USA-Cina: nuove misure per il Tibet e Taiwan

Pubblicato il 28 dicembre 2020 alle 18:52 in Cina USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha approvato nuove misure a supporto di Taiwan e del Tibet con il rischio di aumentare ulteriormente le tensioni con la Cina. 

Queste erano incluse un pacchetto di aiuti per la pandemia da 2.3 trilioni di dollari firmato dal presidente statunitense il 27 dicembre. In tale contesto, è importante sottolineare che la Cina ha assistito con crescente allarme al rafforzamento del sostegno degli USA a Taiwan al Tibet. Tali attività hanno messo ulteriormente a dura prova una relazione sotto forte pressione tra i due Paesi, che si sono scontrati sul commercio, i diritti umani e altre questioni. 

Il Taiwan Assurance Act del 2020 e il Tibetan Policy and Support Act del 2020 contengono misure di supporto economico per le due aree. Inoltre, il primo ribadisce il supporto degli Stati Uniti per la partecipazione significativa di Taiwan agli organismi delle Nazioni Unite e la vendita regolare di armi. Sul Tibet, che la Cina governa con il pugno di ferro dal 1950, la norma prevede l’applicazione di sanzioni ai danni di funzionari cinesi che interferiscono nella selezione del leader spirituale in esilio, il successore del Dalai Lama.

Parlando a Pechino, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, ha dichiarato che la Cina è “decisamente contraria” a entrambi gli atti. “La determinazione del governo cinese a salvaguardare la propria sovranità nazionale, la sicurezza e gli interessi di sviluppo è incrollabile”, ha riferito ai giornalisti. Secondo il rappresentante cinese, gli Stati Uniti non dovrebbero attuare le parti del disegno di legge che “prendono di mira la Cina” per evitare di danneggiare le relazioni sino-statunitensi, aggiungendo che si trattava di un’interferenza negli affari interni della Cina.

A tale proposito, secondo l’intelligence degli Stati Uniti, la Cina rappresenta la più grande minaccia alla democrazia e alla libertà in tutto il mondo e Pechino punta al dominio globale. “L’intelligence è chiara: Pechino intende dominare gli Stati Uniti e il resto del pianeta economicamente, militarmente e tecnologicamente”, ha dichiarato il direttore dell’intelligence nazionale, John Ratcliffe, in un articolo d’opinione sul sito web del Wall Street Journal. Ratcliffe, un repubblicano ex membro del Congresso nominato dal presidente Donald Trump al vertice dei servizi di intelligence degli Stati Uniti, ha affermato che la Cina rappresenta “la più grande minaccia per l’America oggi e la più grande minaccia alla democrazia e alla libertà in tutto il mondo dalla seconda guerra mondiale”.

Ratcliffe ha dichiarato di aver spostato le risorse del budget federale annuale da 85 miliardi di dollari dell’intelligence per aumentare l’attenzione sulla Cina. Questo ha poi aggiunto che lo spionaggio economico della Cina si fonda su tre passaggi: “Ruba, Replica and Rimpiazza”. Le entità cinesi sono accusate di rubare la proprietà intellettuale delle società americane, copiarla e poi rimpiazzare le società degli USA nel mercato globale. Un portavoce dell’ambasciata cinese negli USA ha risposto alle affermazioni di Ratcliffe e ha dichiarato che queste “distorcono i fatti” e sono basate sull’ipocrisia. Secondo Pechino, tali dichiarazioni mostrano “la mentalità radicata della guerra fredda e i pregiudizi ideologici di alcune persone negli Stati Uniti”. 

La Cina ha spesso invitato i leader statunitensi a ridurre la propria retorica, che viene attribuita alla paura del ruolo crescente del Paese nel mondo. L’articolo di Ratcliffe sul Wallstreet Jurnal ha rappresentato l’ennesimo attacco contro la Cina promosso dall’amministrazione Trump, che cerca di cementare l’eredità del presidente uscente contro Pechino dopo la sua sconfitta elettorale del 3 novembre.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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