L’Iran avverte gli USA e Israele: non superare la “linea rossa”

Pubblicato il 29 dicembre 2020 alle 11:51 in Iran Israele

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L’Iran ha esortato Israele a non superare le “linee rosse” stabilite nella regione del Golfo, dopo aver ricevuto notizie sui movimenti di sottomarini israeliani.

In particolare, il 28 dicembre, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Saeed Khatibzadeh, ha affermato che la Repubblica Islamica dell’Iran è pronta a difendersi contro qualsiasi “avventura” militare che gli Stati Uniti intendono intraprendere prima dell’uscita del presidente Donald Trump. Una simile dichiarazione è giunta dopo che, il 21 dicembre, la Marina statunitense ha dichiarato di aver inviato un sottomarino e due navi da guerra nelle acque del Golfo arabo, al fine di dimostrare la propria forza ai nemici regionali, Iran in primis. Successivamente, fonti mediatiche di Israele hanno riferito che anche un sottomarino israeliano aveva attraversato il Canale di Suez e che si stava dirigendo verso il Golfo. Secondo fonti dell’intelligence occidentale, le autorità egiziane sarebbero state informate della mossa, la quale rappresenterebbe un avvertimento verso l’Iran, volto a mettere in guardia Teheran dalle conseguenze di una possibile vendetta.

Sebbene la notizia non sia stata né smentita né confermata da fonti ufficiali, Khatibzadeh ha messo in guardia “chiunque” provi ad attraversare le linee rosse poste dall’Iran nella regione. “Tutti sanno che significato ha il Golfo Persico per l’Iran. Tutti conoscono le politiche di Teheran in materia di sicurezza e difesa nazionale. Tutti conoscono molto bene i pericoli che potrebbero derivare se le linee rosse vengono superate”, ha affermato il portavoce iraniano in una conferenza stampa del 28 dicembre, aggiungendo che Teheran ha già messo in guardia l’attuale amministrazione USA dal non intraprendere nessuna operazione durante le ultime settimane del mandato di Trump. L’Iran, dal canto suo, non desidera alimentare tensioni, e, pertanto, ha esortato le “persone razionali di Washington” a fare lo stesso, fino al giuramento del presidente neoeletto, Joe Biden, previsto per il 20 gennaio 2021.

Tali episodi giungono in prossimità di due eventi particolari. Da un lato, l’uccisione, avvenuta il 27 novembre, dello scienziato iraniano Mohsen Fakhrizadeh, considerato il capo del programma nucleare di Teheran, oltre che il “padrino dell’accordo sul nucleare”, e per cui è stato accusato Israele, alleato degli USA. Dall’altro lato, il primo anniversario della morte del comandante della Quds Force iraniana, Qassem Soleimani, e del vicecomandante delle Forze di Mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis, uccisi, il 3 gennaio 2020, a seguito di un raid ordinato da Donald Trump contro l’aeroporto internazionale di Baghdad. Si tratta di due uccisioni per cui Teheran ha promesso vendetta.

Di fronte a tale scenario, il capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, Aviv Kochavi, ha messo in guardia l’Iran e i propri alleati regionali, dal compiere azioni contro Israele, in quanto tale partenariato potrebbe dover poi pagare un prezzo molto elevato. L’esercito israeliano, ha poi specificato Kochavi, è pronto a rispondere e ad attaccare con forza coloro che prenderanno di mira obiettivi israeliani, da vicino o da lontano, e che si tratti di una partecipazione completa o parziale.

Secondo un ufficiale militare degli USA, non sono da escludersi nuove tensioni tra Washington e Teheran nel futuro prossimo. In particolare, il rischio che gli iraniani commettano un errore di calcolo è “ora superiore al livello normale” a causa di diversi fattori, tra cui il parziale ritiro delle forze degli Stati Uniti dalla regione mediorientale e il cambio alla presidenza della Casa Bianca. 

In realtà, le tensioni tra Iran e USA si sono acuite già a seguito del ritiro unilaterale di Washington dall’accordo sul nucleare iraniano, l’8 maggio 2018, che ha comportato l’imposizione di nuove sanzioni e una politica di massima pressione contro l’Iran, con un conseguente graduale peggioramento delle relazioni tra i due Paesi. L’uccisione di Soleimani ha poi rappresentato l’apice di una serie di episodi che hanno visto obiettivi statunitensi, tra cui l’ambasciata a Baghdad, essere presi di mira, presumibilmente, da gruppi filoiraniani.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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