Rep. Centrafricana: elezioni nel mezzo delle violenze

Pubblicato il 28 dicembre 2020 alle 21:09 in Africa Repubblica Centrafricana

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I cittadini della Repubblica Centrafricana si sono recati alle urne, domenica 27 dicembre, per esprimere il loro voto alle elezioni legislative e presidenziali, nonostante le violenze dei ribelli abbiano minacciato la sicurezza in alcune aree. Gruppi armati ostili al presidente Faustin-Archange Touadera, che sta cercando di ottenere un secondo mandato consecutivo, hanno effettuato attacchi, marciato verso la capitale, Bangui, e tentato di interrompere le elezioni dopo che la corte costituzionale ha respinto diversi candidati, tra cui l’ex presidente Francois Bozize.

Touadera è considerato il favorito tra tutti i 17 aspiranti alla presidenza. Il suo principale sfidante è Anicet Georges Dologuele, un ex primo ministro arrivato secondo nel 2016 e supportato da Bozize. Il conteggio dei voti è iniziato domenica, subito dopo il voto, e i risultati provvisori dovrebbero essere pubblicati entro la fine della settimana. L’elezione passerà al ballottaggio se nessun candidato riceverà più del 50% dei voti.

Il capo della missione Onu nel Paese, Mankeur Ndiaye, ha dichiarato in un comunicato che, dopo una partenza lenta e sporadiche sparatorie in alcune città, l’affluenza alle urne è stata enorme. Ciononostante, il funzionario non ha fornito dettagli precisi sul numero effettivo di elettori che si sono recati a votare. “Questa mattina i ribelli hanno iniziato a sparare, sperando di spaventare la gente. Sì, in alcune aree è stato difficile, ma in molte altre è stato possibile vedere le persone uscire in massa per andare a votare”, ha detto Ndiaye.

I recenti disordini hanno suscitato il timore di un ritorno della violenza nella nazione africana, ricca di diamanti e oro. I funzionari delle Nazioni Unite, tuttavia, hanno assicurato che le aree problematiche sono poche e che “la maggior parte del Paese è abbastanza sicura da permettere alle persone di uscire e votare”.

Dall’indipendenza dalla Francia, nel 1960, la Repubblica Centrafricana ha subito cinque colpi di stato e numerose ribellioni. Diversi candidati dell’opposizione e una coalizione di gruppi armati di recente formazione, ovvero la Coalition of Patriots for Change (CPC), hanno chiesto il rinvio delle elezioni, ma il governo e le Nazioni Unite hanno respinto la richiesta. Il CPC, composto da gruppi armati accusati di crimini di guerra da Human Rights Watch (HRW), ha lanciato un’offensiva il 20 dicembre e ha minacciato di marciare su Bangui. L’esercito centrafricano e le forze di pace delle Nazioni Unite sono riuscite ad evitare un colpo di Stato e a frenare i ribelli, che avevano preso il controllo della periferia della capitale. Il governo ha accusato Bozize di aver organizzato il tentato golpe, favorendo la fusione di gruppi ribelli che sono poi avanzati verso la capitale. 

Il 22 dicembre, la coalizione ha attaccato Bambari, una città situata 380 km a Nord-Est di Bangui. “Gli aggressori sono stati immediatamente respinti”, ha riferito in un comunicato un portavoce della forza di pace dell’ONU, nota come MINUSCA. Il 23 dicembre, l’ambasciata degli Stati Uniti nella capitale ha segnalato alcune violenze e un’atmosfera di forte tensione e panico a Bangui. Tuttavia, Russia e Ruanda hanno inviato truppe per sostenere il governo di Touadera, mentre la missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan ha inviato 300 caschi blu nel Paese per “mettere al sicuro” la nazione.

Più di 55.000 persone sono fuggite dalle loro case per paura della violenza, nelle ultime settimane, secondo quanto riferito dalle Nazioni Unite. HRW, dal canto suo, ha dichiarato che almeno 5 civili sono stati uccisi. Sabato 26 dicembre, le Nazioni Unite, che possiedono più di 12.800 membri delle forze di peacekeeping nel Paese, hanno affermato che “combattenti armati non identificati” hanno ucciso tre caschi blu del Burundi in attacchi nella prefettura centrale di Kemo e nella prefettura meridionale di Mbomou.

Denise Brown, vice rappresentante speciale dell’ONU nella Repubblica Centrafricana, ha sottolineato che l’instabilità è “localizzata in diverse comunità nell’Ovest del Paese”. “La popolazione è determinata a votare domani. E siamo determinati, noi delle Nazioni Unite, con il sostegno della comunità internazionale, a garantire che il voto vada avanti”, aveva affermato la Brown prima del voto di domenica.

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Chiara Gentili

di Redazione

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