Mali: terrorismo e transizione politica in crisi

Pubblicato il 29 dicembre 2020 alle 16:53 in Africa Mali

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La Francia ha annunciato che tre suoi militari sono morti lunedì 28 dicembre in Mali, quando il loro veicolo blindato è stato colpito da un ordigno esplosivo mentre erano impegnati in un’operazione contro gli estremisti islamici nella regione del Sahel.

Secondo quanto riportato dal quotidiano Africa News, i soldati stavano partecipando ad una missione nella zona di Hombori, nella provincia centrale di Mopti, in Mali. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha reso omaggio “con il massimo rispetto” ai militari morti in servizio e ha ricordato la determinazione della Francia a “portare avanti la lotta contro il terrorismo” nella regione. Il ministro della Difesa francese, Florence Parly, ha affermato che quelle forze di sicurezza operavano in una regione continuamente afflitta da attacchi terroristici e instabilità. In questo contesto, è importante sottolineare che dal 2014 la Francia ha più di 5.000 soldati dispiegati nell’operazione Barkhane in Africa occidentale per aiutare i governi locali a combattere i gruppi di militanti islamisti. Questi ultimi sono stati costretti a lasciare il potere nel Nord del Mali dopo un’operazione militare condotta dalla Francia nel 2013. Ad oggi, questi militanti sono raggruppati nel deserto e lanciano frequenti attacchi contro l’esercito maliano e i suoi alleati.

Nella medesima giornata del 28 dicembre, secondo il quotidiano Al Jazeera, il pubblico ministero della capitale, Bamako, ha dichiarato di aver avviato un’inchiesta relativa a violazioni della sicurezza di Stato. Il Paese, che ha subito un colpo di Stato il 18 agosto, è nelle mani di un governo di transizione che deve garantire il ritorno al governo civile entro 18 mesi. L’inchiesta è stata avviata dopo che sei persone sono state arrestate il 21 dicembre, tra cui Aguibou Tall, il fratellastro dell’ex primo ministro, Boubou Cisse, e il segretario dell’ufficio del presidente, Sekou Traore, secondo fonti nel settore della sicurezza. Un altro personaggio arrestato è stato l’attivista e presentatore radiofonico Mohamed Youssouf Bathily, popolare tra i giovani maliani. L’Associazione Maliana per i Diritti Umani (AMDH) ha dichiarato di aver visitato le persone detenute in una base della gendarmeria tra il 24 e il 27 dicembre. Di fronte a tale arresto, i social media hanno sostenuto che si trattasse di un piano per destabilizzare le istituzioni di transizione create dopo il colpo di Stato.

Inoltre, secondo l’agenzia di stampa Reuters, il 25 dicembre è morto Soumaila Cisse, l’ex ministro delle Finanze del Mali e leader del principale partito di opposizione del Paese. Era stato tenuto in ostaggio per sei mesi all’inizio di quest’anno da un gruppo armato ed era considerato uno dei favoriti per le prossime elezioni presidenziali. Cisse è stato il secondo classificato nelle elezioni presidenziali del 2013 e del 2018 dopo Ibrahim Boubacar Keita, il presidente rovesciato dal colpo di Stato e per questo motivo molti pensavano che avesse le migliori possibilità di vincere. La sua morte crea ulteriore incertezza nella politica maliana.

Cisse era stato preso in ostaggio il 26 marzo da un gruppo affiliato ad al-Qaeda mentre faceva campagna elettorale per le elezioni legislative nella sua città natale di Niafunke, nel Nord del Mali. L’8 ottobre il governo maliano ha ottenuto la sua liberazione, insieme a quella degli ostaggi francesi e italiani, tra cui l’assistente sociale Sophie Petronin, in cambio del rilascio di circa 200 combattenti dalle prigioni maliane. Non si sapeva se fosse stato pagato un riscatto, anche se i gruppi estremisti hanno da tempo finanziato le loro operazioni con tali retribuzioni da parte dei governi europei. In un’intervista rilasciata dopo essere stato liberato dalla prigionia, Cisse ha dichiarato alla TV5 Monde francese di essere stato trattenuto in più di 20 luoghi diversi. Ha affermato di non essere stato maltrattato né fisicamente né verbalmente, tuttavia descriveva condizioni estremamente difficili nel deserto in quanto mancavano le medicine di cui aveva bisogno.

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Julie Dickman

di Redazione