India: gli agricoltori colpiscono le grandi aziende

Pubblicato il 29 dicembre 2020 alle 14:35 in Asia India

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Le proteste degli agricoltori indiani contro le nuove leggi sull’agricoltura approvate dal governo del premier indiano, Narendra Modi, lo scorso 27 settembre, stanno continuando in più zone dell’India e, il 29 dicembre, mentre a Nuova Delhi è incorso il settimo round di negoziati tra governo e manifestanti, nello Stato settentrionale del Punjab i manifestanti stanno colpendo le proprietà delle grandi aziende. Ad oggi, ad esempio, oltre 1.500 ripetitori per le telecomunicazioni sono stati distrutti, in un susseguirsi di episodi di accresciuta violenza delle manifestazioni.

Dopo oltre un mese dall’inizio delle manifestazioni a Nuova Delhi, nel Punjab, noto per essere il cuore della produzione agricola indiana, gli agricoltori hanno deciso di boicottare grandi gruppi che a loro detta beneficerebbero delle nuove leggi quali le Reliance Industries, la più grande compagnia privata indiana che è proprietaria dei ripetitori distrutti, e la Adani, che opera nel settore dell’agribusiness.

Secondo le autorità, nel Punjab, negli ultimi giorni, gli agricoltori avrebbero distrutto i ripetitori delle telecomunicazioni tagliando i cavi di alimentazione energetica e della fibra ottica e avrebbero anche rubato alcuni generatori. Una fonte vicina all’azienda Jio, che appartiene alle Reliance Industries e si occupa di telefonia mobile, ha dichiarato che sarebbero stati oltre 1.400 i ripetitori vandalizzati fino allo scorso 27 dicembre e altri 150 sarebbero stati distrutti il giorno successivo. In totale, il Punjab ne conta circa 9.000 e i servizi telefonici avrebbero risentito dei guasti.

I leader dei gruppi sindacali degli agricoltori hanno negato di aver avuto alcun ruolo nella distruzione delle strutture per le telecomunicazioni nel Punjab. Secondo il ministro principale per il Punjab, Amarinder Singh, l’utilizzo della violenza potrebbe alienare i manifestanti dalla masse che sono solamente interessate alla difesa degli interessi della comunità agricola.

Per quanto riguarda, invece, l’azienda Adani, i manifestanti hanno messo sotto assedio uno dei maggiori depositi di olii da cucina posseduti da una sua sussidiaria, la Fortune, nella città di Amristar. Secondo più partecipanti citati da Al-Jazeera English, la popolazione starebbe partecipando in misura sempre maggiore a questo tipo di azioni.

Per quanto riguarda le proteste in generale, dal 27 novembre scorso, gli agricoltori indiani sono accampati e stanno manifestando fuori dalla capitale indiana Nuova Delhi, della quale hanno bloccato più vie d’accesso, affermando di non avere intenzione di andarsene fin quando il governo non avrà revocato le nuove leggi sull’agricoltura, definite dai manifestanti “le leggi nere”. In totale, sono stati sei gli incontri tra i rappresentanti del governo e quelli delle associazioni per gli agricoltori per risolvere la situazione creatasi ma, se da un lato l’esecutivo ha proposto emendamenti, dall’altro, gli agricoltori hanno posto come condizione necessaria la revoca per intero delle leggi al centro delle loro proteste.

Gli agricoltori hanno chiesto la cancellazione di tre leggi di liberalizzazione in materia di agricoltura adottate lo scorso 27 settembre dal governo di Modi, che consentirebbero agli agricoltori di vendere i propri prodotti ovunque e a chiunque, non limitandoli agli ingrossi regolati dal governo. In base ai nuovi provvedimenti, secondo i manifestanti, il governo smetterebbe di comprare prodotti agricoli a prezzi minimi garantiti e consentirebbe il loro sfruttamento da parte di grandi aziende private che potrebbero così comprare i loro raccolti a prezzi bassi. Secondo il governo, invece, le nuove leggi sarebbero necessarie per riformare il sistema agricolo e consentire agli agricoltori la libertà di commerciare i propri prodotti liberamente e potenziare la produzione agricola in generale, grazie ad investimenti privati. Inoltre, il governo indiano ha anche rassicurato gli agricoltori che il cosiddetto “prezzo di sostegno minimo”, garantito dal governo, non verrà abolito e che gli agricoltori potranno scegliere i propri acquirenti.

Le ultime leggi sull’agricoltura sono andate a sommarsi ad un diffuso sentimento di malcontento tra gli agricoltori indiani che si sono spesso lamentati essere ignorati dal governo per quanto riguarda le loro richieste di prezzi migliori per i raccolti, prestiti facilitati e sistemi di irrigazione che garantiscano il loro lavoro anche in tempi di siccità. In India, l’agricoltura è un settore centrale del quale vive oltre la metà della popolazione, che conta oltre 1,3 miliardi di persone, e genera 1/3 del PIL nazionale, ovvero il 15% dei circa 2,9 trilioni di dollari totali. Oltre l’85% degli agricoltori indiani avrebbero meno di due ettari di terreno a testa e meno di uno ogni cento avrebbe invece oltre 10 ettari. Secondo dati del Ministero delle Finanze indiano, citato da Al-Jazeera English, il Paese investirebbe circa 32 miliardi di dollari ogni anno in sussidi per gli agricoltori, ciò nonostante le loro entrate sono rimasse quasi sempre invariate e il settore avrebbe bisogno di investimenti e di ammodernamenti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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