Somalia: Al-Shabab colpisce un’azienda turca, 5 vittime

Pubblicato il 3 gennaio 2021 alle 9:00 in Africa Somalia

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Il ministro della Salute della Turchia, Fahrettin Koca, ha annunciato che 5 persone, di cui 2 di nazionalità turca, sono state uccise e almeno altre 14, compresi 3 turchi, sono state ferite da un’esplosione avvenuta appena fuori dalla capitale somala Mogadiscio, il 2 gennaio, durante un attacco contro un cantiere in cui è impegnata un’azienda turca. Il portavoce delle operazioni militari di Al-Shabab, Abdiasis Abu Musab, ha rivendicato la responsabilità dei fatti da parte della propria organizzazione lo stesso 2 gennaio.

Il Ministero degli Esteri della Turchia ha rilasciato una dichiarazione in cui ha condannato “l’atroce attacco” contro gli impiegati di un’azienda turca che stava lavorando alla costruzione della strada Mogadiscio-Afgoye, a Nord-Ovest della capitale, “contribuendo allo sviluppo e alla prosperità della Somalia”. Secondo quanto riferito da fonti di sicurezza turche, l’attentato è stato un attacco suicida perpetrato utilizzando una moto e si è verificato a 15 km di distanza dalla maggiore base militare turca all’estero, istituita nel 2017 fuori dalla capitale somala, che non è stata però colpita.

La Turchia è stata una fonte primaria di aiuti per la Somalia in seguito alla carestia che aveva colpito il Paese nel 2011, costruendo scuole, ospedali, infrastrutture e fornendo borse di studio agli studenti somali per studiare in Turchia. Ankara ha investito in Somalia circa 100 milioni di dollari e il suo più grande complesso diplomatico all’estero si trova a Mogadiscio. Oltre a questo, anche le aziende turche sono attive nel Paese e gestiscono, ad esempio, l’aeroporto e il porto marittimo della capitale somala. Negli ultimi anni, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, è poi diventato un alleato del governo somalo. Ankara sta cercando di ampliare la propria influenza nel Corno d’Africa per competere con attori quali Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti e, in tale contesto, la Somalia si è trovata al centro di tensioni regionali che vedono contrapporsi da un lato Ankara e Doha e dall’altro Riad e Abu Dhabi.

La Somalia ha vissuto decenni di sconvolgimenti interni dal 1991, in seguito alla caduta del dittatore Siad Barre, quando i vari gruppi che contribuirono alla sua deposizione non riuscirono a trovare un accordo, facendo cadere il Paese in una situazione di instabilità che si è protratta fino al 2012. In quell’anno, dopo circa 12 anni di tentativi, fu istituito un governo di unità nazionale, a seguito del primo giuramento del parlamento, avvenuto dopo 20 anni e delle prime elezioni dal 1967.

 Negli anni, ad aggravare la già fragile situazione somala ha contribuito, nel 2006, la nascita nel Paese di Al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, un’organizzazione politico-militare affiliata ad al-Qaeda. Il gruppo ha come obiettivo quello di ribaltare il governo di Mogadiscio, appoggiato da più Paesi esteri, per imporre la propria interpretazione della legge islamica. Per tale ragione, i suoi militanti conducono regolarmente attentati contro la capitale somala. Prima del 2011, Al-Shabaab controllava ampie zone del Paese ma, da quell’anno, furono cacciati dai principali centri abitati e città della Somalia, tra cui Mogadiscio, dall’Esercito somalo e dalle truppe dell’Unione Africana. 

Per combattere Al-Shabaab sono operativi in Somalia 20.000 uomini dell’operazione di peacekeeping dell’Unione Africana, la African Union Mission to Somalia (AMISOM). Anche gli Stati Uniti sono stati tra i Paesi che hanno combattuto il gruppo islamico nel Paese del Corno d’Africa, conducendo ripetuti attacchi aerei che hanno avuto come bersaglio i jihadisti. Dopo il loro ritiro dalla Somalia nel 1994, le truppe di Washington erano state nuovamente inviate in Somalia nel gennaio 2007 ma lo scorso 5 dicembre, il presidente uscente degli USA, Donald Trump, ha deciso di ritirare le truppe del proprio Paese dal territorio somalo entro il prossimo 15 gennaio. Per la Somalia, il ritiro delle truppe statunitensi avverrà in un momento delicato, in quanto, nel mese di gennaio 2021, sono previste le elezioni parlamentari e, all’inizio del successivo mese di febbraio, il Paese sarà, invece, chiamato a scegliere il proprio presidente.

Nel Country Report on Terrorism del 2019, rilasciato dal governo di Washington, l’Africa orientale è stata indicata come un porto sicuro per Al-Shabaab, che ha il controllo de facto su ampie porzioni del territorio nella Somalia centro-meridionale, dove riscuote anche “tasse” e ha assoggettato i governanti locali. Stando alla relazione, da tali luoghi, i terroristi di Al-Shabab organizzano, pianificano e conducono attentati, agendo indisturbati, anche contro il confinante Kenya. Secondo il report, nel 2019, gli attacchi di Al-Shabaab sarebbero aumentati e si starebbero focalizzando su obiettivi governativi, cercando di uccidere membri e leader delle istituzioni, per minarne la credibilità e l’efficacia. Nel febbraio del 2017, il presidente somalo, Mohamed Abdullahi Mohamed, ha dichiarato lo Stato di guerra contro il gruppo terroristico.

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Camilla Canestri

di Redazione

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