Libano: violenta esplosione al confine con la Siria

Pubblicato il 4 gennaio 2021 alle 11:04 in Libano Siria

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Almeno 10 persone sono rimaste ferite a seguito di una violenta esplosione, verificatasi, nella sera del 3 gennaio, presso serbatoi di gas situati nel Nord-Est del Libano, al confine con la Siria.

Nello specifico, la località interessata dall’esplosione è al-Qasr, nel distretto di Hermel, ma, al momento, non sono state ancora accertate le cause e le dinamiche dell’accaduto. La Croce Rossa Libanese, recatasi sul luogo dell’esplosione insieme a membri dell’esercito, ha riferito di aver risposto all’incidente inviando tre squadre di soccorritori e trasferendo i feriti presso gli ospedali vicini. È stato un portavoce dell’esercito libanese ad affermare che l’esplosione derivava dai serbatoi di un deposito di gas e benzina, i quali, secondo altre fonti, venivano impiegati per contrabbandare gas tra la Siria e il Libano. Inoltre, è stato precisato che, sebbene l’incidente abbia avuto luogo a pochi chilometri di distanza da una postazione dell’esercito, nessun soldato è rimasto ferito.

La regione di Hermel, riferiscono più fonti, è nota per essere testimone di attività di contrabbando di merci di diverso tipo, tra cui anche gas e benzina, tra la Siria e il Libano. Queste avvengono in entrambe le direzioni, ma, a partire dallo scoppio della guerra civile siriana, il 15 marzo 2011, si sono particolarmente intensificate soprattutto verso Damasco, testimone di una crescente crisi economica. Stando a quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, tra i protagonisti del commercio illegale vi è anche il partito sciita Hezbollah, sostenitore del governo damasceno affiliato al presidente siriano, Bashar al-Assad, il quale sarebbe responsabile della gestione e del controllo dei valichi adibiti alle attività di contrabbando.

Un altro sostenitore del regime di Assad è l’Iran che, al pari di Hezbollah, viene considerato da Israele un pericolo per l’integrità dei propri confini territoriali, spingendolo a condurre diversi attacchi contro le postazioni dei gruppi filoiraniani situate in Siria. A tal proposito, secondo quanto riferito da al-Araby al-Jadeed, l’esplosione del 3 gennaio è coincisa con il sorvolo di aerei da guerra israeliani a bassa quota su alcune regioni libanesi, tra cui Bekaa ed Hermel, il che ha fatto pensare ad una possibile partecipazione israeliana nell’incidente, che ha colpito serbatoi di proprietà di una famiglia libanese vicina a Hezbollah.

In tale quadro si inseriscono le parole del segretario di Hezbollah, Hassan Nasrallah, il quale, il 3 gennaio, in occasione del primo anniversario della morte del generale iraniano della Quds Force, Qassem Soleimani, ha affermato che vi è un crescente stato di preoccupazione nella regione mediorientale e del Golfo, determinata dalle reciproche minacce di Iran, Israele e Stati Uniti. A tal proposito, ha affermato il segretario del partito sciita, se Teheran volesse vendicare militarmente l’assassinio di Soleimani potrebbe farlo in qualsiasi momento, senza chiedere sostegno a nessun altro partner, in quanto non ha bisogno di aiuto.

Israele si è più volte detto determinato a frenare la crescita della forza militare dell’Iran in Siria, contro cui sarebbe suo diritto continuare a combattere come forma di auto-difesa. Inoltre, Teheran, a detta di Israele, starebbe cercando di creare una propria base militare permanente. A tal proposito, il capo di Stato maggiore dell’esercito israeliano, Aviv Kochavi, ha recentemente dichiarato che, grazie alle perduranti operazioni di Israele in Siria, la presenza iraniana nel Paese stava diminuendo. Tuttavia, ha affermato Kochavi, vi è ancora molta strada da fare per raggiungere gli obiettivi auspicati.

Al di là delle tensioni che continuano a caratterizzare il panorama geopolitico mediorientale, l’incidente del 3 gennaio ha ricordato alla popolazione libanese la violenta esplosione che, il 4 agosto 2020, ha colpito il porto della capitale Beirut, provocando 191 morti e circa 6.000 feriti, oltre a ingenti danni materiali in tutta la città, equivalenti a circa 15 miliardi di dollari. Sebbene le indagini siano ancora in corso, non sono mancate accuse contro Hezbollah, il quale, secondo alcune fonti, potrebbe aver avuto un ruolo nella gestione dei depositi di armi e di nitrato di ammonio. Si tratta, tuttavia, di accuse respinte e mai ancora comprovate. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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