Cina: arriva il verdetto per i 12 fuggiaschi di Hong Kong

Pubblicato il 30 dicembre 2020 alle 13:41 in Cina Hong Kong

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Corte del Popolo di Yantian, un tribunale del distretto città cinese di Shenzhen, ha ritenuto colpevoli e condannato 10 tra i 12 cittadini di Hong Kong, che avevano tentato di scappare a Taiwan attraversando illegalmente i confini nazionali, con pene che vanno dai 7 mesi ai 3 anni di carcere, il 30 dicembre. I restanti 2, che sono entrambi minorenni e si erano dichiarati colpevoli dell’accusa di aver oltrepassato illegalmente la frontiera cinese, sono stati consegnati alla polizia di Hong Kong dopo essere stati sottoposti ad un processo a porte chiuse, a conclusione del quale la Cina ha deciso di non portare avanti le accuse a loro carico.

Il processo ai 10 cittadini di Hong Kong era iniziato lo scorso 28 dicembre. Otto di loro erano stati accusati di aver attraversato illegalmente i confini nazionali e sono stati quindi dichiarati colpevoli e dovranno scontare una pena che prevede 7 mesi di carcere e una sanzione di circa 1.500 dollari. I restanti 2, Tang Kai-yin e Quinn Moon, erano stati invece accusati di aver organizzato l’attraversamento della frontiera cinese e al primo sono stati assegnati tre anni di carcere e una multa di 3.000 dollari, mentre alla seconda, l’unica donna del gruppo, spetteranno 2 anni di carcere e il pagamento di circa 2.000 dollari.

Nell’emettere le sentenze e nello spiegare le motivazioni in base alle quali sono state raggiunte, la Corte del Popolo di Yantian ha osservato che le pene di Tang e Quinn sono state meno severe del previsto, in quanto i due sarebbero stati indotti da altri a commettere il crimine, alludendo all’esistenza di un consorzio transfrontaliero che sarebbe al momento oggetto di indagine da parte della polizia di Hong Kong. Le pene previste per gli organizzatori del crimine sarebbero potute arrivare fino a 7 anni di detenzione, mentre per aver attraversato il confine è previsto fino ad un anno di carcere. Nel caso di gestione di consorzi transfrontalieri la pena potrebbe invece arrivare fino all’ergastolo. I 12 sono rappresentati da avvocati assegnati dalle autorità e non dai legali richiesti dai loro parenti.

Tra gli osservatoti, i politici a favore dell’establishment di Hong Kong hanno ritenuto le pene troppo leggere mentre più attivisti, le famiglie dei condannati e un avvocato della Cina continentale hanno ritenuto le sentenze troppo severe. Uno tra i legali degli 8 condannati per il solo attraversamento ha infine affermato che la loro detenzione potrebbe concludersi il prossimo 24 marzo essendo già stati in custodia delle autorità per oltre quattro mesi.

I due minorenni all’epoca dei fatti, uno dei quali ha da poco compiuto 18 anni, sono stati trasferiti ad Hong Kong dove si trovano in custodia della polizia. Sull’isola, entrambi devono rispondere di accuse legate ai movimenti di protesta che hanno interessato Hong Kong nel 2019. I restanti 10 risponderanno dei crimini dei quali sono accusati ad Hong Kong una volta scontata la pena in Cina. Tra i fuggiaschi, l’attivista Andy Li è stato l’unico ad essere stato arrestato ad Hong Kong per aver violato la legge sulla sicurezza nazionale ed è accusato dei crimini di secessione, sovversione, terrorismo e di collusione con forze straniere. Gli altri 11, invece, erano già stati accusati a Hong Kong per presunti crimini quali assalto contro le forze dell’ordine, incendio doloso, possesso di armi e disordini. Secondo la governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, i 12 sarebbero scappati proprio per sfuggire alle loro responsabilità legali. 

Il 30 dicembre, la Corte del Popolo di Yantian è stata circondata da barriere temporanee e le strade nelle circostanze sono state bloccate impedendo l’accesso ai pedoni, eliminando così la possibilità di raduni di persone. Nel giorno di inizio del processo, di fronte al tribunale si erano radunati i appresentanti degli Stati Uniti, del Regno Unito, dell’Australia, della Francia, della Germania, dei Paesi Bassi, del Portogallo e del Canada. Nella stessa giornata, poi, l’ambasciata degli Stati Uniti a Pechino aveva rilasciato una dichiarazione in cui aveva chiesto alla Cina di “consentire che il gruppo lasciasse il Paese” in quanto il loro crimine sarebbe stato quello di “fuggire dalla tirannia”.

L’arresto dei 12 cittadini di Hong Kong risale allo scorso 23 agosto, quando la Guardia costiera cinese aveva riferito di aver fermato un motoscafo che stava tentando di attraversare illegalmente i confini marittimi della Cina, al largo della provincia meridionale di Guangdong, le cui autorità avevano poi specificato che i fatti sarebbero avvenuti a 50 km a Est della costa di Hong Kong. Più tardi, il governo dell’isola aveva confermato che la polizia cinese di Shenzhen e Yantian aveva arrestato 12 suoi cittadini di età compresa tra i 16 e i 33 anni per aver attraversato illegalmente il confine. Al momento, i fuggiaschi sono detenuti a Shenzhen e la governatrice di Hong Kong, lo scorso 15 settembre, aveva annunciato che il loro caso sarebbe stato gestito dalle autorità della Cina continentale e non da quelle locali. A Hong Kong, lo scorso 10 ottobre, altre 9 persone sono state poi arrestate perché sospettate di aver aiutato i 12 a fuggire.

Dal primo luglio 1997 i Hong Kong è diventata una regione amministrativa speciale di Pechino, amministrata secondo il principio “un Paese, due sistemi” che le ha garantito un ampio margine di autonomia e libertà rispetto al governo centrale, alla luce di un diverso percorso di sviluppo tra Hong Kong, un’ex-colonia inglese, e la Cina continentale, sviluppatasi secondo il modello del socialismo dalle caratteristiche cinesi. Tale modalità di gestione dovrebbe restare in vigore fino al 2047 ma per molti la legge sulla sicurezza nazionale, adottata lo scorso 30 giugno, lo avrebbe eroso. Secondo il principio di “una sola Cina”, invece, l’isola di Taiwan e la Cina continentale formano un solo Paese di cui l’isola sarebbe una provincia, ma, a Taipei, è presente un governo autonomo noto come Repubblica di Cina (ROC) con a capo la presidente avversa a Pechino Tsai Ing-wen, la quale ha sempre categoricamente respinto il principio di “una sola Cina”.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.