Militari israeliani sparano alla nuca a un palestinese paralizzandolo

Pubblicato il 2 gennaio 2021 alle 13:14 in Israele Palestina

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Il Ministero della Salute dell’Autorità Palestinese ha reso noto che Haroun Rasmi Abu Aram, un 24enne palestinese, è rimasto paralizzato dal collo in giù dopo che le Forze di difesa israeliane (IDF)  gli ha sparato il primo gennaio. Le IDF sono state accusate di fare eccessivo uso di violenza contro i palestinesi e di aver sparato di proposito all’uomo.

Secondo quanto riferito dalle autorità palestinesi, l’episodio si è verificato nel villaggio di Al-Tuwanah, a Sud di Hebron, una città della Cisgiordania situata a circa 30 km da Gerusalemme. Il 24enne avrebbe cercato di impedire alle truppe israeliane di rubare un generatore elettrico di sua proprietà e queste gli avrebbero quindi sparato alla nuca. Anche secondo il gruppo per i diritti umani B’Tselem, Abu Aram avrebbe aiutato un vicino a costruire una casa quando è stato colpito dai proiettili.

Le IDF hanno, invece, affermato che alcuni palestinesi avrebbero attaccato i propri militari che stavano conducendo operazioni ordinarie per evacuare un edificio illegale e, a quel punto, i soldati israeliani avrebbero sparato un colpo in aria. Le IDF hanno poi aggiunto che, al momento, sono in corso indagini per chiarire le dinamiche dei fatti.

Secondo quanto riportato da The New Arab, le violenze da parte degli israeliani ricollocati nei territori palestinesi sarebbero aumentate negli ultimi anni e si verificherebbero frequenti demolizioni di abitazioni dei palestinesi nella Striscia di Gaza e a Gerusalemme Est da parte delle autorità israeliane, le quali sostengono che le strutture in questione siano state erette senza permesso.

Israele ha occupato parte dei territori palestinesi dopo la guerra dei sei giorni, avvenuta nel 1967, e i palestinesi rivendicano il proprio diritto sulla Cisgiordania, Gerusalemme Est e la Striscia di Gaza. In quest’ultima, in totale, vi sarebbero circa 450.000 israeliani ricollocati su una popolazione di 2,8 milioni di palestinesi. La Cisgiordania invece è considerata dall’Onu un territorio sotto occupazione militare israeliana ed è per tanto soggetta alla Convenzione di Ginevra del 1949, che tutela e regola i diritti di persone che non partecipano direttamente ad ostilità.

Il 20 agosto 1993, la conclusione degli accordi di Oslo aveva portato alla creazione dell’Autorità Palestinese dell’anno successivo e aveva previsto per i territori contesi una soluzione a due Stati con un’unica capitale, Gerusalemme, divisa in due parti, per risolvere le dispute tra Israele e Palestina. Al momento, in base a tali accordi, il territorio della Cisgiordania è diviso in tre aree amministrative, rispettivamente A, B e C. La prima rappresenta il 18% del territorio ed è sotto il controllo dell’Autorità Palestinese. La seconda corrisponde al 22% della Cisgiordania ed è amministrata congiuntamente da Israele e Palestina. La terza corrispondente al 61% del territorio è controllata da Israele.

In tale contesto, il 28 gennaio 2020, l ’amministrazione uscente del presidente statunitense, Donald Trump, aveva presentato il Piano di Pace per il Medio Oriente, volto a garantire a Israele il controllo di una Gerusalemme unificata, che sarebbe poi riconosciuta come sua capitale, e la sovranità sui propri insediamenti negli attuali territori palestinesi. Tale configurazione è stata respinta in toto dall’Autorità Palestinese e condannata anche da Hamas, ufficialmente il Movimento Islamico di Resistenza, che controlla la Striscia di Gaza, che ha invocato alla solidarietà tra i palestinesi, nonostante le divergenze esistenti. L’organizzazione aveva assunto il controllo di Gaza nel 2007, dopo aver sconfitto le forze fedeli al presidente palestinese, Mahmoud Abbas, in seguito alla vittoria elettorale del 2006. Il Piano di Pace per il Medio Oriente non è stato attuato e congiuntamente al cambiamento di potere alla Casa Bianca dal prossimo 20 gennaio, a Israele saranno indette nuove elezioni dopo che, lo scorso 22 dicembre, l governo israeliano di unità nazionale guidato da Benjamin Netanyahu e dal suo vice, Benny Gantz, è caduto.

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Camilla Canestri

di Redazione

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