Afghanistan: nuove tensioni tra governo e talebani

Pubblicato il 29 dicembre 2020 alle 17:01 in Afghanistan Asia

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Il ministro degli Interni di Kabul, Massoud Andarabi, ha accusato i talebani di essere responsabili delle “uccisioni mirate” che hanno sconvolto la capitale afghana. 

Andarabi ha riferito al Senato afghano della situazione relativa alla sicurezza nel Paese e in particolare a Kabul, il 29 dicembre. “I talebani avevano piani importanti per invadere alcune province, tra cui Helmand, ma sono stati fermati, portando il gruppo a concentrarsi sulle uccisioni mirate a Kabul”, ha dichiarato il ministro. Secondo il rappresentante del governo, i talebani stanno cercando di fare pressione con la violenza. 

“Le persone che sono state arrestate per le uccisioni mirate hanno confessato che un gruppo è stato creato dai talebani con il nome di ‘Obaida’ nella provincia di Logar per prendere di mira dipendenti governativi, giornalisti e attivisti della società civile per alzare la voce del popolo contro il governo”, ha aggiunto Andarabi.

Anche il capo della Direzione Nazionale della Sicurezza (NDS), Zia Saraj, si è rivolto al Senato, affermando che oltre 18.200 attacchi si sono verificati negli ultimi 10 mesi, “il 99% dei quali è stato effettuato dai talebani”. Secondo la NDS, la sezione afghana dello Stato Islamico è responsabile solo dell’uno per cento degli assalti. Inoltre, 6.100 persone sono state arrestate nel Paese e 3.600 di loro risultano coinvolte nelle attività di insurrezione. Ben 70 di queste sono state coinvolte in uccisioni mirate, mentre altre 7 avrebbero dovuto compiere attentati suicidi. 

Intanto, i negoziati con i rappresentanti dei talebani continuano ad andare avanti. Il 28 dicembre, il comitato direttivo dell’Alto Consiglio per la Riconciliazione Nazionale di Kabul ha deciso di formare un gruppo tecnico per le consultazioni con il team negoziale che partecipa ai colloqui con i talebani a Doha, in Qatar, che dovrebbero riprendere il 5 gennaio. Il governo afghano afferma che il cessate il fuoco è una priorità per la squadra negoziale della Repubblica Afghana, ma i talebani hanno affermato che questo sarà garantito dopo l’accordo, che deve includere la creazione di un sistema islamico nel Paese. 

Lo stesso 29 dicembre, una mina sul ciglio della strada è esplosa nell’area di Aab Rasani, nel PD5 della città di Kabul, ma secondo la polizia non ci sono state vittime. Il 28 dicembre un ordigno ha colpito un veicolo delle forze di sicurezza nell’area di Kolola Poshta nel PD4 della capitale. Nel pomeriggio dello stesso giorno, un’altra esplosione ha preso di mira i dipendenti dell’Autorità Nazionale di Statistica nell’area di Guzargah nel PD7, causando un morto e 5 feriti. Nessun gruppo ha rivendicato la responsabilità di tali attacchi.

Secondo i dati forniti dal quotidiano locale, Tolo News, ben 24 persone sono state uccise e 80 sono rimaste ferite in incidenti di questo tipo a Kabul, negli ultimi 12 giorni. Si è trattato di attacchi suicidi, autobombe, esplosioni di ordigni esplosivi magnetici e uccisioni mirate. Poiché tali episodi sono in aumento a Kabul, il 28 dicembre, il primo vicepresidente Amrullah Saleh ha riferito che raddoppierà il numero di poliziotti in città. Secondo Saleh, la capitale ha troppi pochi poliziotti per una città con una popolazione così numerosa. Ha anche aggiunto che gli avamposti di sicurezza nei pressi delle montagne saranno consegnati dalla polizia all’esercito.

L’Afghanistan vive una situazione critica, a seguito di decenni travagliati. Dopo la fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto grandi divisioni. Nel 1996 i talebani avevano il controllo di gran parte del Paese, ottenuto in seguito ad una sanguinosa guerra civile combattuta contro le varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli episodi dell’11 settembre, gli USA hanno invaso l’Afghanistan, in quanto era stato da lì che Al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli Stati Uniti ed era lì che si nascondeva il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. Nel 2003, anche la NATO era intervenuta, decimando la presenza degli estremisti islamici sul territorio afghano e relegando i talebani in alcune roccaforti. 

L’apertura di un dialogo intra-afghano era stata resa possibile da un accordo di pace siglato tra gli Stati Uniti e i talebani lo scorso 29 febbraio, sempre a Doha, in base al quale, Washington si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan. Alla luce di ciò, lo scorso 17 novembre gli USA hanno annunciato la riduzione del numero dei propri soldati da 4.500 a 2.500 prima della fine del mandato del presidente uscente statunitense, Donald Trump, attesa per metà gennaio 2021. Il processo dovrebbe poi concludersi entro la fine del mese di maggio 2021. Dalla firma degli accordi di pace con gli Stati Uniti, i talebani avrebbero ridotto drasticamente i grandi attacchi condotti contro le zone urbane del Paese ma, nelle aree rurali, gli scontri con le forze governative sono aumentati. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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