Siria: le SDF non sono pronte a consegnare Ain Issa

Pubblicato il 28 dicembre 2020 alle 10:46 in Medio Oriente Siria

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Secondo fonti russe, le Syrian Democratic Forces (SDF) avevano accettato di consegnare Ain Issa, città del Nord della Siria, alle forze affiliate al presidente Bashar al-Assad, coadiuvate da Mosca. Le SDF, dal canto loro, hanno smentito la notizia

A riportarlo, il quotidiano al-Araby al-Jadeed, lunedì 28 dicembre, dopo giorni di violenti scontri, scoppiati il 18 dicembre, che hanno visto affrontarsi le SDF e gruppi armati filo-turchi, con particolare riferimento all’Esercito Siriano Libero (ESL). Quest’ultimo riceve il sostegno della Turchia, ed è considerato uno dei più importanti gruppi di opposizione armata attivo in Siria, impegnato nel conflitto per contrastare le forze del presidente siriano, Bashar al-Assad.

Sia Ankara sia Damasco sono interessate a prendere il controllo di Ain Issa, città, definita strategica, situata nel governatorato di Raqqa, in quanto posta sulla strada internazionale M4, considerata un collegamento di importanza rilevante per il Nord della Siria, parallela al confine con la Turchia. Motivo per cui, nelle ultime settimane, sia la Russia, sostenitrice di Assad, sia Ankara hanno esortato le SDF ad abbandonare l’area, al fine di scongiurare un’ulteriore operazione militare turca nel Nord del Paese.

Ora, sebbene le SDF non abbiano ancora rilasciato commenti ufficiali sull’accordo, un membro della “Riconciliazione nazionale”, Omar Rahmoun, affiliato al governo di Damasco, ha dichiarato che, nella sera del 27 dicembre, si è tenuto un incontro al termine del quale le SDF avrebbero concordato di consegnare Ain Issa alle forze di Assad e di Mosca. In particolare, le forze curde hanno affermato che avrebbero cominciato a ritirarsi dalla città nel giro di poche ore. Tuttavia, al momento non sono ancora chiari i termini dell’accordo, né vi sono stati segnali concreti sul campo. Al contrario, alcune fonti militari curde sostengono che Mosca continui semplicemente ad esercitare pressioni, ma che le SDF non si ritireranno dalle proprie aree. In precedenza, altre fonti avevano parlato di possibili guadagni in termini petroliferi per le SDF, se queste avessero ceduto. Fonti russe, invece, avevano riferito di un possibile accordo anche con la Turchia, attraverso cui le parti avrebbero accettato di istituire delle postazioni congiunte “russo-siriane”.

Ad ogni modo, le tensioni non si sono ancora placate e, nella mattina del 28 dicembre, sono stati segnalati nuovi attacchi per mezzo di artiglieria pesante da parte dei gruppi filo-turchi. Questi hanno interessato, in particolare, le postazioni delle SDF presso Al-Mushairefah e Jahbel, vicino alla strada internazionale a Est di Ain Issa, così come l’area di Al-Silouma. Tuttavia, i confini delle aree di influenza di ciascuna parte non hanno subito modifiche.

Le Syrian Democratic Forces sono un’alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni. Il braccio armato principale, nonché forza preponderante, è rappresentato dalle Unità di Protezione Popolare curde (YPG). Fin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, le SDF hanno svolto un ruolo fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione delle roccaforti occupate dai jihadisti. Le loro operazioni sono state perlopiù sostenute dagli Stati Uniti, che forniscono armi e copertura aerea, mentre la Turchia non accetta la loro presenza al confine siro-turco. Proprio nel corso delle operazioni anti-ISIS, le SDF sono riuscite a conquistare, nel 2016, Ain Issa, e a trasformarla in un proprio avamposto militare.

La Turchia, da parte sua, si oppone alla presenza delle SDF in un’area così vasta al confine con i propri territori. Motivo per cui, nel corso degli anni, Ankara ha condotto diverse operazioni. L’ultima, soprannominata “Fonte di pace”, risale al 9 ottobre 2019 e ha consentito ai gruppi turchi di prendere il controllo di alcune città del Nord-Est della Siria, tra cui Tell Abyad e Ras al-Ain.

Nel frattempo, il perdurante conflitto siriano, scoppiato il 15 marzo 2011, è ormai entrato nel suo decimo anno. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, mentre sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. La tregua annunciata da Mosca e Ankara il 5 marzo è stata pressoché rispettata nel corso degli ultimi mesi, ad eccezione di sporadiche violazioni commesse perlopiù dalle forze del governo siriano e degli attacchi contro le pattuglie congiunte russo-turche sulla strada internazionale M4. Tuttavia, il cessate il fuoco è stato accolto con scetticismo dai residenti, che hanno visto innumerevoli iniziative naufragare negli ultimi anni, e temono che presto assisteranno a nuove offensive e alla ripresa di un’escalation.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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