Etiopia: un altro operatore umanitario ucciso nel Tigray

Pubblicato il 31 dicembre 2020 alle 20:15 in Africa Etiopia

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L’ONG olandese ZOA, impegnata in programmi di sviluppo e ricostruzione nelle zone di conflitto, ha dichiarato che uno dei suoi dipendenti è stato ucciso in un campo profughi della regione etiope del Tigray, dove i soldati del governo centrale hanno combattuto per settimane contro le forze ribelli. L’ente benefico ha rilasciato la dichiarazione mercoledì 30 dicembre, specificando che l’uomo, di 52 anni, ucciso nel campo profughi di Hitsats, lavorava per la ONG da 10 anni, aveva una moglie e sette figli.

“Confermiamo con grande tristezza che il nostro collega è stato assassinato durante il recente conflitto in Etiopia, mentre era in servizio per ZOA”, ha specificato nella dichiarazione Edwin Visser, Chief Program Officer di ZOA, senza fornire dettagli sul nome o la nazionalità della vittima. Redwan Hussein, portavoce della task force di emergenza del governo sul Tigray, non ha risposto alle richieste di commento da parte delle agenzie di stampa, come Reuters.

Altri 4 operatori umanitari etiopi, impegnati in due distinte ONG straniere, erano stati uccisi a novembre a Hitsats. Il Consiglio danese per i rifugiati (RDC) aveva segnalato la morte di tre guardie di sicurezza, mentre il Comitato internazionale di soccorso (IRC) aveva dichiarato che un membro del suo staff era stato ucciso nel conflitto. Si stima che circa 600.000 persone nel Tigray, compresi 96.000 rifugiati provenienti dalla vicina Eritrea, dipendessero dagli aiuti umanitari, soprattutto di tipo alimentare, prima dell’inizio dei combattimenti.

Quando, il 4 novembre, il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha ordinato un’offensiva contro le truppe del Tigray, a seguito di presunti attacchi da parte delle forze del Fronte di liberazione del Popolo tigrino (TPLF), gli operatori umanitari sono rimasti bloccati e in una condizione di sicurezza precaria. Un blocco delle comunicazioni imposto dal governo, combinato con rigide restrizioni all’accesso al Tigray, ha reso difficile per le agenzie umanitarie accertarsi della situazione del proprio personale nell’area.

Si ritiene che il conflitto abbia ucciso migliaia di persone e lasciato sfollati circa 950.000 abitanti. Nonostante Abiy abbia dichiarato la vittoria sul TPLF il 28 novembre, le Nazioni Unite e le agenzie umanitarie hanno affermato che i combattimenti continuano, che l’accesso alla regione resta bloccato e che i ritardi burocratici e la violenza contro il personale stanno ostacolando le consegne di aiuti nel Tigray, dove centinaia di migliaia di persone hanno bisogno di generi alimentari e non solo. 

Il primo dicembre, le autorità di Addis Abeba avevano firmato un accordo con le Nazioni Unite per garantire che gli operatori umanitari avessero un accesso sicuro e senza ostacoli alle aree sotto il controllo del governo federale nella regione del Tigray. In base a tale intesa, secondo Redwan, sarebbe stata stabilita una coordinazione tra le parti ma l’ultima parola rispetto ad eventuali decisioni spetta comunque al governo etiope.

Addis Abeba ha ordinato l’avvio di operazioni militari nel Tigray il 4 novembre, dopo aver affermato che il TPLF aveva attaccato alcuni campi militari federali situati nella regione, affermazioni che il governo tigrino nega apertamente. Il Fronte di liberazione popolare del Tigray è stato per molto tempo, almeno dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario popolare etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che Abiy salisse al potere, nell’aprile 2018, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Molti leader del Tigray si sono lamentati per essere stati ingiustamente citati in procedimenti giudiziari basati su accuse di corruzione o per essere stati rimossi da posizioni di comando e additati spesso come capri espiatori per i mali del Paese. 

L’Etiopia avrebbe dovuto tenere le elezioni nazionali ad agosto, ma l’organo elettorale del Paese ha stabilito, a marzo, che tutte le votazioni avrebbero dovuto essere rinviate a causa della pandemia di coronavirus. I legislatori hanno dunque votato per estendere i mandati dei funzionari, che sarebbero scaduti a inizio ottobre, mentre i leader del Tigray si sono rifiutati di accettare la decisione e sono andati avanti con le elezioni regionali, a settembre. Il voto, tuttavia, è stato ritenuto “illegale” dal governo di Abiy. Pertanto, entrambe le parti si ritengono a vicenda “illegittime” e i parlamentari federali hanno stabilito che il governo di Abiy dovrebbe interrompere i contatti e il finanziamento alla leadership del Tigray.

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Chiara Gentili

di Redazione

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