Cina India: ancora nessuna speranza nella risoluzione dello stallo

Pubblicato il 31 dicembre 2020 alle 17:20 in Cina India

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Il Ministro della Difesa dell’India, Rajnath Singh, ha affermato, il 30 dicembre, che i dialoghi tra il proprio Paese e la Cina per risolvere lo stallo creatosi tra i rispettivi eserciti lungo la Linea di Controllo Effettivo (LAC), il confine de facto che divide il territorio indiano da quello cinese, non hanno portato risultati concreti e migliaia di uomini di entrambi gli eserciti restano mobilitati. Il giorno dopo, il Ministero della Difesa cinese ha affermato che la situazione al confine è stabile e che la Cina intende mantenere attiva la comunicazione con l’India.

A seguito di più incontri sia a livello diplomatico, sia a livello militare, non vi sarebbero stati “risultati significativi” nei negoziati per ridimensionare le tensioni lungo la LAC e, per Singh, se la situazione dovesse protrarsi “è ovvio che i soldati non verranno ritirati”. Tuttavia, la comunicazione sarebbe ancora attiva e sarebbe in programma un incontro a livello militare, che sarà il nono dal riaccendersi delle tensioni. Il ministro indiano ha ribadito di sperare che il dialogo possa portare a risultati positivi. Al momento, Nuova Delhi ha schierato circa 50.000 uomini lungo la LAC che si estende per circa 3.800 km e che si trova in zone montuose con altitudini che arrivano fino a 4.572 metri, rendendo le presenza e l’organizzazione dei militari particolarmente difficoltosa durante l’inverno.

Il 31 dicembre, il Ministero della Difesa cinese ha affermato di sperare che le parti troveranno un punto d’incontro  “ a metà strada” e che adotteranno misure concrete per ridimensionare la situazione creatasi lungo la LAC.

Nel 2020, le tensioni tra Cina e India lungo la LAC si sono riaccese e restano ancora irrisolte. I primi attriti sono iniziati in seguito agli scorsi 5 e 6 maggio, quando si erano verificati i primi scontri fisici tra i rispettivi eserciti nella zona del passo di Nathu La, nello Stato indiano del Sikkim, nel settore centrale della LAC. Le tensioni erano poi degenerate il 15 giugno successivo, quando un ulteriore scontro non armato era culminato nella morte di circa 20 soldati indiani nella valle di Galwan, situata tra l’area di Aksai Chin, amministrata dalla Cina, e il territorio indiano di Ladakh, nel settore occidentale della LAC. Nonostante la Cina non abbia fornito un numero esatto di caduti, l’episodio è stato l’incidente che ha causato il maggior numero di vittime tra i due eserciti dal 1967. 

In seguito, il 7 settembre, Nuova Delhi e Pechino si sono poi accusate reciprocamente di aver sconfinato nel territorio dell’altra e di aver aperto il fuoco in segno di avvertimento, per la prima volta dal 1975, nella zona del lago Pangong Tso, un bacino che si estende dal territorio indiano di Ladakh fino alla regione autonoma del Tibet cinese e che è attraversato dalla LAC, violando un  accordo firmato dalle due potenze il 29 novembre 1996 che impedisce ad entrambe di aprire il fuoco o detonare esplosivi entro 2 km dalla LAC.  

Parallelamente ai momenti di tensione, da maggio, sono in corso più round di negoziati a livello militare e diplomatico per cercare di ridimensionare gli attriti lungo la LAC. Lo scorso 4 settembre, c’è stato un incontro tra i ministri della Difesa cinese e indiano, Wei Fenghe e Singh, a Mosca, a margine di una riunione dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, durante il quale sono state affrontate le tensioni in corso tra i rispettivi eserciti lungo la LAC. Successivamente, il 10 settembre,  il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, e il suo omologo indiano, Subrahmanyam Jaishankar, hanno poi deciso di ridurre le tensioni rilasciando una dichiarazione congiunta ed elaborando un’intesa articolata in cinque punti, a seguito di un incontro avvenuto anche in quel caso a Mosca a margine della riunione dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai.

La LAC è un punto cruciale nelle relazioni sino-indiane in quanto si regge su un fragile equilibrio in tutti e tre i settori in cui può essere suddivisa, ovvero quello orientale, centrale e occidentale. Il primo, rappresenta un nodo cruciale delle dispute e fa riferimento all’area nota come Arunachal Pradesh. La Cina la considera parte del proprio territorio al punto che l’ha definita “Tibet meridionale”, mentre, per l’India, che amministra di fatto l’area, si tratta di un proprio Stato, riconosciuto come tale dal 1986. Il settore centrale del confine, invece, si colloca sull’altopiano del Doklam, situato alla giuntura tra India, Bhutan e Cina e, storicamente, è stato il settore più pacifico della LAC, nonostante sia stato teatro dell’ultimo momento stallo tra gli eserciti rispetto a quello attuale, nel 2017. Per quanto riguarda, infine, il settore occidentale del confine questo è situato tra l’area di Aksai Chin, amministrata dalla Cina, e il territorio indiano di Ladakh, nella regione asiatica del Kashmir, caratterizzata da una grande presenza militare e dove sono in corso dispute territoriali anche tra India e Pakistan, vicino alla Cina, che ne amministrano aree distinte. Le ultime tensioni sino-indiane avvenute in loco sembrerebbero essere state accese dal potenziamento delle infrastrutture indiane a ridosso della LAC, tutt’ora in corso.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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