Navi USA nello Stretto di Taiwan, “l’ultima mossa disperata di Trump”

Pubblicato il 31 dicembre 2020 alle 12:27 in Cina Taiwan USA e Canada

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Due navi dell’Esercito statunitense, i cacciatorpediniere lanciamissili USS John S. McCain e USS Curtis Wilbur, hanno solcato lo Stretto di Taiwan, il 31 dicembre, attirando critiche da parte della Cina che ha protestato contro quello che è stato il 13esimo attraversamento di tali acque da parte di navi statunitensi nel 2020 e che ha inviato le proprie forze aeree e marittime a seguire e controllare la due imbarcazioni lungo tutto il loro tragitto.

Il quotidiano cinese Global Times ha sottolineato che, nonostante si sia trattato del 13 attraversamento dello Stretto di Taiwan dall’inizio del 2020 da parte di imbarcazioni militari statunitensi, è raro che la Marina di Washington invii formazioni composte da due imbarcazioni in questo tipo di operazione nello Stretto di Taiwan. Secondo esperti citati dalla testata, si è trattato “dell’ultima mossa distruttiva e disperata” dell’attuale amministrazione in carica statunitense guidata dal presidente uscente, Donald Trump, prima della sua conclusione, attesa per il prossimo 20 gennaio. Mentre il passaggio di un’imbarcazione ha spesso avuto un valore simbolico, quello di due navi avrebbe incrementato il livello della provocazione e potrebbe essere un segnale rispetto alle intenzioni di Trump prima che finisca il suo mandato.

Il portavoce del Ministero della Difesa cinese, Wu Qian, ha messo in guardia gli Stati Uniti rispetto alla questione di Taiwan, ribadendo che l’isola rappresenta un interesse centrale per la Cina e che non è loro concesso utilizzare scappatoie a riguardo. Wu ha specificato che le azioni delle navi statunitensi abbiano inviato un segnale erroneo alle forze indipendentiste taiwanesi mettendo gravemente in pericolo la pace e la stabilità dello Stretto di Taiwan. Il portavoce ha infine aggiunto che l’Esercito Popolare di Liberazione (EPL) mantiene sempre alta l’allerta delle proprie forze e che è pronto a rispondere a tutte le minacce e le provocazioni, proteggendo risolutamente la sovranità nazionale e l’integrità territoriale della Cina.

La Marina statunitense ha affermato che si è trattato di un’operazione di routine nel rispetto della legge internazionale e che il transito delle sue navi abbia dimostrato l’impegno di Washington per un Indo-Pacifico libero e aperto.  Gli USA hanno quindi dichiarato che il proprio Esercito continuerà a volare e navigare ovunque la legge internazionale lo consenta.

L’ultimo episodio in cui un’imbarcazione militare statunitense aveva attraversato lo Stretto di Taiwan risale allo scorso 19 dicembre, quando il cacciatorpediniere lanciamissili statunitense USS Mustin, che appartiene alla settima flotta pacifica degli USA e ha la propria base in Giappone, aveva attraversato lo Stretto di Taiwan. Il giorno dopo, le stesse acque erano state quindi solcate dalla portaerei cinese Shandong, la più nuova della flotta di Pechino, e da altre 4 navi da guerra dell’EPL, destando preoccupazione da parte delle autorità taiwanesi, che avevano, a loro volta, inviato 6 navi  e 8 aerei militari a monitorare gli spostamenti del gruppo di imbarcazioni dell’EPL.

Dall’ascesa dell’attuale leader del governo di Taiwan, Tsai Ing-wen, a capo del Partito Progressista Democratico (PDD), nel 2016, Pechino ha tagliato i ponti con le istituzioni dell’isola in quanto Tsai, rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola lo scorso 11 gennaio, ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina”. In base a quest’ultimo, Taiwan e la Cina continentale formano un solo Paese di cui l’isola sarebbe una provincia sotto il governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino. Tuttavia, a Taipei, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla RPC.

Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza. Nel caso in cui ciò avvenisse Taipei è pronta ad adottare il cosiddetto “Concetto di Difesa Generale”, elaborato dall’ammiraglio Lee Hsi-min, una strategia difensiva che si baserebbe sullo sfruttamento di vantaggi asimmetrici nell’evenienza di un’invasione cinese su larga scala e che si fonda su tre pilastri: protezione delle forze armate, battaglie decisive nelle zone costiere e distruzione del nemico al suo approdo nelle spiagge.

Al momento, a livello internazionale, il governo di Taipei è impegnato ad intensificare i propri rapporti con gli USA, suo maggior fornitore d’armi da difesa, l’unico tipo di strumentazione che Washington può commerciare con Taiwan. Dall’inizio del proprio incarico, l’amministrazione Trump ha adottato più iniziative volte ad intensificare i legami tra Washington e Taipei, nonostante, dal primo gennaio 1979, gli USA abbiano riconosciuto ufficialmente il governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino, rinunciando a riconoscere la legittimità del governo di Taiwan.  

Tra le iniziative più significative, il 16 marzo 2018, gli USA hanno approvato il Taiwan Travel Act che consente e incoraggia visite di alto livello tra Stati Uniti e Taiwan  e ,nello stesso anno, hanno aperto a Taipei l’American Institute in Taiwan (AIT), che funge da loro ambasciata de facto sull’isola. Nel 2020, Washington ha poi organizzato due visite di alto livello condotte a Taipei dal sottosegretario per gli Affari Economici degli USA, Keith Krach, e dal segretario alla Salute e ai Servizi Umani degli Stati Uniti, Alex Azar. Oltre a questo, Taipei e Washington starebbero preparando la propria versione delle “Nuove Vie della Seta”, il grande progetto infrastrutturale e d’investimenti lanciato dal presidente cinese, Xi Jinping, nel 2013. Lo scorso 30 settembre, le parti hanno annunciato il cosiddetto “Framework to Strengthen Infrastructure Finance and Market Building Cooperation”, una piattaforma per promuovere attraverso i rispettivi settori pubblico e privato progetti infrastrutturali ed energetici nella regione dell’Indo-Pacifico e in America.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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