USA-Iran: nuovo volo di ricognizione nel Golfo

Pubblicato il 30 dicembre 2020 alle 19:53 in Iraq USA e Canada

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Il 30 dicembre, gli Stati Uniti hanno effettuato un volo di ricognizione con due bombardieri sul Golfo. Si tratta di una dimostrazione di forza intesa a dissuadere l’Iran dall’attaccare obiettivi statunitensi o alleati in Medio Oriente.

Un alto ufficiale militare degli USA ha riferito che il volo di due bombardieri B-52 dell’aeronautica militare è stato effettuato in risposta ai segnali che l’Iran potrebbe pianificare attacchi contro obiettivi alleati degli Stati Uniti nel vicino Iraq o altrove nella regione. L’ufficiale non è stato autorizzato a discutere pubblicamente valutazioni interne basate su informazioni sensibili e ha parlato in condizione di anonimato.

La missione del bombardiere B-52, andata e ritorno da una base dell’aeronautica nel Nord Dakota, riflette la crescente preoccupazione di Washington, nelle ultime settimane dell’amministrazione del presidente Donald Trump, che l’Iran ordinerà ulteriori ritorsioni militari per l’uccisione del comandante militare iraniano, il generale Qassem Soleimani, ordinato dalla Casa Bianca il 3 gennaio.

Ad aumentare la tensione è stato un attacco missilistico effettuato il 20 dicembre contro il complesso dell’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad da parte di gruppi armati sciiti sostenuti dall’Iran. Nessuno è stato ucciso, ma Trump ha avvisato l’Iran. “Qualche consiglio sanitario amichevole all’Iran: se un americano viene ucciso, riterrò l’Iran responsabile. Pensateci”, ha riferito Trump, il 23 dicembre.

Nell’annunciare il volo dei bombardieri  del 30 dicembre, il capo del Comando Centrale degli Stati Uniti, Frank McKenzie, ha riferito che si trattava di una mossa difensiva.”Gli USA continuano a dispiegare capacità pronte al combattimento nell’area di responsabilità del Comando Centrale degli Stati Uniti per scoraggiare qualsiasi potenziale avversario e chiarire che siamo pronti e in grado di rispondere a qualsiasi aggressione diretta agli americani o ai nostri interessi”, ha affermato McKenzie. “Non vogliamop un conflitto, ma nessuno dovrebbe sottovalutare la nostra capacità di difendere le nostre forze o di agire con decisione in risposta a qualsiasi attacco”, ha aggiunto. Tuttavia, McKenzie non ha menzionato l’Iran direttamente. 

A partire dal mese di ottobre 2019, sono più di 30 gli attacchi contro basi e strutture statunitensi in Iraq, che hanno portato Washington a minacciare una ritorsione contro le milizie irachene filoiraniane, con riferimento alle cosiddette Brigate di Hezbollah, ritenute responsabili di diversi attentati. Nonostante la tregua proposta dalle milizie filoiraniane, l’11 ottobre, non sono mancati episodi di aggressione contro obiettivi statunitensi. Motivo per cui, Washington, che sta gradualmente riducendo le sue 5.000 truppe in Iraq, aveva già minacciato, il 28 settembre, di chiudere la propria ambasciata a Baghdad, a meno che il governo iracheno non avesse frenato queste “fazioni canaglia” sostenute dall’Iran.

A seguito dell’episodio del 20 dicembre, il premier iracheno, Mustafa al-Kadhimi ha condannato l’accaduto, definendolo un atto terroristico “codardo”, e ha riferito di aver arrestato un gruppo di uomini sospettati di essere coinvolti nell’attacco, tra cui anche membri dell’apparato di sicurezza. Da parte sua, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, il 24 dicembre, ha respinto le accuse rivolte dagli Stati Uniti contro il suo Paese, affermando in un tweet rivolto al capo della Casa Bianca: “Mettere i tuoi cittadini all’estero in pericolo non distoglierà l’attenzione dai catastrofici fallimenti interni”.

Nel frattempo, la televisione iraniana ha riferito che, il 22 dicembre, il nuovo capo della Quds Force, Ismail Qaani, braccio esterno delle Guardie rivoluzionarie iraniane, si è recato in Iraq per incontrare alti funzionari iracheni a Baghdad. Le parti hanno discusso dei meccanismi per rafforzare i legami bilaterali tra Teheran e Baghdad, mentre non è da escludersi che sia stata rivolta l’attenzione verso il dossier sicurezza, temendo una ritorsione statunitense contro l’Iran nei territori iracheni.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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