Nepal: la Cina invia una delegazione mentre è in corso una crisi politica

Pubblicato il 29 dicembre 2020 alle 12:00 in Cina Nepal

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La Cina ha inviato a Katmandu il vice ministro del Dipartimento internazionale del Partito comunista cinese (PCC), Guo Yezhou, il 27 dicembre, insieme ad un team formato da quattro persone per incontrare la leadership nepalese, nel bel mezzo di una crisi politica.  

Dal loro arrivo ad oggi, i delegati cinesi hanno incontrato la presidente nepalese, Bidhya Devi Bhandari, il primo ministro, KP Sharma Oli, e i leader del Partito comunista del Nepal (NCP), Pushpa Kamal Dahal e Madhav Kumar. Il team cinese potrebbe incontrare poi anche i leader dei partiti dell’opposizione come, ad esempio, quello del Congresso del Nepal (NC), Sher Bahadur Deuba. Secondo quanto rivelato dall’Ufficio di Dahal, le autorità nepalesi hanno parlato con il team cinese dell’attuale situazione nel Paese, della possibilità di riunire lo NCP e della cooperazione tra la Cina e il Nepal.

Il portavoce del Ministero Affari Esteri della Cina, Zhao Lijian, il 28 dicembre, ha affermato che la delegazione cinese si è recata in Nepal per affrontare temi di comune interesse come il controllo e la prevenzione dell’epidemia di coronavirus, la governance, la cooperazione e lo sviluppo. Zhao ha poi specificato che il PCC si attiene a principi quali indipendenza, uguaglianza, rispetto e non interferenza  negli affari interni nelle relazioni tra partiti ma ha  anche specificato che la Cina è disposta a collaborare con i partiti politici nepalesi per promuovere lo sviluppo del partenariato di cooperazione strategico.

Al momento, in Nepal è in corso una crisi politica da quando, lo scorso 20 dicembre, la presidente nepalese ha sciolto il Parlamento del Paese su richiesta del primo ministro Oli e ha annunciato che saranno indette elezioni parlamentari dal 30 aprile al 10 maggio 2021. Il premier, in carica dal 15 febbraio 2018, ha richiesto lo scioglimento del corpo legislativo formato da 275 sedute e dal mandato quinquennale così da non doversi dimettere in favore di una seconda persona interna alla coalizione di governo, secondo quanto previsto da un’intesa interna alla sua fazione politica risalente al 2017. In tale anno, in Nepal, due diversi partiti comunisti si sono uniti stringendo un accordo che prevedeva un cambio nella figura del premier dopo due anni e mezzo in carica ma Oli sarebbe stato finora restio a rispettare tale impegno, creando tensioni interne al partito.  Alla luce della sua riluttanza, il 20 dicembre, prima della decisione di Oli, decine di parlamentari al governo avevano proposto di presentare un voto di sfiducia contro il premier.

 In seguito all’annuncio dello scioglimento del Parlamento, sette ministri del governo nepalese si sono dimessi, più petizioni sono state sottoposte alla Corte Suprema contro la decisione e sono state organizzate manifestazioni di massa nella capitale Katmandu e in altre città, durante le quali sono anche state bruciate effigi ritraenti la figura del primo ministro. Più critici hanno definito lo scioglimento del Parlamento “non-costituzionale”, “irresponsabile”, “antidemocratico” e, in alcuni casi “un colpo costituzionale” ,poiché la Costituzione nepalese del 2015 consente lo scioglimento dell’istituzione prima della scadenza del suo mandato solamente nel caso in cui nessun partito o coalizione goda di una maggioranza assoluta dei legislatori. Al momento della dissoluzione del Parlamento su suggerimento di Oli, lo NPC aveva 2/3 della maggioranza parlamentare in quanto alle elezioni del 2017 aveva ottenuto 174 sedute e, per questo, la mossa è stata dichiarata non-costituzionale.

La presenza di Guo in Nepal è particolarmente rilevante in quanto il membro del PCC aveva rivestito un ruolo primario nell’unificazione del Partito Comunista del Nepal (Leninisti e Marxisti Unificati) (CPN-UML), guidato dal premier Oli, e del Partito Comunista del Nepal (Centro Maoista) (CPN-MC), con a capo Dahal,  per formare quello che è adesso il Partito comunista del Nepal (NCP). Secondo The Diplomat, la Cina avrebbe inviato Guo proprio per riunire i suoi membri e farli riconciliare in quanto dalla dissoluzione del Parlamento, oltre a revocare la presidenza del Partito a Oli, i membri dello NCP hanno mostrato divisioni anche a livello provinciale con entrambe le parti che affermano di essere il legittimo partito comunista del Paese.

Le divisioni interne allo NCP potrebbero portare ad ulteriore instabilità in Nepal e arrecare preoccupazioni ai suoi due Paesi confinanti, ovvero l’India e la Cina. La prima teme che l’instabilità nepalese possa propagarsi ai confini indiani, che gruppi avversi al governo di Nuova Delhi possano trovare rifugio nel Paese e che la Cina possa approfittare dell’instabilità per intervenire nella politica del Nepal definendo un governo favorevole a Pechino.

L‘influenza in Nepal della Cina è iniziata intorno al 2015 e ha raggiunto l’apice nel 2018 con la formazione del governo guidato dal NCP che ha aderito al progetto delle Nuove Vie della Seta di Pechino, attirando nel Paese grandi investimenti da parte cinese. Oltre a questo, Oli ha cercato di avvicinare il proprio Paese a Pechino per ridurre la dipendenza del Nepal dall’India e, lo scorso 13 giugno, la Camera dei Rappresentanti del Parlamento del Nepal aveva approvato all’unanimità una proposta di emendamento costituzionale con la quale aerano stati ridisegnati i confini del Paese, includendo nel proprio territorio un’area contesa con l’India che si era opposta a tale mossa, definendola “assertività cartografica” e “allargamento artificiale”. Alla luce di tale quadro, una crisi politica potrebbe mettere a rischio i progressi compiuti dalla Cina rispetto alla propria influenza politica ed economica in Nepal. Secondo più fonti, nel corso dell’ultimo anno, l’ambasciatore cinese in Nepal, Hou Yanqi, avrebbe più volte mediato le dispute interne allo NCP ma gli ultimi eventi avrebbero dimostrato uno scarso successo. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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