Cina: la nuova Legge per la Difesa Nazionale

Pubblicato il 4 gennaio 2021 alle 6:45 in Asia Cina

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Gli emendamenti alla Legge per la Difesa Nazionale della Repubblica Popolare Cinese (RPC) sono entrati in vigore lo scorso primo gennaio e hanno ampliato i poteri della Commissione Militare Centrale (CMC), con a capo il presidente cinese, Xi Jinping, per mobilitare le risorse civili e militari cinesi sia nel Paese, sia all’estero. La Legge ha continuato a ribadire che la Cina si attiene ad una politica difensiva.

Dopo due anni di revisione, gli emendamenti alla Legge per la Difesa Nazionale della Cina sono stati approvati lo scorso 26 dicembre dal 13esimo Comitato Permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo (ANP), il massimo organo legislativo della Cina. Nello specifico, 3 articoli sono stati rimossi dal testo, oltre 50 sono stati emendati e altri 6 sono stati aggiunti, mentre i titoli dei capitoli 4 e 5 sono stati cambiati. La versione emendata della Legge per la Difesa Nazionale consiste ora di 73 articoli organizzati in 12 capitoli. In generale, le aggiunte hanno riguardato il rafforzamento della consapevolezza della difesa nazionale e della coscienza di crisi dei cittadini unitamente al potenziamento del livello tecnologico e di capacità della difesa nazionale.

In base alle modifiche, è stato ridimensionato il ruolo del Consiglio di Stato, l’organo amministrativo del Paese, nella formulazione delle politiche e nel potere decisionale relativi a questioni militari per ampliare quello della CMC. Tra le più importanti novità del testo vi è poi la menzione, per la prima volta, della “distruzione” e della “protezione” dei cosiddetti “interessi di sviluppo” della Cina come basi per la mobilitazione e lo schieramento delle truppe e delle forze di riserva dell’Esercito Popolare di Liberazione (EPL). Oltre a questo, la legge ha dichiarato esplicitamente la necessità di costruire un meccanismo di coordinazione nazionale per la mobilitazione delle aziende a proprietà statale e private nella ricerca riguardante le nuove tecnologie per la difesa, compreso il settore delle armi convenzionali e i settori non-convenzionali della sicurezza informatica, dello spazio e dell’elettromagnetismo.

In particolare, le modifiche hanno toccato otto aspetti. Innanzitutto il pensiero di Xi Jinping sul socialismo dalle caratteristiche cinesi per una nuova era è stato posto come pensiero guida nelle attività di difesa nazionale della Cina. In secondo luogo, le responsabilità di difesa degli organi statali sono state modificate. Come terzo aspetto è prevista l’ulteriore elaborazione dei compiti e degli obiettivi per la costruzione delle forze armate. In quarta istanza, è stata specificata la politica di difesa per i principali ambiti di sicurezza. Il quinto ambito ha riguardato il miglioramento del livello della ricerca e produzione nel settore della difesa e dell’approvvigionamento militare. Il sesto ha riguardato miglioramenti nella guida e gestione del sistema di mobilitazione e formazione di difesa nazionale. I settima istata, è stata affermata la protezione della posizione, dei diritti e degli interessi del personale militare. Infine, in ottavo luogo, sono stati perfezionati i sistemi e le politiche delle relazioni militari estere.

Secondo più analisti nel campo politico e militare, l’obiettivo degli emendamenti apportati alla Legge per la Difesa Nazionale sarebbero quelli di emendare e rafforzare la leadership militare del Paese sotto la guida di Xi, fornendole le basi legali per rispondere alle sfide poste da un confronto crescente con gli Stati Uniti.

Un ex-vice editore di Study Times, pubblicato dal Partito Comunista Cinese (PCC), ora residente negli USA, Deng Yuwen, ha affermato che gli emendamenti serviranno a legalizzare e applicare formalmente la natura “speciale” del sistema politico e di difesa della Cina rispetto a situazioni che potrebbero mettere il governo di Pechino in pericolo sia in patria, sia all’estero. Un commentatore politico indipendente ed ex-docente della Shanghai University of Political Science and Law, ha affermato che i cambiamenti alla Legge per la Difesa Nazionale abbiano dimostrato che la leadership cinese ha ottenuto la sicurezza necessaria per riaffermare il principio enunciato dallo stesso Mao Zedong che “il Partito è al comando delle armi” in base al quale l’EPL è al servizio del PCC. Ciò sarebbe avvenuto anche grazie al successo di Pechino nella gestione e controllo della pandemia di coronavirus, soprattutto se paragonato ai problemi affrontati, invece, da altri Paesi, soprattutto occidentali.

Un esperto in ambito militare della Suzhou University, Zeng Zhiping, ha voluto invece sottolineare che tra i cambiamenti più significativi vi sia stato proprio il ridimensionamento del ruolo del Consiglio di Stato nella formulazione dei principi della difesa nazionale cinese e nel diritto di dirigere ed amministrare la mobilitazione delle forze armate. Zeng ha sottolineato che, essendo la CMC ufficialmente in carica della politica e dei principi di difesa nazionale, il Consiglio di stato è diventato una semplice agenzia d’implementazione che fornisce sostegno all’Esercito e il ruolo delle istituzioni civili nella gestione delle forze armate è stato limitato. Infine, secondo un secondo esperto militare che risiede a Taipei, gli emendamenti metterebbero in luce il fatto che l’utilizzo delle forze armate per reprimere la “distruzione nazionale” potrebbe giustificare azioni contro le forze indipendentiste taiwanesi.

Per Pechino, Taiwan e la Cina formano un solo Paese di cui l’isola sarebbe una provincia, in base al principio “una sola Cina” che riconosce il solo governo della RPC, ma, a Taipei, è presente un esecutivo autonomo, che si auto-definisce la Repubblica di Cina (ROC), con a capo la presidente avversa a Pechino, Tsai Ing-wen, che respinge categoricamente il principio di “una sola Cina. Il governo di Pechino ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza. La spaccatura tra RPC e ROC risale alla fine della guerra civile cinese, conclusasi con la vittoria del Partito Comunista Cinese sul Guomindang, spesso definito partito nazionalista, e alla conseguente nascita della Nuova Cina, ovvero la RPC, il primo ottobre 1949. Dopo la sconfitta, il Guomindang si ritirò a Taiwan dove spostò il governo che aveva istituito nella Cina continentale e che, a livello internazionale, fu riconosciuto come governo dell’intera Cina fino al 1971, anno in cui le autorità di Pechino presero il posto di quelle di Taipei alle Nazioni Unite in rappresentanza della Cina.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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