Sudan: la missione dell’ONU giunge al termine

Pubblicato il 31 dicembre 2020 alle 17:00 in Africa Sudan

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L’UNAMID, ovvero la missione congiunta di mantenimento della pace delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana, da 13 anni attiva nella regione del Darfur, in Sudan, è stata dichiarata conclusa, giovedì 31 dicembre. In una nota, l’ufficio della missione ha affermato che il governo sudanese si assumerà la responsabilità di provvedere alla sicurezza della regione e di fornire ai residenti tutti i servizi necessari. A partire dal primo gennaio 2021, le truppe e il personale di polizia di UNAMID saranno impegnate nel ritiro, che avverrà, in maniera graduale, durante un arco temporale di sei mesi. 

La scorsa settimana, i 15 membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno adottato all’unanimità una risoluzione per porre fine alla missione, delineando un progetto di ritiro completo con scadenza al 30 giugno. Il contingente è stato dispiegato in Darfur nel 2007 per porre fine a un aspro conflitto, scoppiato nel 2003, tra le forze governative e i gruppi ribelli. Secondo i dati pubblicati sul sito della missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite, ci sono attualmente circa 4.000 soldati, 480 consiglieri di polizia, 1.631 poliziotti, 483 agenti civili internazionali e 945 funzionari civili nazionali impiegati nel Darfur.

Il conflitto si è diffuso nella regione occidentale del Sudan dopo che alcuni gruppi ribelli, per lo più non arabi, si sono opposti alle autorità di Khartoum. Le forze governative e un gran numero di milizie arabe si sono mosse per reprimere la rivolta, ma sono state accusate dagli organi internazionali di atrocità diffuse. Si stima che circa 300.000 persone siano state uccise e che almeno 2,5 milioni di abitanti siano rimasti sfollati. Non solo nel Darfur, ma anche nelle due regioni del Kordofan meridionale e del Nilo Azzurro migliaia di ribelli sudanesi hanno combattuto sanguinose campagne contro il governo di Khartoum e l’ex presidente, Omar al-Bashir. L’uomo, estromesso dal potere l’11 aprile 2019 dopo mesi di rivolte e grazie all’intervento delle forze armate, si trova attualmente in detenzione.

Le speranze di una transizione democratica e di una stabilizzazione del Paese si sono accese il 17 luglio 2019, con la formazione di un nuovo governo, a composizione mista, creato con l’obiettivo di mettere fine ai conflitti in corso e di soddisfare le richieste dei cittadini, desiderosi di una svolta politica dopo anni di governo autoritario. Il nuovo primo ministro del Sudan, Abdalla Hamdok, ha prestato giuramento, il 21 agosto 2019, come leader del governo di transizione, promettendo di riportare la stabilità a livello nazionale, risolvere la crisi economica e garantire una pace duratura. Il premier, fin dal suo insediamento, ha cercato di dare priorità alla risoluzione dei conflitti nelle regioni più critiche del Paese, impegnandosi a portare a termine i negoziati per la firma di un accordo di pace stabile e duraturo.  Il governo di transizione è stato formato in base ad un accordo triennale di condivisione del potere tra gruppi militari e civili e dovrebbe portare ad elezioni libere ed eque entro la fine del 2022.

A giugno, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha istituito una missione politica dell’ONU per assistere la transizione politica del Sudan, sostenere i processi di pace, favorire la ricostruzione della nazione, assicurare la protezione civile e lo stato di diritto, soprattutto nel Darfur, e contribuire a coordinare gli aiuti umanitari e l’assistenza allo sviluppo.

Molti residenti del Darfur sostengono che l’UNAMID non li abbia protetti in modo efficace, ma temono che il suo ritiro li lascerà insicuri e vulnerabili. Nelle ultime settimane, diverse proteste sono state organizzate nella regione contro la decisione del Consiglio di Sicurezza. Domenica 27 dicembre, migliaia di sfollati nella regione del Darfur, tra cui molte donne e bambini, hanno manifestato chiedendo che le forze di pace restino.

Adam Regal, portavoce di un’organizzazione locale che aiuta a gestire i campi profughi nel Darfur, ha riferito all’agenzia di stampa The Associated Press che il ritiro di UNAMID potrebbe creare un “vuoto di sicurezza” in una regione dove continuano ad operare diversi gruppi di milizie. All’inizio di questa settimana, alcuni scontri tribali nella regione hanno provocato la morte di almeno 15 persone e hanno costretto le autorità a dispiegare più truppe. I disordini rappresentano una sfida per il governo di Khartoum, che sta cercando di porre fine alle persistenti ribellioni nel Paese come parte di un fragile processo verso l’instaurazione di una democrazia. A ottobre, le autorità di transizione del Sudan avevano concluso un accordo di pace con alcuni gruppi ribelli del Darfur, ma dall’intesa erano rimasti esclusi i gruppi più attivi sul campo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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