Mongolia: il punto della situazione sul coronavirus

Pubblicato il 30 dicembre 2020 alle 11:44 in Asia Mongolia

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La Mongolia è stato uno tra i Paesi meno affetti al mondo dalla pandemia di coronavirus sia in termini di contagi, che al 30 dicembre hanno raggiunto un totale di 1.195, sia di decessi, avendo registrato una sola vittima causata dall’epidemia, scomparsa lo scorso 26 dicembre. Al momento, le autorità di Ulan-Bator stanno adottando misure di contenimento e sono pronte ad acquistare un vaccino ma non hanno ancora scelto quale acquisire nonostante sia la Russia, sia la Cina si siano offerte come fornitori.

In Mongolia, il coronavirus non ha avuto una rapida diffusione tant’è vero che, dall’individuazione del primo caso nel mese di marzo 2020, il primo decesso causato dalla malattia nel Paese risale allo scorso 26 dicembre, quando una donna di 76 anni ha perso la vita dopo aver contratto il coronavirus, che si è andato a sommare a patologie pregresse quali pressione sanguinea alta, diabete ed epatite C. Oltre al dato relativo ai decessi, anche il contagio nel Paese è stato estremamente limitato in quanto, fino al mese di novembre scorso, la Mongolia non aveva registrato contagi locali ma solamente 346 casi arrivati dall’estero.

Secondo alcuni analisti, i bassi livelli di contagio possono essere spiegati dal fatto che il Paese è uno tra i meno densamente popolati al mondo, con 2 abitanti per km2, e un totale di 3,5 milioni circa di cittadini. Altro fattore che avrebbe contribuito alla scarsa diffusione del virus sarebbe stato la scelta del governo di chiudere i confini con la Cina, dove si è originata la pandemia, già dallo scorso 22 gennaio e con il resto del mondo da marzo 2020.

La Mongolia ha poi messo in atto un sistema di preparazione all’emergenza estremamente efficiente e che è stato elogiato anche da un report dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) lo scorso 2 novembre. Le autorità di Ulan-Bator hanno istituito un team multisettoriale di gestione composto da 70 funzionari di 21 agenzie diverse e operative in settori quali la sanità, i trasporti, il controllo delle frontiere, l’attuazione della legge, l’amministrazione statale e la gestione delle emergenze. Per l’OMS, la chiave del successo della Mongolia sono stati la solidarietà, le misure preventive, partenariati multisettoriali e una cultura di continuo miglioramento.

Il picco dei contagi del mese di novembre, che ha visto la prima trasmissione a livello locale dall’inizio della pandemia, ha fatto sì che le autorità adottassero misure di contenimento quali un coprifuoco nella capitale, dove ai cittadini è stato chiesto di uscire dalle proprie abitazioni solamente in caso di necessità e tutti gli esercizi commerciali, ad eccezione di quelli necessari, sono stati chiusi. Il primo contagio sembrerebbe essere stato connesso o ad un camionista che era entrato in Mongolia dalla Russia e che avrebbe contagiato alcuni impiegati delle ferrovie di Ulan-Bator o alla ferrovia Transmongolica. Secondo una ricercatrice dell’Università di Berkley, Marissa Smith, a novembre la regione russa di Buryatia che confina con la Mongolia e da dove passano molte linee di trasporto sarebbe stata una delle più colpite della Russia.

Dallo scorso 23 dicembre, in Mongolia, è in vigore un coprifuoco che durerà fino al prossimo 6 gennaio in quanto, dopo le prime trasmissioni a novembre, i casi sono continuati a crescere con un focolaio nato tra i pazienti di un ospedale della capitale. Il governo sta quindi cercando di contenere la diffusione locale del virus e ha interrotto i viaggi e i movimenti interni tra la Ulan-Bator e le province.

La limitazione dei contagi in Mongolia per molto tempo ha consentito al Paese di dotarsi e migliorare le proprie capacità di condurre test grazie a strumenti acquistati dalla Cina. La Mongolia ha anche comprato circa 400 ventilatori, ha formato il proprio staff sanitario e ha ampliato i luoghi addetti ai test in vista di possibili aumenti dei casi, attingendo dall’esperienza di altri Paesi. Oltre a questo le autorità mongole hanno anche puntato sulla trasparenza della comunicazione delle informazioni.

Per quanto riguarda i vaccini, la Mongolia ha aderito alla struttura Covax e ha dichiarato che utilizzerà i 50,6 milioni di finanziamenti ricevuti dalla Banca Mondiale per acquistarli. La Cina e la Russia hanno espresso entrambe la propria volontà di vendere i propri vaccini alla Mongolia direttamente ma, secondo più osservatori, è probabile che Ulan-Bator riceverà i vaccini attraversi il sistema Covax nel primo trimestre del 2021. Il Paese ha per ora deciso di non impegnarsi nell’acquisto di vaccini ancora non approvati per l’utilizzo, come ad esempio quelli cinesi, ma non ha nemmeno le infrastrutture necessarie a conservare vaccini come lo Pfizer.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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