Mali: gruppo affiliato ad Al-Qaeda uccide 2 soldati francesi

Pubblicato il 3 gennaio 2021 alle 11:00 in Francia Mali

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L’Ufficio del presidente francese, Emmanuel Macron, ha affermato che 2 soldati francesi, il sergente Yvonne Huynh e il brigadiere Loic Risser, sono morti in Mali dopo che il veicolo sul quale viaggiavano è stato colpito da un ordigno esplosivo improvvisato, il 2 dicembre, nell’area di Menaka, nel Mali orientale. I militanti jihadisti dell’organizzazione affiliata ad Al-Qaeda nota come Gruppo per il sostegno dell’Islam e dei musulmani (GSIM) hanno rivendicato l’attacco nella stessa giornata.

Secondo quanto dichiarato dalla presidenza francese, le due vittime erano impegnate in una missione di intelligence ed erano accompagnate da un terzo soldato il quale ha riportato ferite. L’episodio del 2 gennaio è stato il secondo, nel giro di una settimana, in cui militari francesi hanno perso la vita in Mali. Lo scorso 28 dicembre, altri 3 soldati avevano perso la vita dopo che il loro veicolo blindato era stato colpito da un ordigno esplosivo improvvisato nella provincia di Mopti, nel Mali centrale.

Il 2 gennaio, il GSIM ha affermato di essere  responsabile dell’ultimo attentato contro le truppe francesi dalla propria piattaforma propagandistica Al-Zallaqa, fornendo più motivazioni, quali la continua presenza francese nella regione, le vignette satiriche ritraenti il Profeta Maometto pubblicate da Charlie Hebdo e la difesa di tale redazione da parte di Macron in nome della libertà d’espressione.

Prima dell’ultimo episodio di violenza, il gruppo di jihadisti legati ad Al-Qaeda aveva subito un duro colpo per mano francese lo scorso 10 novembre, quando i militari inviati da Parigi avevano ucciso Bah ag Moussa, capo militare del GSIM. L’uomo, noto anche come Bamoussa Diarra, sarebbe stato la mente dietro molteplici attacchi sia contro forze maliane, sia internazionali, era un ex colonnello dell’Esercito del Mali e figurava nella lista del terrorismo statunitense. Moussa era poi considerato un braccio destro di Iyad Ag Ghali, il leader del più importante gruppo armato del Mali, Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM). 

Con le ultime 2 vittime del 2 gennaio, dall’intervento francese in Mali nel 2013, il numero totale delle perdite dell’Esercito della Francia nel Paese è salito a 50. Parigi ha dispiegato circa 5.100 soldati francesi in Africa occidentale per combattere i jihadisti legati ad Al-Qaeda e allo Stato Islamico, nell’ambito della cosiddetta missione Barkhane. Quest’ultima è particolarmente attiva nella zona di confine tra Mali, Burkina Faso e Niger. Nel mese di febbraio 2020, a seguito di un crescente numero di attacchi, Parigi aveva deciso di rafforzare la missione inviando 600 soldati a sostegno del contingente di 4.500 uomini già presenti in loco ma, successivamente, Macron aveva annunciato che la Francia avrebbe ristrutturato la missione e, secondo fonti militari, potrebbero essere ordinati più ritiri.

Il Mali è considerato uno tra i Paesi più insicuri della regione del Sahel, l’area a Sud del Sahara dove eserciti e forze di polizia non hanno più il controllo. In tale contesto, dal punto di vista politico, nel Paese è in corso una transizione politica dopo un colpo di Stato miliare che ha portato alle dimissioni dell’ex-presidente del Mali, Ibrahim Boubacar Keita, il 19 agosto scorso, dopo mesi di proteste popolari nel Paese contro il suo governo.

 Dopo l’instaurazione di un governo militare provvisorio, il Comitato nazionale per la Salvezza del Popolo (CNSP), nei mesi di settembre e ottobre, gli ufficiali militari hanno subito più pressioni estere per la cessione del potere ad un governo ad interim che dovrà guidare il Paese per 18 mesi verso le elezioni. Lo scorso 5 ottobre, è stato quindi istituito un esecutivo transitorio, formato da figure civili e militari, in cui più personalità legate all’Esercito hanno però posizioni dominanti, primi fra tutti il presidente ad interim del Paese, il colonnello Bah Ndaw, il suo vice nonché leader del colpo di Stato, il colonnello Assimi Goita, e il presidente del Consiglio di Transizione Nazionale, il colonnello Malick Diaw. La presa del potere da parte dell’Esercito è opposta dal Movimento del 5 giungo (M5-RFP) costituito da leader religiosi, politici e da personaggi della società civile che avevano guidato le proteste contro Keita ed è stato chiamato in ricordo della data di inizio delle manifestazioni.

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Camilla Canestri

di Redazione

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