Siria: due auto-bombe uccidono 6 persone

Pubblicato il 3 gennaio 2021 alle 13:00 in Siria Turchia

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L’Osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR), con base a Londra, ha annunciato, il 3 gennaio, che l’esplosione di un’auto-bomba posizionata nei pressi di un mercato ortofrutticolo nella cittadina di Ras al-Ain, in un’area controllata dalla Turchia nel Nord-Est della Siria, ha provocato la morte di 5 persone, di cui 3 civili, e molti feriti, il 2 gennaio. Parallelamente, una seconda auto-bomba ha ucciso un civile e ne ha feriti altri 9 nella cittadina di Jindires, nella regione di Afrin, anch’essa sotto il controllo di Ankara.

Il 2 gennaio, il Ministero della Difesa turco ha poi specificato che tra le vittime a Ras al-Ain vi sono stati 2 bambini e che tra i civili che sono stati feriti vi era la madre. La Turchia ha incolpato dell’accaduto a Ras al-Ainnel le milizie kurde note come Unità di protezione popolare (YPG), accusate da Ankara di essere un’estensione del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK).  

Il PKK è un’organizzazione paramilitare, sostenuta delle masse popolari del Sud-Est della Turchia di etnia curda, ma attiva anche nel Kurdistan iracheno, ritenuta da Ankara, l’Unione Europea e gli Stati Uniti, un’organizzazione terroristica. Le YPG, invece, sono anch’esse un’organizzazione curda e sono state il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico, in Siria. Col tempo, la loro espansione in tale Paese si è trasformata in una minaccia per la sicurezza turca, in quanto Ankara tende a definire molte organizzazioni curde come “terroristiche” a causa di legami con il PKK. Nel 1984, il PKK ha iniziato a dar vita a proteste in Turchia per rivendicare i diritti della minoranza curda nel Paese, provocando una situazione di tensione tra le parti che si è protratta fino ad oggi.

Nel mese di ottobre 2019, le forze turche e i loro alleati in Siria avevano preso il controllo di un’area di 120 km, che va da Ras al-Ain a Tal Abyad, all’interno dei confini siriani, sottraendola alle forze kurde dello YPG. L’area di Afrin, che si trova a circa 300 km da Ras al-Ain, era stata invece occupata l’anno precedente. Entrambe sono state teatro di recenti violenze. Lo scorso 10 dicembre, a Ras al-Ain, 16 persone di cui due civili e 3 turchi sono stati uccisi da un’auto-bomba fatta esplodere ad una postazione di controllo. Il precedente 24 novembre, invece, sono morte 3 persone e altre 16 sono state ferite dall’esplosione di un’altra auto-bomba ad Afrin.

Gli ultimi attentati si inseriscono nel contesto generale della guerra civile in Siria, tutt’ora in corso, che è iniziata il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione aveva iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Bashar al-Assad. Con l’intensificarsi degli scontri, negli anni, tra i gruppi ribelli anti-governativi si sono radicalizzati alcuni gruppi di fondamentalisti islamici sunniti che hanno iniziato a lottare per il controllo su alcune aree del Paese. In tale contesto, l’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi di Hezbollah. Le ultime offensive si sono concentrate perlopiù a Idlib, dove, attualmente, è in vigore un cessate il fuoco stabilito da Russia e Turchia il 5 marzo scorso. Oltre al cessate il fuoco, accordi tra Mosca ed Ankara hanno previsto anche che la Turchia istituisse postazioni militari all’interno dei confini siriani

 Dal 2011, 384.000 persone hanno perso la vita nel conflitto, di questi almeno 116.000 erano civili, inoltre, 11 milioni di persone hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni e sono state dislocate all’interno del Paese o all’estero dove hanno cercato rifugio. Al momento, sarebbero oltre 5,6 milioni i siriani che hanno lasciato il proprio Paese e il maggior numero è stato ospitato dalla Turchia, che ha finora ospitato 3,6 milioni di siriani.

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Camilla Canestri

di Redazione

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