Coronavirus, Venezuela: probabile nuova quarantena

Pubblicato il 29 dicembre 2020 alle 13:15 in America Latina Venezuela

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Il governo del Venezuela sta valutando l’istituzione di una quarantena per il prossimo gennaio con l’obiettivo di prevenire la diffusione del COVID-19 nel Paese, ha affermato il presidente Nicolás Maduro, che ha aggiunto che la modalità della nuova chiusura è allo studio dell’esecutivo.

“Stiamo studiando le modalità per gennaio, la commissione presidenziale ha proposto una forte chiusura di quarantena radicale di 14 giorni, a partire da gennaio, vedremo in quale data”, ha detto il presidente durante la cerimonia di saluto di fine anno alle Forze Armate Nazionali Bolivariane (FANB).

Il capo dello Stato venezuelano ha sottolineato che sta valutando se procedere con una modalità di chiusura radicale per 14 giorni consecutivi, o se cercare un’alternativa.

Il presidente ha decretato un allentamento durato nel corso del mese di dicembre, dopo aver implementato per cinque mesi il cosiddetto metodo 7 + 7 , consistente in sette giorni di flessibilizzazione dei settori economici e sette giorni di quarantena stretta.

Il governo venezuelano ha riconosciuto che si sta preparando a una possibile ondata di infezioni da coronavirus, in base ai dati di altri paesi della regione e alla situazione epidemiologica locale.

“In questi giorni abbiamo avuto una leggera crescita nei casi di contagio, quando vedo questi aumenti vado in stato di allerta, perché può significare che si stanno creando le condizioni per una seconda ondata che dobbiamo evitare”, ha affermato ancora Maduro parlando ai militari.

Il leader chavista ha invitato i venezuelani a fare attenzione all’uso delle maschere nei giorni che rimangono della flessibilità espansa.

Il Venezuela ha registrato 112.316 casi e 1.014 decessi per COVID-19 negli ultimi nove mesi. Le forze di opposizione e alcune organizzazioni di difesa dei diritti umani che contestano il governo chavista di Caracas, tuttavia, affermano che tali cifre non corrispondono al vero e che Maduro nasconde i reali numeri della pandemia in Venezuela. Organizzazioni sanitarie lamentano l’assenza di tamponi PCR e i sindacati affermano che i medici che denunciano la realtà dell’epidemia nel Paese subiscono minacce e pressioni. I dati ufficiali del Venezuela sono molto bassi se paragonati a quelli dei vicini. La Colombia ha registrato 1,6 milioni di casi, sebbene su una popolazione quasi doppia rispetto al Venezuela (48 milioni contro 28), ma l’Ecuador, con 17 milioni di abitanti, ha registrato 210.000 casi e ammette di essere in deficit di tamponi. Anche Repubblica dominicana, Panama e Costa Rica, con popolazioni decisamente inferiori, hanno registrato più casi rispetto al Venezuela.

Il Venezuela è pronto ad avviare la campagna di vaccinazione grazie all’aiuto russo. Lo scorso 17 novembre Maduro ha annunciato che la vicepresidente Delcy Rodríguez, in visita di stato a Mosca, aveva raggiunto un accordo con il centro Gamaleya, produttore dello Sputnik V. “La vicepresidente è appena tornata da Mosca, dove ha avuto una serie di incontri con i produttori del vaccino Sputnik V. Uno di questi era con un produttore e un laboratorio scientifico che produce il vaccino russo. Ci siamo garantiti più di 10 milioni di dosi. […] Ci auguriamo dunque che già a partire da gennaio-febbraio avremo 10 milioni di dosi da distribuire alla popolazione. Anche il Venezuela produrrà il vaccino in loco e stiamo lavorando duramente per far sì che ciò accada”, aveva annunciato nell’occasione il presidente Nicolás Maduro in un discorso alla TV di Stato. 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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