Gli USA ci ripensano: la portaerei rimane nel Golfo

Pubblicato il 4 gennaio 2021 alle 9:56 in Iran USA e Canada

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Il Pentagono ha riferito che la portaerei USS Nimitz, che sarebbe dovuta ritornare in patria nelle prossime settimane, rimarrà nella regione mediorientale, alla luce delle “recenti minacce” iraniane contro funzionari degli Stati Uniti e il presidente uscente, Donald Trump.

Risale al 31 dicembre l’annuncio del segretario alla Difesa ad interim, Christopher Miller, il quale aveva affermato che, dopo una missione durata circa dieci mesi, la USS Nimitz sarebbe ritornata sulla costa occidentale degli Stati Uniti. L’imbarcazione era stata schierata nella regione del Golfo nel mese di aprile 2020 e sarebbe dovuta ritornare in patria entro la fine dell’anno. Il ritorno, però, era stato rinviato, viste le crescenti preoccupazioni derivanti da Teheran, e la portaerei era stata inviata al largo delle coste della Somalia per trasferire le forze statunitensi fuori dal Paese africano. La decisione del 31 dicembre, riporta il New York Times, sebbene in contraddizione con le mosse dei giorni precedenti, mirava probabilmente a inviare segnali di de-escalation al nemico iraniano.

Ora, però, stando a quanto riferito dallo stesso Pentagono il 3 gennaio, Washington è ritornata indietro sui suoi passi e il trasferimento della portaerei è stato fermato. “La USS Nimitz rimarrà in servizio nell’area operativa del Comando Centrale degli Stati Uniti. Nessuno dovrebbe dubitare della determinazione degli Stati Uniti d’America”, ha affermato il segretario della Difesa ad interim. La nuova decisione, ha specificato Miller, giunge dopo che i leader iraniani hanno minacciato il capo di stato uscente, Trump, e i funzionari del governo statunitense. In realtà, è da mesi che le agenzie di intelligence degli Stati Uniti affermano che l’Iran mira a colpire ufficiali militari degli USA, oltre a leader civili, per vendicarsi di quanto accaduto il 3 gennaio 2020.

In tale data, il generale della Quds Force, Qassem Soleimani, e il vicecomandante delle Forze di Mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis, sono stati uccisi a seguito di un raid ordinato da Trump contro l’aeroporto internazionale di Baghdad. A un anno di distanza, il 3 gennaio 2021, la capitale Baghdad ha assistito a marce di protesta che hanno coinvolto anche altre città irachene, dove i cittadini hanno inneggiato slogan quali “vendetta” e “no all’America”, con riferimento alla perdurante presenza statunitense nel Paese mediorientale. Il primo anniversario dell’uccisione dei due leader iraniani è stato ricordato, nel corso degli ultimi giorni, anche in Iran, Siria, Libano e Yemen.

L’episodio del 3 gennaio 2020 aveva fatto temere un’escalation tra Washington e Teheran, sebbene le tensioni fra i due nemici si fossero acuite già a seguito del ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano, l’8 maggio 2018. In tale quadro, il 30 dicembre, due bombardieri B-52 dell’aeronautica militare statunitense hanno sorvolato la regione del Golfo, in risposta ai segnali inviati dall’Iran, mentre il 21 dicembre la Marina statunitense ha riferito che Washington ha inviato un sottomarino e due navi da guerra nelle acque del Golfo arabo. Le imbarcazioni in questione sono, nello specifico, l’USS Georgia, un sottomarino missilistico guidato di classe Ohio, e due incrociatori missilistici guidati, USS Port Royal (CG 73) e USS Philippine Sea (CG 58). Uno degli obiettivi degli USA è mostrare il proprio impegno nei confronti dei partner della regione mediorientale nel garantire sicurezza marittima, segnalando la propria prontezza verso qualsiasi minaccia.

Nel frattempo, anche Israele teme una eventuale ritorsione dell’Iran, a seguito dell’uccisione, avvenuta il 27 dicembre, dello scienziato Mohsen Fakhrizadeh, considerato il “padrino dell’accordo sul nucleare”, per cui Teheran ha promesso vendetta. A tal proposito, il ministro dell’Energia israeliano, Yuval Steinitz, ha affermato che l’esercito israeliano è pronto a far fronte a qualsiasi attacco da parte delle milizie filoiraniane, viste le continue minacce dell’Iran, il quale cerca “scuse” per colpire i propri nemici regionali. Tuttavia, ha affermato Steinitz, Teheran deve far fronte a pressioni economiche e in materia di sicurezza, il che “è una buona notizia”. In tale quadro, fonti della sicurezza israeliana hanno affermato che il governo ha recentemente approvato operazioni militari e di sicurezza, in parte già condotte dall’esercito di Israele.

  

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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