Algeria: il presidente guarisce dal Coronavirus, ma diverse sfide lo attendono

Pubblicato il 3 gennaio 2021 alle 7:00 in Africa Algeria

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Il presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, è ritornato nel Paese, dopo essere stato sottoposto a cure mediche in Germania. Ad attenderlo, però, vi sono diverse questioni da risolvere, dalla crisi del settore sanitario, al rischio di elezioni anticipate, fino alle crescenti pressioni diplomatiche a livello regionale.

Il capo di Stato algerino si era recato in Germania, il 28 ottobre scorso, per ricevere cure mediche dopo essere stato colpito dal Coronavirus. La sua assenza, è stato riportato da diverse fonti mediatiche, ha ricordato al popolo algerino quanto accaduto con l’ex presidente, Abdelaziz Bouteflika, il quale ha anch’egli trascorso lunghi periodo all’estero, durante il suo mandato, per presunti periodi di degenza ospedaliera.

Nella sua prima apparizione televisiva dopo settimane, il 29 dicembre, Tebboune ha affermato che è stato difficile essere stato lontano dal proprio Paese, considerando il ruolo di responsabilità che si trova a ricoprire. Tuttavia, mentre il presidente si trovava in Germania, la pandemia di Covid-19 ha continuato a diffondersi nel Paese Nord-africano, mettendo a dura prova un sistema economico già di per sé fragile. Motivo per cui, l’agenda del primo meeting governativo dal ritorno di Tebboune ha incluso il dossier sanitario, senza però tralasciare questioni economiche e sociali, prime fra tutte la legge di bilancio 2021 e il documento costituzionale modificato.

Poco dopo la partenza di Tebboune, la popolazione algerina era stata chiamata alle urne, il primo novembre, per votare gli emendamenti costituzionali proposti dallo stesso presidente, considerati la pietra miliare di una “nuova Repubblica”. Sebbene sia stata raggiunta la maggioranza necessaria all’approvazione, il dato maggiormente evidenziato è stato il basso tasso di affluenza, pari al 23,7%, il che ha messo in luce come il presidente Tebboune non sia ancora riuscito a conquistare la fiducia dei cittadini algerini in circa un anno dall’inizio del suo mandato. Nelle ultime settimane, poi, l’esecutivo algerino ha assistito ad una fase di stallo, apparentemente determinata proprio dall’assenza della più alta carica con poteri legislativi, il capo di Stato.

Ora, il presidente ha affermato di voler mostrare la propria vicinanza alle classi più deboli, prendendosi cura delle categorie sociali più vulnerabili e delle persone con bisogni speciali. Motivo per cui, è stato riferito che, nonostante le difficoltà economiche vissute dall’Algeria, la legge finanziaria del 2021 prevede disposizioni in termini di aiuti finanziari e sostegno statale per le categorie più a rischio. Al contempo, la pandemia di Covid-19 è stata definita una priorità urgente per il presidente. Quest’ultimo, già il 13 dicembre, aveva ordinato di acquistare il vaccino, così da poter iniziare a distribuirlo a partire da gennaio 2021. A tal proposito, è stato riferito che Algeri ha acquistato il vaccino russo Sputnik V, ma non è stato specificato il numero di dosi. Ad ogni modo, la somma stanziata dal governo per l’acquisto di sieri anti-Covid è pari a 150 milioni di dollari. Sul fronte economico, si prevede che il ritorno di Tebboune dia nuovo impulso alle riforme economiche avviate in vari settori, nel quadro del piano di ripresa economica 2020-2024, oltre che allo sviluppo di aree remote ed emarginate, incluse tra le priorità del programma presidenziale.

Parallelamente alla ratifica del nuovo documento costituzionale e alla sua entrata in vigore, un’altra questione da risolvere è la legge elettorale, vista la decisione di sciogliere i consigli eletti, e la richiesta del Comitato Elettorale di elezioni legislative e locali anticipate, che probabilmente si terranno durante il primo trimestre del nuovo anno. Tebboune aveva dichiarato, lo scorso settembre, che attraverso l’elaborazione di una nuova legge elettorale e l’organizzazione di elezioni legislative e locali, l’Algeria mira a definire standard elettorali trasparenti che mettano fine alle pratiche negative del passato, impedendo fenomeni quali l’acquisto di voti e garantendo una vita politica eticamente corretta, così che possa essere realmente rispettata la volontà popolare e possano essere create istituzioni democratiche credibili, aperte ai giovani, in particolare laureati, e alla società civile.

Secondo alcuni, il ritorno del presidente Tebboune e la ripresa delle funzioni avranno forti ripercussioni su alcuni circoli che hanno approfittato della sua assenza per provare a incoraggiare elezioni presidenziali anticipate e annunciare un fase di transizione. Pertanto, i medesimi analisti non escludono che, nel futuro prossimo, venga avviata una “campagna di pulizia profonda” in alcune istituzioni statali, così da garantire maggiore armonia. Parallelamente, analisti di questioni algerine prevedono un rimpasto del governo guidato da Abdulaziz Djerad, dopo che alcuni ministri non si sono mostrati in grado di soddisfare le aspettative del Paese, entrando altresì in collisione con l’autorità centrale. Si tratterebbe di una questione già emersa nei mesi precedenti, ma rinviata a causa dei problemi di salute del presidente. Obiettivo del rimpasto potrebbe essere altresì sbarazzarsi di quelle personalità legate alla politica algerina passata, fonte di malcontento popolare.

A livello diplomatico, poi, nonostante l’impulso iniziale, l’Algeria sembra essersi nuovamente allontanata dalle dinamiche regionali negli ultimi mesi, soprattutto per quanto riguarda la situazione in Libia e Mali. Motivo per cui, il presidente Tebboune è stato esortato ad impegnarsi anche in tale ambito, sebbene il ministro degli Esteri, Sabri Boukadoum, abbia già tenuto discussioni con i suoi omologhi tunisino e libico, Othman Jerandi e Mohamed Siala.

L’elezione di Tebboune, ex primo ministro, è giunta il 12 dicembre 2019, dopo che il Paese era stato sconvolto, per circa nove mesi, da una forte mobilitazione popolare. Le proteste avevano avuto inizio il 22 febbraio dello stesso anno, per contrastare la volontà dell’ex presidente, Abdelaziz Bouteflika, di estendere ulteriormente il proprio governo, durato 20 anni. Le richieste degli algerini includevano soprattutto le dimissioni di tutti i “simboli” legati all’ex presidente e il rinnovo dell’élite politica al potere. Anche in seguito alla caduta dell’ex capo di Stato, le proteste sono continuate e i manifestanti si sono riuniti regolarmente nelle piazze per contestare la presa di potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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