Libia: la diplomazia del Cairo, un nuovo ostacolo per i piani di Ankara

Pubblicato il 31 dicembre 2020 alle 16:15 in Egitto Libia Turchia

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La visita della delegazione egiziana a Tripoli, del 27 dicembre, ha messo in luce la vulnerabilità della strategia della Turchia in Libia, la quale prevede una sconfitta definitiva di una delle due parti belligeranti.

A riportarlo, il quotidiano al-Monitor, alla luce degli eventi che hanno caratterizzato il panorama libico nell’ultima settimana e che hanno visto coinvolti due attori stranieri, l’Egitto, sostenitore dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, e la Turchia, alleata del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA). In particolare, il bilaterale tra Tripoli e Il Cairo, il primo dal 2014, ha rappresentato una “mossa insolita” per l’Egitto.

Nel corso del meeting con i massimi funzionari politici e militari del GNA, tra cui il ministro degli Esteri, Mohamed Siala, le due parti hanno discusso di sicurezza e intelligence, ma hanno altresì preso in considerazione la possibilità di riaprire la missione diplomatica egiziana a Tripoli e di riprendere i voli tra le due capitali. Tra i partecipanti, vi è stato altresì il ministro dell’Interno tripolino, Fathi Bashagha, noto per aver stretto legami con la Turchia. Motivo per cui, secondo al-Monitor, quella egiziana è una mossa che potrebbe mettere a repentaglio quanto guadagnato da Ankara sinora nel Paese Nord-africano, dove è stato proprio il suo intervento a ribaltare le sorti del conflitto libico a favore del GNA.

La visita del 27 dicembre è poi da collocarsi in un quadro di nuove tensioni verbali tra la Turchia e il generale Haftar. Nello specifico, quest’ultimo, il 24 dicembre, ha esortato il proprio esercito a “ripulire il Paese” dalle forze turche, dopo che il Parlamento di Ankara ha approvato una mozione che prevede l’estensione della missione in Libia per altri 18 mesi. Per Haftar, però, non è possibile parlare di pace o sicurezza fino a quando “gli stivali delle forze armate turche continueranno a dissacrare il suolo immacolato” della Libia. Da parte sua, la Turchia non ha esitato a rispondere e, il 27 dicembre, il ministro della Difesa turco Hulusi Akar, accompagnato da funzionari militari, ha effettuato anch’egli una visita inaspettata in Libia, nel corso della quale ha affermato che Haftar e i suoi alleati potrebbero divenire un “target legittimo” se il personale turco dovesse essere attaccato.

Mentre lo scontro verbale ha fatto temere nuove tensioni sul campo, secondo al-Monitor, ciò che risulta essere rilevante è l’abilità diplomatica, altrettanto “inaspettata”, messa in gioco dall’Egitto. La visita a Tripoli, sottolinea il quotidiano, è indice di una svolta nei rapporti tra il Cairo e il governo tripolino, e fa presagire a una nuova era nelle relazioni tra le due parti. A conferma di ciò, il giorno successivo alla visita nella capitale libica, il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukri, ha tenuto una conversazione telefonica con Siala, sottolineando che l’incontro del 27 dicembre ha costituito una pietra miliare volta a promuovere la cooperazione tra le due parti. Non da ultimo, la visita della delegazione egiziana è stata accolta con favore anche dal Justice and Construction Party, il braccio politico dei Fratelli Musulmani libici, definito un “nemico acerrimo” dell’Egitto. Il gruppo, che negli anni ha fatto affidamento al solo sostegno di Qatar e Turchia, ha invitato Il Cairo e Tripoli a collaborare per la stabilità della Libia, nonostante le divergenze fra loro.

Ad oggi, riferisce al-Monitor, non è possibile stabilire se il riavvicinamento tra l’Egitto e il GNA porterà a un’effettiva riduzione dell’influenza turca nel Paese Nord-africano. Ciò che è certo, però, è che l’Egitto ha chiaramente rafforzato il suo ruolo nel processo di riconciliazione libico e sta provando a instaurare un rapporto di fiducia con il governo tripolino. Dall’altro lato, il GNA potrebbe aver considerato la visita del 27 dicembre un suo riconoscimento ufficiale da parte del vicino egiziano, sebbene questo abbia sostenuto il rivale Haftar nel corso del conflitto. Allo stesso modo, i funzionari turchi potrebbero pensare che Il Cairo si stia avvicinando alla posizione di Ankara, riconoscendo lo status legittimo del GNA, già sostenuto a lungo dalla Turchia.

Ad ogni modo, a detta di al-Monitor, che contribuisca o meno a creare un nuovo equilibrio di potere sul campo, la mossa egiziana è da considerarsi un successo. Stabilendo legami con il governo di Tripoli senza interrompere i suoi legami con le forze di Bengasi e Tobruk, Il Cairo sta provando ad entrare, in modo “intimidatorio”, in un’arena in cui la Turchia ha cercato di rafforzare la propria influenza politica, militare e finanziaria, costringendo gruppi del governo tripolino a prendere in considerazione Il Cairo nelle loro decisioni future. Inoltre, non è la prima volta che l’Egitto ha scavalcato la Turchia in campo libico. La prima mossa rivoluzionaria risale ad agosto, quando il Cairo ha ospitato i colloqui mediati dalle Nazioni Unite tra i gruppi libici rivali. La visita del 27 dicembre rappresenterebbe una nuova tappa di questa politica.

In tale quadro, secondo fonti mediatiche egiziane, la visita del 27 dicembre aveva altresì l’obiettivo di prevenire una possibile operazione militare del GNA presso Sirte e al-Jufra, regioni strategiche poste sotto il controllo di Haftar, oltre che nella cosiddetta Mezzaluna petrolifera, in un momento in cui, secondo funzionari egiziani, la Turchia e Tripoli si stavano effettivamente preparando per un’improvvisa mossa militare. Non da ultimo, lEgitto preferirebbe evitare un rafforzamento della Turchia e della Fratellanza nei pressi dei propri confini occidentali. A ragione di ciò, riporta al-Monitor, obiettivo del Cairo è frenare l’influenza turca attraverso la diplomazia, senza impegnarsi in conflitti militari.

In tale quadro, il GNA sta cercando di diversificare i propri legami con le potenze regionali e globali, Egitto incluso, al fine di rafforzare la propria posizione internazionale, mentre Ankara continua a desiderare una vittoria definitiva del governo tripolino, trasformando la sua crescente presenza militare nella Libia occidentale in una carta da giocare per garantirsi un ruolo nei futuri processi negoziali. Ad ogni modo, a detta di al-Monitor, i crescenti legami tra l’Egitto e il Governo di accordo nazionale potrebbero minare gli sforzi di Ankara, oltre che l’accordo siglato con Tripoli il 27 novembre 2019, il quale, sebbene sia divenuto un pilastro nelle rivendicazioni turche nel Mediterraneo orientale, non è stato ancora ratificato dal Parlamento.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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