Cuba: Trump vara nuove sanzioni

Pubblicato il 4 gennaio 2021 alle 13:32 in Cuba USA e Canada

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La Banca finanziaria internazionale (BFI) di Cuba, una delle principali società del Paese che gestisce buona parte della contabilità di società e imprenditori esteri e si occupa di operazioni relative a joint ventures, è stata inclusa nella lista nera di Washington. Questa è l’ultima sanzione dell’amministrazione Trump per colpire l’economia cubana prima di lasciare il posto a Joe Biden. A questo, come rivelato questa settimana dal quotidiano The New York Times, se ne potrebbe aggiungere uno ancora peggiore nei prossimi giorni: l’inserimento dell’isola nella lista dei paesi sponsor del terrorismo. Attualmente composta solo da Corea del Nord, Iran e Siria, la lista prevede dure sanzioni che potrebbero essere complesse da smantellare per l’amministrazione del democratico Joe Biden, che ha già annunciato che il suo governo recupererà la politica di riavvicinamento con Cuba promossa da Barack Obama.

Il 20 gennaio, giorno in cui Biden assumerà la carica di presidente degli Stati Uniti, è diventato una data fondamentale per i settori dell’attuale amministrazione interessati a silurare ogni avvicinamento a Cuba. Per mesi, e più ancora da quando Trump ha perso le elezioni, Washington ha iniziato una corsa frenetica per lasciare a Biden poco margine di manovra. Contro Cuba, in particolare, hanno imposto numerose sanzioni che vanno dal proibire agli americani di soggiornare negli hotel di stato fino al forzare la chiusura degli oltre 400 uffici che Western Union aveva sull’isola, un duro colpo alle rimesse inviate dagli emigranti. L’obiettivo è che quando la nuova amministrazione muoverà i primi passi per riprendere il percorso proposto da Obama, troverà tante mine che il cammino sarà lento o addirittura impraticabile.

Venerdì 1° gennaio il governo cubano ha condannato l’inserimento della BFI nell’elenco delle società cubane con cui agli americani è vietato fare affari e ha accusato Washington di “inasprire il blocco” per aumentare l’assedio finanziario e soffocare il Paese. L’ argomentazione del Segretario di Stato Mike Pompeo quando ha annunciato la misura era che la BFI è controllato dalla corporazione militare GAESA e che le sue “operazioni avvantaggiano in modo sproporzionato i militari cubani piuttosto che gli uomini d’affari indipendenti, promuovendo repressione del popolo cubano e finanziamento delle ingerenze di Cuba in Venezuela”. La stessa giustificazione è stata utilizzata per inserire nella lista nera la società finanziaria cubana FINCIMEX, che ha causato la chiusura degli uffici della Western Union.

“Questa misura può rappresentare una grande difficoltà per le aziende e gli imprenditori, in quanto alcune banche estere con cui operiamo possono ora temere di essere sanzionate da Washington”, dice al quotidiano El País un uomo d’affari con una società stabilita da anni sull’isola. “L’unica cosa buona è che dal 20 gennaio tutto questo cambierà”.

Biden ha già dichiarato che metterà fine alla politica di ostilità e sanzioni di Trump e, dicono gli analisti, inizierà presto a sciogliere il groviglio di misure imposte dal suo predecessore in questi quattro anni, come la restrizione delle rimesse, il divieto di voli, navi dirette e da crociera, la chiusura del Consolato o l’eliminazione del cosiddetto “People to people”, la modalità di viaggio “arricchimento culturale” che la maggior parte dei nordamericani utilizzava per recarsi sull’isola. Molte di queste misure possono essere smantellate in tempi relativamente brevi, ma altre, secondo gli esperti nelle relazioni USA-Cuba, sono più complesse da revocare, come rimuovere le società GAESA dalla lista nera di Washington.

Il New York Times ha pubblicato questa settimana un’esclusiva in cui anticipa che Pompeo dovrà decidere nei prossimi giorni se includere Cuba nella lista degli sponsor del terrorismo. Obama ha rimosso l’isola dalla lista nel 2015, durante il processo di ristabilimento delle relazioni diplomatiche. Il quotidiano statunitense ha rivelato che la proposta di riportare Cuba nell’elenco è arrivata dall’Ufficio per gli affari dell’emisfero occidentale del Dipartimento di Stato, e non dal suo Ufficio antiterrorismo, che normalmente dovrebbe essere coinvolto in tale misura. Sarebbe quindi una decisione politica, non basata sul reale pericolo che Cuba rappresenta per gli Stati Uniti.

Joe García, ex Segretario all’Energia dell’amministrazione, che è stato anche direttore esecutivo della Fondazione cubano-americana (la principale organizzazione anticastrista dell’esilio) e che difende oggi il riavvicinamento con Cuba, afferma che questo è il momento di costruire ponti, non di costruire muri. In merito all’ultima sanzione contro il Banco Financiero Internacional, ha sottolineato che “è fatta con l’intenzione di nuocere in un momento chiave, ma senza pensare alle conseguenze per entrambi i paesi e in particolare per il popolo cubano, che è quello che sostiene di beneficiare”. Secondo García, profondo conoscitore della comunità cubano-americana negli Stati Uniti, la misura “sarebbe ridicola ed economica se non avesse conseguenze dirette per il popolo di Cuba e per i cubani del sud della Florida, che sono quelli che dovranno cercare nuove modi e pagare di più per aiutare le loro famiglie”.

Entrambe le misure – sebbene l’inclusione di Cuba nell’elenco dei paesi che sponsorizzano il terrorismo non sia ancora ufficiale – hanno generato non solo il rifiuto del governo, ma anche quello della diplomazia europea. “In mezzo a una pandemia, qualsiasi sanzione è oltraggiosa che mostra un livello di rabbia e odio che non ha giustificazione”, ha detto l’ambasciatore dell’Unione europea a Cuba, Alberto Navarro.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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