana.

Al momento, le Guardie della Rivoluzione Islamica di Teheran non hanno specificato né dove sia avvenuto esattamente il sequestro della petroliera Sud-coreana, né dove sia stata trasferita. Secondo l’organizzazione del Regno Unito United Kingdom Maritime Trade Operations, il 4 gennaio, sarebbe avvenuta “un’interazione” nello Stretto di Hormuz tra un’imbarcazione mercantile e le autorità iraniane, provocando un cambiamento di rotta della nave che ha alterato la sua rotta verso Nord, dirigendosi in acque territoriali iraniane.

Nel 2019, un episodio simile aveva coinvolto la petroliera battente bandiera inglese Stena Impero, la quale era stata sequestrate dalle Guardie della Rivoluzione Islamica nello Stretto di Hormuz per aver speronato un peschereccio ed era stata poi rilasciata dopo due mesi. Nello stesso anno, in totale, erano state sei le imbarcazioni sequestrate con il sospetto di aver trafficato illegalmente carburante.

Le acque del Golfo Persico stanno assistendo ad un momento di crescenti tensioni causate soprattutto dagli attriti tra gli USA, alleato anche della Corea del Sud, e l’Iran, che hanno visto Washington inviare dapprima bombardieri B-52H a sorvolare la regione, il 10 dicembre scorso, e poi posizionare un sottomarino e due navi da guerra nelle acque del Golfo arabo, il 21 dicembre successivo. Il 4 gennaio, il Pentagono ha infine deciso che la portaerei USS Nimitz, che sarebbe dovuta ritornare negli USA nelle prossime settimane, rimarrà nella regione mediorientale, alla luce delle “recenti minacce” iraniane contro funzionari degli Stati Uniti e il presidente uscente, Donald Trump.

Le tensioni tra Teheran e Washington si sono riaccese da quando, l’8 maggio 2018, Trump aveva ritirato il proprio Paese dal Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), anche noto come accordo sul nucleare iraniano, tornando ad imporre sanzioni contro l’Iran, applicando la cosiddetta “politica di massima pressione”. Le tensioni tra le parti erano poi culminate nell’uccisione del generale a capo della Quds Force iraniana, Qassem Soleimani, durante un raid aereo statunitense, il 3 gennaio 2020, all’aeroporto di Baghdad, in Iraq. In occasione del primo anniversario da tale evento, più autorità iraniane hanno annunciato ritorsioni per le azioni statunitensi.

Il JCPOA, firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Unione Europea, prevede limiti allo sviluppo del programma nucleare iraniano in cambio del progressivo allentamento delle sanzioni internazionali che gravano su Teheran e della rimozione dell’embargo sulle armi convenzionali, entrambe previste dalla Risoluzione 2231 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, approvata il 20 luglio 2015. Secondo l’amministrazione Trump, l’Iran non avrebbe rispettato gli impegni presi in modo soddisfacente tanto da ritirare il proprio Paese dall’intesa. Il presidente eletto statunitense, Joe Biden, che inizierà il proprio mandato il prossimo 20 gennaio, ha rivelato la propria intenzione di far ritornare gli USA all’accordo ma ha anche richiesto che l’Iran riprenda a rispettare in toto quanto da esso previsto. Teheran, che dall’abbandono di Trump ha violato più disposizioni del JCPOA, ha affermato che le proprie violazioni potrebbero essere revocate se anche le azioni punitive statunitensi fossero ritirate. Intanto, però, il 4 gennaio, le autorità irachene hanno ripreso l’arricchimento di uranio al 20% presso l’impianto nucleare sotterraneo di Fordow.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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