Minacce e condanne a quasi un anno dalla morte di Soleimani

Pubblicato il 31 dicembre 2020 alle 12:19 in Iran Iraq

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L’Iran ha accusato 45 agenti legati agli Stati Uniti di coinvolgimento nell’assassinio del generale della Quds Force, Qassem Soleimani, e del vicecomandante delle Forze di Mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis. Nel frattempo, comandanti di milizie filoiraniane stanziate in Iraq hanno lasciato il Paese, in previsione di possibili tensioni tra Washington e Teheran.

Soleimani e al-Muhandis sono stati uccisi il 3 gennaio 2020, a seguito di un raid ordinato dal presidente statunitense uscente, Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale di Baghdad. L’episodio è stato considerato l’apice di una serie di eventi verificatisi a cavallo tra il 2019 e il 2020, che avevano fatto temere violente tensioni tra l’Iran e gli Stati Uniti sul suolo iracheno. A circa un anno di distanza dall’assassinio, il procuratore generale di Teheran ha riferito di aver individuato 45 colpevoli, la cui identità, però, non è stata rivelata. Ad ogni modo, in precedenza, la procura iraniana aveva affermato che in cima alla lista vi era il capo della Casa Bianca.

Nel frattempo, il caso è stato portato presso il Tribunale speciale internazionale di Teheran, il quale, secondo quanto riferito dal procuratore generale Ali Alqassi-Mehr, ha inviato 500 lettere a istituzioni di sicurezza e diplomatiche per condurre indagini, mentre è stata concessa una “rappresentanza giudiziaria” in 6 Paesi, tra cui Iraq, Siria e Libano, al fine di perseguire coloro che sono coinvolti nell’assassinio di Soleimani. Tra le entità accusate vi è anche una compagnia di sicurezza britannica, la G4S, la quale è responsabile della sicurezza presso l’aeroporto di Baghdad dal 2010, e si presume abbia svolto un ruolo nell’operazione statunitense, fornendo informazioni ai “terroristi” al momento dell’arrivo dei due obiettivi nella capitale irachena. La compagnia britannica ha, però, respinto le accuse, definendole infondate. Parallelamente, anche la Germania, a detta dell’Iran, sarebbe stata coinvolta nell’operazione del 3 gennaio, in quanto è dalla base statunitense situata nel Paese europeo che sarebbero state fornite informazioni sul volo su cui viaggiavano al-Muhandis e Soleimani, oltre a segnalazioni sul drone impiegato nell’assassinio.

Nelle ultime settimane, l’Iran ha continuato a minacciare una ritorsione, mentre anche gli Stati Uniti hanno innalzato uno stato di allerta e si sono anch’essi detti disposti a rispondere a qualsiasi offensiva. In tale quadro, il 22 dicembre, il nuovo capo della Quds Force, Ismail Qaani, braccio esterno delle Guardie rivoluzionarie iraniane, si è recato in Iraq per incontrare alti funzionari iracheni a Baghdad, mentre il 28 dicembre, una delegazione irachena di alto livello si è recata in visita a Teheran. Le parti hanno discusso dei meccanismi per rafforzare i legami bilaterali trai due Paesi, mentre non è da escludersi che sia stata rivolta l’attenzione verso il dossier sicurezza, temendo una ritorsione statunitense contro l’Iran nei territori iracheni.

A tal proposito, fonti private hanno riferito al quotidiano arabo al-Arabiya, che, il 30 dicembre, un certo numero di leader a capo di milizie filo-iraniane, oltre a rappresentanti delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF) e funzionari iraniani che vivono nella Green Zone di Baghdad, hanno lasciato segretamente l’Iraq. A detta delle fonti, ciò è avvenuto a seguito di un ordine di Ismail Qaani, il quale avrebbe esortato i leader iraniani ad abbandonare i territori iracheni per timore di un attacco da parte degli Stati Uniti.

Da parte sua, è stato lo stesso Qaani a rivolgere minacce contro il presidente uscente Trump e altri funzionari statunitensi, compresi i ministri degli Affari esteri, della Difesa e il capo della CIA, affermando, durante una sessione a porte chiuse del Parlamento iraniano, che finora gli americani hanno ricevuto semplici “schiaffi”. Parallelamente, un deputato della città di Tabriz, Ahmed Ali Reza Begi, ha riferito che Qaani ha informato i deputati sulla prontezza delle milizie filo-iraniane nella regione, aggiungendo: “La fine delle forze statunitensi è vicina”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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