Siria: attentato terroristico causa decine di morti

Pubblicato il 31 dicembre 2020 alle 8:34 in Medio Oriente Siria

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Circa 25 persone hanno perso la vita e almeno altre 13 sono rimaste ferite a seguito di un attacco perpetrato, presumibilmente, dallo Stato Islamico contro un autobus che viaggiava sulla strada che collega le città siriane di Palmira e Deir Ezzor, situate rispettivamente nel centro e nell’Est della Siria.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa siriana SANA, l’attacco è avvenuto alle ore 16:00 di mercoledì 30 dicembre, nell’area di Kabajeb, a circa 50 km a Sud-Ovest di Deir Ezzor. Successivamente, il 31 dicembre, l’ISIS ha rivendicato l’attentato, confermando di aver provocato circa 40 vittime.

Stando alle informazioni riportate in un primo momento, il 30 dicembre stesso, dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), le vittime sono state almeno 30 e si tratta perlopiù di membri delle forze affilate al presidente siriano, Bashar al-Assad, e alla Quarta Divisione. I feriti sono stati immediatamente trasportati verso gli ospedali di Deir Ezzor, ma alcuni di loro, ha specificato il SOHR, versano in gravi condizioni. 

Tra le persone decedute, vi sono altresì circa 8 ufficiali dell’esercito, i quali stavano ritornando nelle proprie abitazioni per festeggiare il Capodanno. Il quotidiano al-Arabiya ha poi dichiarato che anche 8 civili hanno perso la vita nel medesimo attentato. A detta di fonti locali, si è trattato di un’imboscata tesa alle forze di Assad, in cui sono stati impiegati proiettili ed esplosivi. Residenti a Deir Ezzor e fonti dell’intelligence hanno poi riferito che negli ultimi mesi si è assistito a un aumento degli attacchi “mordi e fuggi” condotti dai membri rimanenti dello Stato Islamico, che si nascondono nelle grotte della regione desertica. Inoltre,decine di beduini sospettati di appartenere allo Stato Islamico sono stati vittima di esecuzioni da parte delle milizie iraniane che operano nell’area, provocando la rabbia delle tribù arabe locali. 

Stando a quanto riferito dal SOHR, l’attacco del 30 dicembre ha provocato il più alto numero di vittime per le forze del regime, tra gli attentati attribuiti allo Stato Islamico nel 2020. Nel corso dell’anno, attacchi, bombardamenti e imboscate hanno riguardato soprattutto l’area dell’Eufrate occidentale, della valle di Deir Ezzor, oltre a Raqqa, Homs e As-Suwayda, e tra i principali obiettivi vi sono state le Syrian Democratic Forces. Queste ultime, il 23 marzo 2019, avevano annunciato ufficialmente la conquista dell’ultima enclave posta sotto il controllo dell’ISIS, Baghouz, nell’Est della Siria. In questo modo, si poneva fine al califfato jihadista autoproclamatosi il 29 giugno 2014. Tuttavia, la minaccia posta dall’ISIS non è stata mai del tutto sconfitta.

Dal 24 marzo 2019, il SOHR ha documentato l’uccisione di almeno 1.214 soldati e membri di gruppi affiliati al governo di Damasco, di nazionalità siriana e non, tra cui almeno due russi e 145 combattenti sostenuti dall’Iran, tutti uccisi in attacchi, bombardamenti e imboscate dello Stato Islamico. Il bilancio delle vittime provocate nel 2020 include, poi, 4 civili che lavoravano in giacimenti di gas, 11 pastori e altre 4 persone, morte a seguito di attacchi condotti dalla fine di marzo 2019 ad oggi. Al contempo, ammonta a 601 il numero di membri dell’ISIS morti nello stesso lasso di tempo a seguito di attentati e imboscate, perpetrati soprattutto dalle forze di Assad, impegnate a reprimere le cellule terroristiche tuttora attive.

A tal proposito, il 22 dicembre, l’esercito legato al presidente siriano e i gruppi ad esso affiliati hanno dato il via ad una “campagna di sicurezza” volta a contrastare le cellule dello Stato Islamico. La nuova offensiva ha interessato perlopiù il triangolo Aleppo-Hama-Raqqa, e ha visto altresì la partecipazione degli aerei da combattimento russi, impegnati a condurre raid contro le postazioni dell’ISIS nella regione. Nelle 24 ore successive all’avvio dell’operazione, il SOHR ha monitorato intensi scontri tra le forze del regime e i militanti dell’ISIS, oltre a diversi attacchi aerei. Questi hanno causato perdite in termini di vite umane sia tra le forze filo-governative, dove sono morti 5 soldati, sia tra i membri dell’organizzazione terroristica, che ha assistito alla morte di 9 combattenti. 

Il Country Report on Terrorism 2019 include la Siria tra gli Stati sponsor del terrorismo, una designazione acquisita nel 1979, ed evidenzia come il regime, anche nel corso del 2019, abbia continuato a fornire armi e sostegno politico ad Hezbollah, consentendone il riarmo anche da parte dell’Iran. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) rimane presente e attivo in Siria, con l’autorizzazione del presidente Bashar al-Assad. A tal proposito, il report afferma che le relazioni del regime di Assad con Hezbollah e Teheran sono divenute ancora più forti nel 2019, e Damasco, allo stesso tempo, dipende sempre di più da attori esterni per salvaguardare i propri territori dai nemici esterni. Tuttavia, allo stesso tempo, il regime si è autodefinito una vittima del terrorismo, considerando i gruppi ribelli i principali responsabili di tale fenomeno.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

 

di Redazione

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