L’Argentina legalizza l’aborto

Pubblicato il 30 dicembre 2020 alle 9:49 in America Latina Argentina

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In Argentina, le donne che decidono di interrompere la gravidanza possono farlo legalmente, in sicurezza e gratuitamente nel sistema sanitario. Il Senato ha approvato nella notte tra martedì 29 e mercoledì 30 dicembre la legalizzazione dell’aborto fino alla settimana 14 con 38 voti favorevoli, 29 contrari e un’astensione. La Camera alta ha così seppellito la legge in vigore dal 1921, che lo considerava un crimine salvo in caso di stupro o rischio per la vita della madre. Nelle strade, la “marea verde” femminista è esplosa di gioia.

Con la nuova legislazione, l’Argentina torna in prima linea per i diritti sociali in America Latina. Da questo mercoledì, è il primo grande paese della regione a consentire alle donne di decidere sul proprio corpo e se vogliono o meno essere madri, come hanno fatto prima solo Uruguay, Cuba, Guyana e Guyana francese. Negli altri Paesi latinoamericani vigono restrizioni totali o parziali. L’iniziativa, approvata alla Camera dei Deputati due settimane fa, prevede che le donne incinte potranno accedere ad un aborto legale fino alla settimana 14, dopo aver firmato un consenso scritto. Prevede inoltre un periodo massimo di dieci giorni tra la richiesta di interruzione della gravidanza e la sua esecuzione, al fine di prevenire manovre che ritardino l’aborto fino ad impedirlo.

La pressione dei gruppi religiosi e conservatori per mantenere la criminalizzazione dell’aborto è stata molto forte, ma non è bastata per ripetere il risultato del 2018, quando il Senato ha respinto il disegno di legge. Tuttavia, è prevista una forte offensiva legale. Nel paese di Papa Francesco, la Chiesa ha ancora molto prestigio e grande potere. Non solo perché collabora con lo Stato per assistere i più poveri, attraverso centinaia di mense. La vicinanza del pontefice al presidente Alberto Fernández è evidente e la questione dell’aborto è sempre stata uno scomodo oggetto di controversie. La piazza antistante il Congresso ne è stata la prova. Di fronte alla “marea verde” c’era la “marea celeste”, dove si radunavano gruppi anti-aborto, i sacerdoti celebravano messe davanti ad altari improvvisati e i manifestanti portavano croci e rosari,

A differenza della Camera bassa, dove l’approvazione era scontata, l’esito al Senato, più conservatore, era più incerto. Fin dall’inizio la votazione è sembrata favorevole ai “verdi”. I numeri erano molto uniformi e tutto dipendeva da un pugno di indecisi, passati subito da cinque a quattro: un senatore aveva anticipato che avrebbe votato sì dopo un minimo ritocco al testo di legge. Ore dopo, anche due senatrici e due senatori hanno annunciato il loro voto positivo e hanno alzato i voti affermativi a 38, contro i 29 negativi. I celesti, inoltre, avevano perso due voti prima di iniziare: quello dell’ex presidente Carlos Menem, 90 anni, in coma indotto per via una complicanza renale; e quella dell’ex governatore José Alperovich, sospeso fino al 31 dicembre per una denuncia di abuso sessuale.

Il trionfo del sì alla legge era chiaro già prima di mezzanotte, quando mancavano ancora quattro ore di discorsi. “Quando sono nata io, le donne non votavano, non potevano ereditare, non potevamo andare all’università. Non potevamo divorziare, non avevamo pensione come casalinghe. Quando sono nata, le donne non erano nessuno. Provo emozione per la lotta di tutte le donne che sono fuori ora. Per tutti sia legge ”, ha dichiarato durante il dibattito la senatrice Silvia Sapag, in una sintesi dei temi della “marea verde”.

Tra coloro che si sono opposti alla legge, molti hanno criticato l’opportunità di dibattito, nel mezzo della pandemia covid-19, e altri hanno citato argomenti religiosi.

Nelle province settentrionali del Paese, le più condizionate dalla Chiesa cattolica e dai gruppi evangelici, la maggioranza dei legislatori si è opposta. Nella capitale argentina e nella provincia di Buenos Aires, invece, quasi tutti i rappresentanti hanno sostenuto la legalizzazione, indipendentemente dal partito di appartenenza.

Per 99 anni in Argentina era legale interrompere una gravidanza in caso di stupro o rischio per la vita o la salute della madre. In tutti gli altri casi, era un crimine punibile con la prigione. Tuttavia, la criminalizzazione non era un deterrente: secondo stime non ufficiali ben mezzo milione di donne abortisce clandestinamente ogni anno. Nel 2018, 38 donne sono morte per complicazioni mediche derivanti da aborti non sicuri. Circa 39.000 hanno dovuto essere ricoverate in ospedale per la stessa causa.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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