Striscia di Gaza: la prima esercitazione militare congiunta

Pubblicato il 30 dicembre 2020 alle 9:51 in Medio Oriente Palestina

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Alcuni gruppi palestinesi hanno dato inizio, il 29 dicembre, a un’esercitazione militare presso la Striscia di Gaza, soprannominata “Angolo duro”. Si tratta della prima operazione di tal tipo, in preparazione a eventuali tensioni con Israele.

In particolare, l’esercitazione, della durata di 24 ore e organizzata dalla “Camera congiunta dei gruppi della resistenza”, vede impegnati 12 reparti militari, tra cui quelli di Hamas e dei gruppi armati stanziati a Gaza, mentre sono assenti i membri delle forze di Fatah, la falange politico paramilitare dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). Stando a quanto dichiarato dai partecipanti, l’obiettivo dell’operazione, che si presume terminerà mercoledì 30 dicembre, è rafforzare la prontezza e l’efficienza dei combattenti palestinesi, così che possano essere pronti ad affrontare battaglie in qualsiasi condizione.

In tale quadro, il portavoce delle Brigate Saraya al-Quds, il braccio armato del Jihad Islamico, Abu Hamza, ha affermato che l’esercitazione è da inserirsi nel quadro degli sforzi volti a incoraggiare un’azione congiunta e la cooperazione dei gruppi armati delle fazioni palestinesi. L’operazione del 29 e 30 dicembre, nello specifico, ha lo scopo di simulare le eventuali minacce poste dal “nemico”, con riferimento a Israele.

Come parte dell’esercitazione, sono stati lanciati missili dalla Striscia verso il Mar Mediterraneo, dopo aver fatto evacuare l’area, mentre i “droni della resistenza” hanno garantito la copertura dello spazio aereo. Parallelamente, sono state mobilitate le forze di resistenza e sicurezza all’interno della Striscia di Gaza, oltre ad ambulanze, veicoli della protezione civile e della polizia, al fine di mettere alla prova la prontezza del fronte interno. A detta di fonti palestinesi, l’obiettivo è stato simulare aggressioni terrestri, marittime e per via aerea.

Un portavoce militare, in condizioni di anonimato, ha affermato che l’esercitazione, la prima del suo genere, mostra l’unità del fronte della resistenza palestinese, il quale è pronto a rispondere a qualsiasi tipo di offensiva, al fine di difendere i territori e il popolo palestinese. “Lunghi anni di lotte e combattimenti contro il nemico hanno maturato un’esperienza unica”, ha dichiarato il portavoce, il quale ha esortato Israele a non condurre operazioni contro Gaza, in quanto la resistenza potrebbe “rivelare sorprese” e dimostrarsi in grado di respingere qualsiasi offensiva, grazie agli strumenti acquisiti e alle strategie di gestione del conflitto apprese.

Secondo un ricercatore di affari militari, l’esercitazione del 29 e 30 dicembre si è concentrata sulla dimensione difensiva, senza prendere in considerazione scenari offensivi. A suo avviso, la manovra è indice di un chiaro sviluppo del lavoro della Camera Congiunta, istituita quasi due anni fa, e del tentativo di istituzionalizzarla, attraverso operazioni di addestramento congiunto tra i diversi rami militari, e un rafforzamento dell’azione congiunta, sia a livello militare sia di intelligence. A detta di un analista politico, invece, l’operazione ha l’obiettivo di inviare messaggi politici e militari a Israele. In particolare, le forze di resistenza palestinese desiderano dimostrare che non sono più quelle del passato e che, al contrario, sono ora in grado di respingere qualsiasi potenziale offensiva.

A seguito dei recenti accordi di normalizzazione raggiunti da Israele con alcuni Paesi del Golfo e del mondo arabo, tra cui Emirati Arabi Uniti (UAE) e Bahrein, i gruppi palestinesi hanno iniziato a mostrare una coesione sempre maggiore. In tale quadro, il 3 settembre, il presidente dell’Autorità palestinese, Mahmoud Abbas, ha tenuto un incontro con i leader di tutte le fazioni palestinesi, tra cui figuravano altresì il capo dell’ufficio politico del Movimento Islamico di Resistenza Hamas, Ismail Haniyeh, in videoconferenza dal Libano, e la guida del Jihad Islamico Palestinese, Ziyad Al-Nakhalah. Le discussioni di Ramallah e Beirut hanno avuto come obiettivo la creazione di una “strategia palestinese” in grado di contrastare i piani di annessione della Cisgiordania, il cosiddetto “accordo del secolo”, annunciato dal capo della Casa Bianca uscente, Donald Trump il 28 gennaio, e i recenti progetti di normalizzazione.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione