Iraq: stato di allerta a Baghdad fino al 20 gennaio

Pubblicato il 29 dicembre 2020 alle 13:44 in Iran Iraq

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Fonti militari irachene hanno rivelato, martedì 29 dicembre, che le autorità del Paese hanno deciso di estendere lo stato di allerta nella capitale fino al 20 gennaio 2021, alla luce delle possibili tensioni tra Iran e Stati Uniti sul suolo iracheno.

La notizia è stata riportata dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, dopo che nei giorni precedenti, il 27 e il 28 dicembre, convogli della coalizione anti-ISIS, a guida statunitense, sono stati nuovamente bersagliati da milizie affiliate a Teheran. A detta del quotidiano, estendere lo stato di allerta è indice della preoccupazione dell’apparato di sicurezza iracheno, il quale sembra non essere ancora in grado di tenere sotto controllo le milizie filoiraniane che continuano a rappresentare una minaccia per gli obiettivi degli USA e per l’Iraq stesso.

Secondo quanto racconta al-Araby al-Jadeed, negli ultimi otto giorni, le forze di sicurezza irachene hanno condotto una massiccia operazione di dispiegamento che ha visto coinvolti migliaia di membri, i quali si sono posizionati soprattutto nei pressi della Green Zone di Baghdad, un’area fortificata sede di diverse ambasciate, tra cui quella statunitense, e dei quartieri residenziali dove sono particolarmente attivi gruppi armati “fuorilegge”. In particolare, sono state condotte operazioni di pattugliamento a piedi, perquisizioni notturne, sono stati istituiti posti di blocco e punti di osservazione, mentre la capitale e le zone circostanti sono state monitorate per mezzo di droni.

Il fine ultimo è prevenire attacchi contro l’aeroporto internazionale di Baghdad, dove opera una task force della coalizione internazionale anti-ISIS, così come contro l’ambasciata di Washington, già più volte colpita da missili nel corso del 2020, l’ultima volta il 20 dicembre. A tal proposito, una fonte della sicurezza irachena ha rivelato che è stato monitorato il trasferimento di missili Grad in una delle aree a Est della capitale, in preparazione a un eventuale attacco da condurre durante i festeggiamenti per il Capodanno. Motivo per cui, la zona è costantemente monitorata.

Sono diversi gli esponenti politici iracheni che accusano il primo ministro, Mustafa al-Kadhimi, di non aver gestito in modo adeguato il dossier sulla sicurezza, e di non aver dato ancora indicazioni su come affrontare quei gruppi armati che minacciano il Paese. Per la Victory Alliance, è necessario che l’uso delle armi sia limitato allo Stato, frenando altresì la perdurante ingerenza di attori stranieri nel panorama iracheno, che rischiano di trasformare il Paese in un campo di battaglia. Il riferimento va anche alle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF), note in arabo come Hashd al-Shaabi. Queste sono sostenute dall’Iran e, al contempo, sono state riconosciute come una forza armata irachena dal Parlamento nel 2016, il che consente loro di godere di privilegi simili a quelli dell’esercito.

In tale quadro, fonti iraniane hanno riferito che, il 28 dicembre, una delegazione irachena di alto livello si è recata in visita a Teheran. Si presume che lo scopo si stato quello di chiedere all’Iran di tenere sotto controllo le milizie ad esso affiliate, in vista del primo anniversario della morte del generale della Quds Force, Qassem Soleimani, e del vicecomandante delle Forze di Mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis, uccisi, il 3 gennaio 2020, a seguito di un raid ordinato dal presidente statunitense uscente, Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale di Baghdad. Tuttavia, la notizia della visita non è stata confermata dall’ufficio di al-Kadhimi, mentre il Ministero degli Esteri iraniano ha riferito che l’obiettivo del meeting era, in realtà, discutere delle relazioni bilaterali tra i due Paesi e di questioni regionali.

Oltre alle minacce di ritorsione da parte dell’Iran contro gli Stati Uniti e Israele, un altro fattore che desta la preoccupazione delle forze irachene è la risposta di al-Kadhimi a due gruppi armati filoiraniani, ritenuti responsabili dei diversi attacchi contro obiettivi degli USA in Iraq, le cosiddette Brigate di Hezbollah e Asa’ib Ahl al-Haq. In particolare, un esponente senior di quest’ultimo gruppo è stato arrestato, il 25 dicembre, con l’accusa di coinvolgimento nell’attacco del 20 dicembre, spingendo un leader delle Brigate di Hezbollah, Abu Ali al-Askari, a minacciare, il 27 dicembre, il primo ministro iracheno, definito un traditore. Motivo per cui, è stato rilasciato un mandato di arresto anche contro al-Askari, ai sensi della legge irachena anti-terrorismo. Secondo alcuni, tali mosse potrebbero provocare tensioni tra il governo di Baghdad e i gruppi affiliati a Teheran.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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