Siria: le tensioni continuano, Mosca invia rinforzi a Qamishli e Ain Issa

Pubblicato il 29 dicembre 2020 alle 10:59 in Medio Oriente Siria

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Le Syrian Democratic Forces (SDF) sono determinate a rimanere nella città di Ain Issa, nel Nord della Siria, nonostante le perduranti tensioni che le vedono affrontarsi con i gruppi filo-turchi. Nel frattempo, Mosca, dopo aver inviato rinforzi nella suddetta città, ha rafforzato la propria presenza militare anche a Qamishli, nel Nord-Est, portandovi ulteriori armi e combattenti.

Ain Issa, città occupata sin dal 2016 dalle SDF, le quali vi hanno stabilito un proprio avamposto militare, è testimone di scontri dal 18 dicembre scorso, alla luce dei tentativi dei gruppi armati filo-turchi, con particolare riferimento all’Esercito Siriano Libero (ESL), di allontanare le forze curde da un’area definita strategica. Sia Ankara sia Damasco sono interessate a prendere il controllo di Ain Issa, città situata nel governatorato di Raqqa, sulla M4, la strada internazionale parallela al confine con la Turchia, considerata un collegamento di importanza rilevante per il Nord della Siria oltre che tra le principali località del Paese.

Nonostante le voci su un possibile accordo, in base al quale le SDF si sarebbero dette disposte a consegnare la città alla Russia, alleata del presidente siriano, Bashar al-Assad, le forze curde hanno smentito la notizia, affermando che non si sarebbero ritirate. In realtà, ciò a cui le SDF potrebbero aver acconsentito è l’istituzione di punti di osservazione russi nei pressi di Ain Issa, il che non significa abbandonare la città, ma consentire a Mosca di continuare a controllare la strada M4. Il fine ultimo è prevenire una nuova operazione militare turca nel Nord della Siria e far sì che Ankara rispetti gli accordi stabiliti a seguito dell’operazione “Fonte di pace”, intrapresa il 9 ottobre 2019. Tuttavia, al momento, la situazione sul campo rimane invariata.

In tale quadro, secondo quanto riportato da al-Jazeera, sulla base di fonti russe, Mosca ha inviato membri della polizia militare presso Ain Issa, il 27 dicembre, alla luce delle tensioni tra ESL e SDF, al fine di favorire una de-escalation e preservare gli accordi con la Turchia, in base al quale la Russia si è impegnata a istituire punti di osservazione e a condurre operazioni di pattugliamento congiunte sulla M4. Al contempo, Mosca ha affermato di non aver monitorato bombardamenti da parte dei gruppi filo-turchi nelle 24 ore precedenti, ma ha comunque esortato le parti a favorire un disgelo delle tensioni.

Nel frattempo, nel corso delle ultime settimane, la Russia ha inviato rinforzi anche presso Qamishli, nel Nord-Est della Siria, dove sono giunti circa 500 soldati, accompagnati da quasi 1.300 membri appartenenti a milizie locali, oltre ad armi pesanti, veicoli blindati e sei elicotteri. Tra questi, a detta di fonti locali, vi sono anche due aerei da guerra Sukhoi Su-27. Qamishli, stando a quanto riportato da al-Jazeera, è stata spesso testimone di scontri tra le forze curde e l’esercito di Assad, scaturiti dalle campagne di arresti condotte da entrambe le parti. Tuttavia, è stata la Russia a preservare la tregua e a favorire il successivo rilascio dei prigionieri, il 27 dicembre. La mobilitazione di Mosca precede un incontro, previsto per martedì 29 dicembre, tra il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, e il suo omologo turco, Mevlut Cavusoglu, i quali si prevede discuteranno del dossier siriano.

Il 5 marzo scorso, Russia e Turchia hanno raggiunto un accordo di cessate il fuoco per la regione siriana Nord-occidentale di Idlib, l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo delle forze di opposizione, al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019. Un altro punto dell’accordo prevede l’organizzazione di operazioni di pattugliamento congiunte tra Mosca e Ankara, da effettuarsi prevalentemente presso l’’autostrada M4, a circa 30 km dal confine meridionale della Turchia. Le pattuglie, sebbene siano riuscite a compiere circa diversi round, sono state spesso ostacolate non solo da gruppi di ribelli locali, ma anche da Hayat Tahrir al-Sham.

Parallelamente, la regione è stata spesso testimone di sporadiche violazioni. In tale quadro, alcune fonti hanno riferito al quotidiano al-Araby al-Jadeed, che, nella notte tra il 28 e il 29 dicembre, le forze di opposizione e di Hayat Tahrir al-Sham hanno risposto a un attacco a sorpresa perpetrato dalle forze del governo siriano contro la periferia orientale di Idlib, che ha causato perdite in termini materiali e di vite umane per l’esercito di Assad. Nel frattempo, le forze del regime sono state accusate di aver violato il cessate il fuoco presso Jabal al-Zawiya, nell’area rurale meridionale di Idlib, oltre che nel Nord-Est di Latakia e nel Nord-Ovest di Hama, causando perlopiù danni materiali.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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