Libia, immigrazione: nel 2020 salvati 11.265 migranti

Pubblicato il 1 gennaio 2021 alle 11:56 in Immigrazione Libia

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Secondo l’ultimo rapporto dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), nel corso del 2020 la Guardia costiera libica ha effettuato, in totale, 113 operazioni di soccorso e salvataggio.

Pertanto, stando a quanto riferito nel rapporto del 31 dicembre 2020, il numero di rifugiati e migranti salvati nel 2020 ammonta a 11.265, i quali sono stati tutti intercettati nel corso delle operazioni della Guardia costiera libica mentre tentavano di attraversare il Mar Mediterraneo, e successivamente sono stati fatti rimpatriare nel Paese Nord-africano. Nel report viene specificato che l’83% dei migranti soccorsi in mare è stato costituito da uomini, l’8% da donne e il 9% da bambini. Circa i Paesi di origine, invece, questi sono principalmente il Sudan, per il 23% dei migranti, il Mali, pari al 12%, e il Bangladesh, con una percentuale dell’11%.

L’agenzia delle Nazioni Unite ha poi affermato di aver registrato, nel 2020, un aumento nel numero di arrivi presso i porti libici del 25% rispetto al 2019. Al contempo, in Libia, solo nel 2020, sono stati registrati 7.607 rifugiati e richiedenti asilo, il che porta il numero totale a 44.725. Di questi, il 45% sono uomini, il 22% sono donne e il 33% bambini, provenienti perlopiù da Sudan, per il 35%, Siria, per il 32%, ed Eritrea, nel 12% dei casi. Al contempo, riferisce l’UNHCR, il 5% dei rifugiati versa in gravi condizioni di salute, mentre il 3% è costituito da minori non accompagnati.

Uno degli ultimi incidenti verificatosi al largo delle coste libiche risale al 12 novembre 2020, quando almeno 74 migranti sono morti in un naufragio avvenuto al largo della costa libica di Khoms. Secondo quanto riferito dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), vi erano più di 120 persone a bordo del barcone, poco prima del “devastante incidente”. La Guardia Costiera della Libia e alcuni pescatori locali sono riusciti a salvare circa 47 migranti.

Risale al 23 settembre 2020 un report elaborato dall’organizzazione Amnesty International, intitolato “Tra la vita e la morte”, in cui vengono messe in luce le violazioni dei diritti umani subite dai migranti e rifugiati soccorsi nel Mediterraneo e riportati successivamente in Libia. Secondo il report, questi individui “sono intrappolati in un ciclo di gravi violazioni dei diritti umani e abusi tra cui detenzioni arbitrarie prolungate e altre privazioni illegali della libertà”. In 58 pagine, il documento analizza la crisi nel Paese Nord-africano e si conclude con una serie di raccomandazioni per le autorità locali, i gruppi che di fatto controllano il territorio, per il Governo di Accordo Nazionale di Tripoli (GNA), per l’Unione Europea e per i suoi Stati membri. “Per interrompere il ciclo di abusi, l’UE e i suoi Stati membri devono riconsiderare la loro cooperazione con la Libia sulla migrazione, subordinando qualsiasi ulteriore sostegno all’azione immediata per fermare orribili abusi contro rifugiati e migranti”, ha scritto Amnesty.

In tale quadro si inserisce anche l’Italia che, il 2 novembre 2020, ha raggiunto un accordo con la Libia in merito alla formazione di un comitato “ristretto”, volto a modificare il Memorandum d’Intesa sull’immigrazione. Si tratta di un’intesa siglata il 2 febbraio 2017 e che vede i due Paesi impegnati a collaborare, oltre che per lo sviluppo di entrambi, nella lotta all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani e al contrabbando, con il fine ultimo di rafforzare la sicurezza delle frontiere. I firmatari dell’accordo erano stati l’allora presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, e il premier del GNA, Fayez al-Sarraj.

Già il 3 luglio 2020, l’Italia aveva mostrato il desiderio di imprimere una svolta sostanziale alla cooperazione tra Italia e Libia per la gestione dei flussi migratori. Precedentemente, il 24 giugno, anche la parte libica aveva avanzato le prime proposte in merito alla modifica dell’intesa, in occasione di un incontro tra il premier al-Sarraj ed il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio. “Tripoli si impegna ad assistere i migranti salvati nelle loro acque e a vigilare sul pieno rispetto delle convenzioni internazionali, attribuendo loro protezione internazionale così come stabilito dalle Nazioni Unite”, aveva affermato il ministro italiano.

Il 2 novembre, poi, è stata formata una sotto-commissione, composta da membri sia italiani sia libici, la quale avrà il compito di elaborare un progetto che soddisfi le richieste di entrambe le parti, nel pieno rispetto della sovranità dei due Paesi. L’obiettivo è far fronte in modo olistico al fenomeno dell’immigrazione illegale, garantendo, allo stesso tempo, che “la sovranità dello Stato libico non venga violata”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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