Siria: esplosione nei pressi di una base russa, un “attacco senza precedenti”

Pubblicato il 1 gennaio 2021 alle 13:00 in Medio Oriente Siria

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Un’autobomba è esplosa nei pressi di una base russa situata nella provincia di Raqqa, nel Nord-Est della Siria, poco dopo lo scoccare della mezzanotte tra il 31 dicembre 2020 e venerdì primo gennaio. Si tratta del primo episodio di tal tipo contro Mosca, alleata del presidente siriano, Bashar al-Assad.

Nello specifico, l’attacco ha avuto luogo nell’area di Tal Saman, nella periferia Nord di Raqqa, e, al momento, non sono stati registrati morti ma soltanto feriti, tra cui soldati russi, il cui numero non è stato ancora precisato. Secondo quanto riportato da fonti locali, due uomini hanno dapprima parcheggiato un veicolo carico di esplosivi fuori dalla base russa, poi hanno cominciato a sparare contro la sede russa e sono fuggiti via poco prima di far esplodere l’autobomba. “È il primo attacco del genere diretto contro una base russa nel Nord-Est della Siria”, ha affermato il direttore dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), Rami Abdel Rahman.

Secondo quanto riferito dal SOHR, poco dopo l’episodio, l’organizzazione terroristica Guardiani della Religione, in arabo “Hurras al-Din”, ha rivendicato l’attacco. Si tratta di un gruppo fondato nel 2018, affiliato ad al-Qaeda e formato da insorti armati che combattono nella guerra civile siriana. Nello specifico, Hurras al-Din è attiva soprattutto nel Nord-Ovest della Siria e nella regione di Idlib, l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo dei gruppi ribelli che combattono contro le forze di Assad dal 15 marzo 2011. L’organizzazione terroristica mantiene ancora il controllo su alcune parti dei governatorati di Idlib, Hama e Latakia. In tale quadro, anche al –Jazeera, sulla base di quanto riportato da Sham Network, ha affermato che Hurras al-Din ha rivendicato l’attentato del primo gennaio, affermando che i propri combattenti sono riusciti a fare irruzione in un “covo delle forze di occupazione russe”.

La zona colpita il primo gennaio è occupata perlopiù dalle Syrian Democratic Forces (SDF), ma sono presenti anche Damasco e il suo alleato russo. A tal proposito, il 7 dicembre scorso, il SOHR aveva monitorato l’invio di rinforzi militari da parte delle forze russe presso la propria base, tra cui equipaggiamento militare e combattenti, senza, però, conoscerne i motivi. Sono diverse le truppe russe di stanza nel Nord della Siria, come parte di accordi negoziati con la Turchia, sostenitrice dei ribelli. Al contempo, nel corso del decennale conflitto, Mosca ha ripetutamente accusato i ribelli a Idlib di aver attaccato la propria base aerea di Hmeimim, ma gli attentati con autobombe sono stati rari.

Il conflitto in Siria ha avuto inizio il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. A confrontarsi vi sono le forze del regime, affiliate al presidente siriano Assad, e i gruppi ribelli, sostenuti da Ankara. Le ultime offensive si sono concentrate perlopiù a Idlib, dove, attualmente, è in vigore un cessate il fuoco stabilito da Russia e Turchia il 5 marzo scorso. Tuttavia, questo è stato accolto con scetticismo dai residenti, che hanno visto innumerevoli iniziative naufragare negli ultimi anni.

La Russia ha fatto il suo ingresso nel panorama siriano il 30 settembre 2015, bombardando le regioni di Homs e Hama, allora poste sotto il controllo dei gruppi di opposizione. Come evidenziato da diversi quotidiani arabi, tra cui al-Araby al-Jadeed, le scene delle decine di migliaia di sfollati, a seguito dell’intervento russo, sono ancora vivide nella memoria siriana. A detta di al-Araby al-Jadeed, gli attacchi aerei di Mosca hanno spinto milioni di civili a lasciare le loro città e villaggi per dirigersi verso il Nord della Siria, ma sono ancora numerosi i siriani che vivono nelle aree rurali di Aleppo e Idlib.

Tra gli episodi più rilevanti dell’ultimo anno, il 20 settembre, aerei da guerra russi hanno bombardato Idlib e l’area ad essa circostante, sferrando circa 30 missili. Si è trattato del “peggior bombardamento di Mosca su Idlib dal cessate il fuoco”, il cui scopo era colpire le postazioni occupate dai ribelli del gruppo jihadista Hayat Tahrir al-Sham. A detta delle organizzazioni locali, l’attacco ha provocato circa 29 vittime, tra morti e feriti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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