Tunisia: il presidente prova a porre fine alla crisi

Pubblicato il 31 dicembre 2020 alle 14:40 in Africa Tunisia

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Il presidente della Tunisia, Kais Saied, ha accettato la proposta dell’Unione Generale Tunisina del Lavoro (UGTT) e si è detto disposto a lanciare un “dialogo nazionale” volto a scongiurare una nuova rivoluzione.

La dichiarazione è giunta il 30 dicembre, nel corso di un incontro con il segretario del sindacato tunisino, Noureddine Taboubi. In particolare, la UGTT, un’organizzazione sindacale considerata tra le più influenti in Tunisia, agli inizi del mese di dicembre ha proposto un’iniziativa, ovvero un “dialogo nazionale”, paragonato a un piano di salvataggio volto a risanare le crisi di tipo economico, politico e sociale che caratterizzano il Paese Nord-africano, con il fine ultimo di ristabilire “la pace sociale”. L’organizzazione promotrice dell’iniziativa è tra i membri del “Quartetto per il dialogo nazionale tunisino”, vincitore del premio Nobel per la pace nel 2015, ottenuto dopo aver sostenuto il processo di transizione politica in Tunisia all’indomani della Primavera araba.

Ora, per la UGTT, l’iniziativa rappresenta un segnale di speranza per riportare sulla giusta strada il processo di cambiamento intrapreso dieci anni fa. Da parte sua, il capo di Stato tunisino ha accettato la proposta del sindacato, con il fine di correggere il corso della rivoluzione e ristabilire i valori alla base, ovvero lavoro, libertà e dignità. Tuttavia, Saied ha evidenziato la necessità di includere nel dialogo diverse componenti tunisine e soprattutto i più giovani, mentre è sembrato restio alla partecipazione di partiti definiti corrotti. Il riferimento va, in particolare, a Qalb Tounis, “Il cuore della Tunisia”, il cui leader, Nabil Karoui, è in prigione dal 24 dicembre, dopo essere stato accusato di evasione fiscale e riciclaggio di denaro sporco, reati per i quali era già stato detenuto dal 23 agosto 2019 al 9 ottobre 2019. Inoltre, sono stati anche emarginati il Parlamento tunisino e il partito Ennahda, al centro di perduranti controversie politiche, mentre è stata esclusa la cosiddetta coalizione “Dignità”, al-Karama, accusata dalla UGTT di finanziare il terrorismo.

L’organizzazione sindacale ha proposto di istituire un “Consiglio di saggi” composto da figure nazionali esperte, con diverse tipologie di specializzazione. Compito del consiglio è supervisionare le attività del dialogo nazionale, il cui obiettivo, a sua volta, è elaborare riforme di tipo economico, politico e sociale, e che sarà soggetto altresì alla supervisione della Presidenza della Repubblica. La UGTT ha individuato tre aree di intervento, politica, economia e società. Circa il primo, ci si propone di effettuare una valutazione complessiva del sistema politico e delle componenti giuridiche, così come delle diverse associazioni e organismi costituzionali.

In un primo momento, alcuni circoli politici avevano previsto che il dialogo nazionale della UGTT potesse portare alla caduta del governo di Tunisi. Tuttavia, come affermato dal segretario generale del Movimento popolare, Zuhair al-Maghzawi, il Paese non è pronto per nuove elezioni. Ciò che è necessario, è stato sottolineato, è rivedere la legge elettorale. Inoltre, a detta del segretario, è stato l’attuale sistema politico a “distorcere il processo democratico”, causando le successive problematiche a livello economico e sociale. Pertanto, tutte le parti dovranno impegnarsi per giungere a un accordo concreto tra la popolazione e “le élite”.

La mossa di Saied giunge in un momento in cui la Tunisia assiste a un’ondata di malcontento popolare, generata da un aumento dei tassi di disoccupazione, da una perdurante corruzione e un peggioramento dei servizi pubblici e delle condizioni di vita della popolazione, ulteriormente esacerbati dalla pandemia di Covid-19. Dieci anni dopo la rivolta scoppiata il 17 dicembre 2010, che ha portato alla caduta del presidente Zine El-Abidine Ben Ali, la popolazione non è ancora soddisfatta dei risultati raggiunti. Inoltre, dopo le elezioni legislative del 2019, la realtà politica tunisina ha assistito a una frammentazione senza precedenti, che ha ulteriormente indebolito il Paese.

La disoccupazione nel Paese risulta essere superiore al 15% e raggiunge picchi del 30% in alcune città. Gli analisti avvertono che la crisi globale dovuta al Coronavirus colpirà soprattutto il settore del turismo, che rappresenta circa l’8% del PIL nazionale ed è una fonte chiave di valuta estera, con circa 9 milioni di turisti che hanno visitato il Paese lo scorso anno. Il deficit di bilancio potrebbe raggiungere il 14% del PIL, una cifra che la Tunisia non registrava da circa quaranta anni. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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